Milano: “Vision Open Air” tra passerelle e consolle

da | Set 24, 2025 | News

Milano si prepara a un evento di bassi e luci: tra il 25 e il 27 settembre, l’ex Macello diventerà la culla di Vision Open Air, ponte tra fashion week e scena elettronica. Tre serate per comporre un trittico potente con Peggy Gou, PAWSA e Solomun al centro del palco.

Quando la Fashion Week incrocia il battito della musica, il risultato è Vision Open Air: una manifestazione capace di contaminare stili, energie e culture. All’ex Macello di Milano , Vision occuperà tre notti decisive: dal tramonto fino a mezzanotte, la finestra perfetta in cui l’elettronica diventa esperienza urbana.

Il calendario si divide così: giovedì 25 con Peggy Gou, Chloé Caillet e Annicka; venerdì 26 con PAWSAMatisaSaraga e KOKO; sabato 27 con Solomun, Genesi e Valerie Fox. In parallelo, sempre venerdì, Vision spalanca le porte del Fabrique per una serata con The Martinez Brothers e Blacksun.

Giovedì 25 settembre tra eleganza e groove

Aprire con Peggy Gou significa mandare un segnale: non stiamo parlando di un semplice dj set, ma di una figura che muove il suo appeal tra moda, estetica e padronanza musicale. Dopo aver lanciato il suo brand KIRIN e collaborato con firme internazionali, Peggy non ha smesso di spingere territori. Brani come (It goes like) Nanana hanno raggiunto status quasi monumentali, contribuendo a portarla su palchi come quelli di Glastonbury e Coachella.

Con lei, Chloé Caillet porta levità e gusto: house, disco e sonorità elettroniche si intrecciano in set pensati per chi ascolta anche con occhi e sensazioni. Annicka, dall’altro lato, alterna minimal e melodic house, modulando beat e melodie con sapienza: ha già calcato contesti che spaziano da Tulum al Burning Man, passando per la radio del Circoloco a Ibiza.

Venerdì 26 settembre: il cuore della tech house

Venerdì è la serata a cui guardano tutti gli appassionati più “addentro”: PAWSA non è semplicemente un nome in scaletta, è un riferimento per chi segue le geometrie della tech house. Con contaminazioni old-school e tensioni contemporanee, il suo suono si è imposto sulla scena, anche grazie a Solid Grooves, etichetta da lui co-fondata con Michael Bibi. La traccia “Double C” entra perfino nella colonna sonora del film F1 con Brad Pitt, un salto dal club al cinema che testimonia magnitudine.

Al suo fianco, Matisa porta groove e melodie sorprese, mentre Saraga, con una carriera iniziata quasi da adolescente, ha già costruito step globali. KOKO completa il quartetto con una dedizione alla house che si esprime in linee pulite ma decise.

Sabato 27 settembre: chiusura con  Solomun

Se si dovesse scegliere un solo nome per “giocare in difesa e in attacco” nel mondo della musica elettronica, quel nome è Solomun. Per lui contano l’intuizione stilistica e l’impatto culturale: la sua label Diynamic ha tracciato traiettorie nuove, i suoi remix (Depeche Mode, Lana Del Rey, Paul Kalkbrenner) mostrano la vastità delle sue influenze, e il suo brano “Customer Is King” ha varcato i confini del club approdando nel videogioco Grand Theft Auto V.

Con lui, Genesi propone un mix agile tra house e techno, mentre Valerie Fox calibra un viaggio tra afro house e melodic techno: sempre attenta alle nuove pieghe sonore prima che diventino tendenza.

Perché Vision Open Air non è un party qualunque

Vision intreccia l’elettronica con lo scenario fashion in un palcoscenico unico, convertendo l’ex Macello in santuario urbano. La lineup non è una formula commerciale: è un disegno preciso dove ogni nome dialoga con l’altro, aprendo finestre diverse sull’universo club. Quello che succede durante il giorno tra sfilate, trends, DNA di moda, si riverbera la sera su consolle e pedane: è un compendio di estetica, cura e ritmo.

L’evento scommette su pubblico e creatività, non su effetti speciali vuoti: è musica che resta dentro, non fuochi d’artificio che svaniscono.

Arrivare presto è un vantaggio: l’aperitivo al tramonto, i corridoi scenografici, le luci che si accendono lentamente sono parte dell’esperienza. Poi si entra nel vivo. Ogni serata avrà momenti di picco, rotture di ritmo, pause cadenzate per chi ama ascoltare con consapevolezza. Aspettati transizioni audaci, dolore melodico, momenti sorprendentemente silenziosi e poi esplosioni sonore. In altre parole: non è solo un mostra-playlist, è un’architettura di suoni.

Milano vedrà un festival che prende il locale e lo proietta in internazionale, che assume l’elettronica come spazio di sperimentazione da vivere, e che mette in gioco anche il pubblico come elemento attivo. Se si vuole sentire il ritmo, tra il 25 e il 27 settembre è il momento giusto!

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