Con Ecchime torna il Piotta tra romanità e simbolismo

da | Ott 30, 2025 | Recensioni singoli

Ecchime, il Piotta con Davide Toffolo torna per un racconto denso di citazioni, culture e simbolismi

Eccomi ci direbbe Tommaso Zanello, Ecchime lo dice invece er Piotta, suo pseudonimo da sempre. Questo è il titolo del suo ultimo singolo uscito il 24 ottobre 2025 per la label indipendente La Grande Onda Srl (etichetta fondata e gestita direttamente da Tommaso).

Ed eccolo infatti. Piotta torna con un progetto che non è soltanto un nuovo brano, ma un ponte tra epoche, territori e linguaggi che confermano la sua romanità e le sue radici ma si lanciano anche in nuovi contesti. Questo anche grazie alla partecipazione al brano di Davide Toffolo, friulano fondatore dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che aggiunge una dimensione sia musicale che territoriale diversa. Toffolo aggiunge quei ritmi rock/indie al pezzo che così non resta radicato solo al rap caratteristico del Piotta e rafforza la natura ibrida del brano.  

Simbolismi di un io disperso in un mondo tutt’altro che perfetto

Piotta era da un paio d’anni in silenzio, musicalmente parlando, ma dai suoi profili si è dimostrato sempre attivo soprattutto sulla causa palestinese e sulle ingiustizie in generale. Anche questo brano si concentra forse volutamente sul concetto di esserci, eccomi, eccoci appunto a riflettere sul nostro posto in un mondo in cui non sempre va tutto come vorremmo… Il proprio io perso in una grande città, affiancato alla figura simbolica del “Cristo al Mandrione”, un Cristo crocifisso che allude implicitamente a un’immagine forte: quella di Cristo in un contesto popolare/periferico, una crocifissione simbolica della vita degli ultimi, dei ragazzi di vita pasoliniani. Cristo crocifisso può rappresentare “l’uomo che porta il peso”, l’uomo marginale che è “giù”, in periferia, emarginato o fuori dai circuiti centrali della società. Inserito nella zona del Mandrione, periferia romana appunto, assume la dimensione urbana-popolare delle borgate.

Citazioni, luoghi, simboli e culture che si intrecciano

Sui testi, Piotta aggancia infatti numerose citazioni e rimandi pasoliniani, dal cinema (es. “Accattone”) alla poesia (“Non c’è acqua più fresca che al mio paese appunto”), dalla musica (“Cristo al Mandrione”) al vino friulano come simbolo di radici. Non a caso il brano è uscito nel giorno in cui si festeggia il 50° anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, un omaggio esplicito quindi all’intellettuale friulano-romano. Chiaro quindi che anche la figura di Toffolo come feat al brano non è un’aggiunta casuale.

L’identità territoriale è forte: l’artista unisce Roma, in particolare la periferia, e il Friuli, facendo emergere le radici familiari e culturali della sua romanità, a cui Toffolo aggiunge non solo nuovi territori ma anche una vocalità e un’impronta diversa, che onora il tributo e lo rende al contempo fruibile anche a chi non viene dal mondo rap puro. Questo dà stoffa anche al racconto e non solo al sound.

Anche il videoclip e l’artwork contribuiscono ad evocare immagini e suggestioni. Giocano la carta del passato-presente con forza, alternando borgate, periferie, e luoghi suggestivi. Il video inizia con Tommaso che sfoglia seduto proprio un libro di Pasolini, poi tutte le clip si susseguono su luoghi simbolici, periferici e solitari che però nascondono un vissuto ricco di ricordi ed immagini. Non mancano tra l’altro immagini storiche di Pasolini.

L’importanza dell’amore e del rapporto con l’amore altrui

“Come sarebbe bello se chi non mi ama mi amasse, ed io di più…” con questo verso cantato da Davide Toffolo che apre al ritornello, poi ripetuto in un reef verso la fine del brano, ripulito da elementi strumentali. Fatta eccezione che da una cassa diritta che ne sottolinea l’importanza. Il brano aggiunge nel testo narrativo un altro elemento, forse il più importante: l’amore inteso quasi come dono da ricevere dall’altro, un desiderio universale di reciprocità, dell’amore non corrisposto o parziale. La formula “chi non mi ama mi amasse” esprime la tensione tra mancanza e speranza, ma l’aggiunta “ed io di più” ribalta la logica del pareggio emotivo: non si chiede solo di essere amato, ma di amare ancora più forte in risposta. Anche qui il richiamo a Pasolini è evidente.

Pasolini scriveva infatti in Il pianto della scavatrice:
“Ama il prossimo tuo come te stesso, ma non di più.”

Il verso di Piotta e Toffolo però capovolge quella logica: “ed io di più”, diventa un amare nonostante tutto, anche quando non si riceve altrettanto. È una forma di resistenza affettiva, un tema profondamente pasoliniano.

Suoni, contaminazioni e contesti storico-emotivi

Sonoramente Ecchime mescola beat elettronici e pianoforte classico: il compositore Francesco Santalucia firma la base che crea un’atmosfera intima e un po’ elegiaca.

Con Ecchime Piotta dimostra che non è «solo» un veterano del rap italiano, ma ancora capace di reinventarsi e parlare con sincerità del “qui e ora” attraverso la lente della memoria. Il risultato è un brano che non punta al club-boom, ma si prende il suo spazio per riflettere: il flow non è solo macina-frasi rap, ma dialoga con territori (Roma Est e Friuli), memoria culturale e identità che si intrecciano in una trama ben coesa e che fa riflettere. Non un brano da hit istantanea quindi, ma uno da salvare nella libreria, riascoltare per riflettere e perché no per conoscere e avvicinarsi a grandi poeti e scrittori della storia italiana, quale è appunto Pasolini.

Si apprezza molto quando un artista italiano pesca nel proprio retroterra per creare qualcosa che vive anche oltre la hit. Qui c’è tanto materiale in tal senso, territori e linguaggi radicati che disegnano storie nell’immaginario di ognuno di noi attingendo però da storie ben più antiche.

Un ascolto profondo, un ritorno al rap cantautoriale che ci piace

Sicuramente ci troviamo di fronte ad un brano ambizioso, ben costruito, e che ha cuore; ma non è mainstream facile, e questo è sì che è un pregio, ma che purtroppo lo rende meno vittima di viralità. Perciò se sei tra quegli ascoltatori che amano il genere ma che vogliono un rap che non sia solo “beat + strofa + ritornello” e che abbia piuttosto anche un messaggio, un territorio da raccontare, una radice da rivendicare, beh allora Ecchime va nella tua playlist ad occhi chiusi, ma orecchi ben aperti.

Al contrario invece se stai cercando un pezzo leggero da festa, Ecchime non lo è affatto e potrebbe deluderti. Il brano è ben lontano dal Piotta di “Supercafone” o di “La Grande Onda”; questo è un brano profondo, è pensato per l’ascolto attento. è un rap cantautoriale e pertanto chi ama il pop più immediato potrebbe trovarlo troppo riflessivo. Insomma, non per la pista da club o per serate spensierate.

Ma se hai letto fin qui e ti incuriosisce l’unione tra generazioni (Pasolini → rap contemporaneo) e la contaminazione tra rap, cantautorato, elettronica: questo è davvero un ottimo motivo per ascoltare Ecchime e magari andare a approfondire qualche richiamo… a voi l’ascolto.

https://open.spotify.com/intl-it/album/0TZ7LVp4GH8w2XGd52QoZl

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