In una serata romana insolitamente fredda, il calore degli Inude live al Wishlist ha saputo abbracciarci sciogliendo via ogni resistenza.
Ma partiamo dalle presentazioni. Francesco, Giacomo e Flavio sono una formazione davvero ben assortita, uniti da un chiaro legame suggellato strettamente dalla loro creatività artistica. Definire varia la loro strumentazione sarebbe riduttivo, perché si muovono con mano certa e sapiente tra chitarra, percussioni, synth e tutto quello che riguarda l’universo elettronico. Senza dimenticare poi la voce.
Il risultato di questa unione di suoni e di voci è un’atmosfera quasi mistica, cosmica, suggestiva. Non è un suono elettronico fatto per ballare a un rave, è più una composizione che sfrutta l’innovazione dell’elettronico per creare una dimensione accogliente. Accogliente, sì. Perché guardandosi attorno qui al Wishlist sembra quasi come se ogni suono potesse far vibrare l’orecchio di un ascoltatore in particolare. E alla fine del live, tutti saremo stati toccati da questa magia sonora.
La loro storia parte nel 2016, anno di pubblicazione del loro primo EP, Love is in the Eyes of the Animals. Dopo 3 anni arriva Clara Tesla. Questo è il primo vero album, frutto di anni di sperimentazioni, ricerche e riflessioni sulla piega stilistica più adatta alle loro personalità. Nel 2022, dopo ulteriori approfondimenti personali e artistici arriva Primavera. Ed è qui che le sonorità diventano più assimilabili all’universo lo-fi elettronico che ad oggi è diventata la loro firma.
E a qualcuno il loro potrebbe sembrare un percorso confuso, ma invece è proprio quell’esplorazione che gli ha permesso sicuramente di apprendere e di prendere il meglio possibile da ogni lavoro su cui è passata la loro mano e la loro interpretazione artistica.
Il live che gli Inude portano a Roma apre un mini tour che toccherà anche Milano e Terlizzi (nella loro regione madre), ma non è il primo viaggio musicale di questa formazione. Nel corso di tre tour europei, gli Inude si sono esibiti in importanti appuntamenti musicali come il Montreux Jazz Festival, il Locus Festival e l’Home Festival, condividendo il palco con band internazionali come Moderat, Alt-J e The Notwist, tra gli altri.
Inude live a Roma @ Wishlist Club
Ma torniamo al Wishlist. Un piccolo dj set ci accoglie e ci fa entrare già nell’anima elettronica, contorta ma calda e futuristica degli Inude. Si parte da “Shadow of a Gun”, brano in lingua inglese tratto dal loro disco Clara Tesla. Il contatto con il pubblico è tangibile e, tra una canzone e l’altra, si possono sentire le discussioni delle persone tra il pubblico, i loro apprezzamenti per il tempo trascorso a sperimentare e i suoi risultati. E più gli artisti sul palco si scaldano, più si scalda l’atmosfera sotto palco, col pubblico che sulle note di “Ivy” inizia a ondeggiare. Tra i meno timidi c’è anche già chi balla su questo “lento elettronico”.
La seconda canzone in scaletta è Marble Dreams che, lasciatevela consigliare, è la perfetta colonna sonora per un viaggio on the road di quelli che ti cambiano la prospettiva sul mondo.
Le canzoni si tuffano l’una nell’altra con grande continuità e praticamente senza interruzioni, se non per ringraziare il pubblico della sua presenza. Il live ritraccia l’intero percorso artistico degli Inude, includendo in scaletta anche pezzi dal primo EP, Love Is In The Eyes Of The Animals, come il brano “Man Down”.
Doverosamente, nel live trova spazio anche la lotta per la causa palestinese, che proprio in questa giornata ha bloccato Roma intera. Ad anticipare l’esecuzione di “Hudea”, tratta sempre dal primo EP, gli Inude pongono un nastro con la registrazione di decine di notizie giornalistiche sul genocidio palestinese. “The blood fell on this land became your gold”, recita il brano.
Dall’inglese si passa all’italiano, o meglio, a una commistione delle due lingue con “Cent’anni”, ultimo singolo uscito il 1º ottobre. Un brano che riflette pienamente questa fase creativa degli Inude, tra un testo malinconico e le sonorità elettroniche che riescono ad amplificarne il senso e il vissuto.
Soffermiamoci un attimo sulla questione linguistica. Non è comune trovare artisti che scelgono di esprimere il proprio pensiero in una lingua che non è la propria lingua madre. Il rischio è che in effetti si cerchi di assomigliare a un progetto pop-internazionale mal riuscito. Ma invece gli Inude reggono perfettamente l’espressione in una lingua straniera, senza perdere la profondità testuale raggiunta nemmeno nel passaggio alla lingua italiana. Merito, molto probabilmente, della loro esperienza internazionale.
Terminato questo live, non possiamo che riflettere sul fatto che questa musica innovativa, calda e luminosa, ma anche così viva ed elettrica, abbia trovato già riscontro positivo e successo oltre i confini del nostro Paese. Qui invece, quali sono le barriere che ci trattengono dal riconoscerle il valore che merita? Probabilmente un ascolto disattento e abituato alle solite canzoni. Ma, ecco, se siete in cerca di una piacevole sorpresa, un live degli Inude è sicuramente quello che fa per voi.










