Orbit Orbit: Caparezza è libero! Chi lo ama lo segua

da | Ott 31, 2025 | Recensioni album

Il nono album dell'artista pugliese è un vero e proprio percorso extraterrestre. Caparezza non ha più voglia di compromessi e vuole definitivamente fare quello che gli pare. A discapito di tutto.

Habemus Capa! Dopo 4 anni, alle ore 00.00 di venerdì 31 Ottobre, Michele Salvemini in arte Caparezza ha pubblicato il suo nuovo album Orbit Orbit. L’uscita del disco è stata accompagnata dalla pubblicazione del suo primo fumetto omonimo.

Nono album. Non il più difficile nella carriera di un’artista, ne neanche lontanamente il più semplice. Dopo Exuvia del 2021, tra i lavori più sperimentali dell’artista pugliese, Caparezza è tornato con un disco ancora più strano, più difficile e soprattutto, più libero che mai. Libertà che si respira a partire dal concept: Lo spazio. Caparezza ci porta in un vero e proprio viaggio astrale, alla scoperta di nuovi scenari ma con i piedi saldamente ancorati sulla terra.

Tra fiumi di elettronica, synth kraftwerkiani e qualche inaspettata incursione pop, l’alabarda spaziale del Capa sorvola territori su cui il nostro ha già mosso i suoi passi. Fin dal primo singolo pubblicato per Orbit Orbit, “Io sono il viaggio“, le atmosfere extraterrestri si svelano a piccoli strati. Abbiamo il vocoder nel ritornello, seconde voci che ricordano “l’Infinto” di “Prisoner 70″9 e tematiche ricorrenti in altri brani del Capa, come appunto il viaggio del titolo che non può che rimandarci immediatamente a “El Sendero” di “Exuvia”. Tra gli episodi più riusciti del disco e della sua discografia tutta.

Orbit Orbit, perchè perdere la rotta fa comunque parte del viaggio

A differenza di “Exuvia” però, la scaletta presenta molti meno brani di facile consumo. Pochi ritornelli nel vero senso della parola, variazioni melodiche continue e scelte imprevedibili. Nel suo percorso Orbit Orbit lascia più di una volta sgomenti, con brani il cui concept prevale sul sound. E non sempre nella maniera migliore.

Brani come “Darktar” e “Il banditore”, risultano, seppur perfettamente integrati con il sound generale, troppo teatrali e macchiettistici, rovinando leggermente l’esperienza di ascolto. Il primo sembra appartenere alla colonna sonora di un villain disneyano di poco valore, mentre il secondo è una vera e propria sequela di onompatopee in chiave futuristica. Una zang tum tum del 2025. Anche se evidente l’omaggio ad Enzo del Re, non si può dire che sia particolarmente orecchiabile. Brani che sembrano chiaramente più indirizzati all’esperienza completa con il fumetto che all’esperienza dell’album in sè.

Il fumetto come astronave

Proprio il fumetto è un altro dei passaggi chiave del disco. Infatti, su un campione puramente hip/hop, la splendida “A comic book saved my life”, riflette sull’importanza progressiva che ha avuto il fumetto nella vita dell’artista. Soprattutto nelle ultime fasi e soprattutto nei momenti più duri che hanno caratterizzato il suo percorso biografico, come la sua battaglia contro l’acufene, che combatte da quasi 10 anni e che lo sta lentamente portando alla perdita dell’udito. Per la prima volta, il centro del dolore non è più la paura di perdere la musica, ma la possibilità di perdere le relazioni. Da pelle d’oca

Non bastavano i dannati fischi, si fottano i dischi
Non voglio dimenticare le voci che amo

Il disco contiene tutto il Capa che abbiamo imparato a conoscere negli anni, con i suoi pregi e anche con i suoi difetti. A brani di grosso calibro quali “Curiosity” e “Il pianeta delle idee”, si alternano veri e propri misteri, brani di dubbio senso e soprendenti, nel peggiore dei modi possibili. Ma sembra, e forse proprio qui sta la forza del disco, che arrivati al nono album a Caparezza tutto questo non interessa.

Caparezza è senza freno, nel bene e nel male

Caparezza infatti, sa di essere vecchio. In “Come la musica elettronica”, ribadisce la sua intenzione di essere fuori. Lontano dalle leggi del mercato, dalle etichette. Proprio di un altro pianeta. Il percorso del disco si conclude infatti con “Perlificat”, dove l’artista ribadisce la sua intenzione, arrivato a questo punto della carriera, di fare musica unicamente per sè. Caparezza ci presenta una porta, ci permette di entrare nel suo piccolo intimo mondo e ascoltarlo. Ma non ci invita esplicitamente. Solo chi ha il coraggio di mettersi la tuta e salire a bordo del suo personale Millenium Falcon, potrà raggiungerlo all’infuori di questa galassia.

Orbit Orbit è un viaggio difficile, tortuoso e a tratti incomprensibile. Ma che contiene comunque tanto di quello che ha reso negli anni Caparezza l’artista che è. Originalità purissima, dove ogni passo considerabile falso fa comunque parte di un disegno più ampio. Dove ogni momento è sostanza e il quale quadro viene difficile vedere nella sua interezza ad occhio nudo. L’ascoltatore deve prendersi la briga di acquistare un telescopio, per trovare anche nelle nubi i suoi astri più luminosi. Ma anche questa volta, l’impegno ripagherà.

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