Matteo Bocelli ci porta dentro il mondo di “Falling in Love”: l’intervista

da | Set 13, 2025 | Interviste

“Falling in Love” di Matteo Bocelli porta nel mondo un romanticismo nuovo e senza tempo, mescolando tradizione italiana e pop contemporaneo. Un secondo album che svela la sua identità artistica e prepara il terreno per il tour mondiale.

Il romanticismo italiano trova una nuova voce capace di parlare al cuore del pubblico internazionale. Matteo Bocelli, erede di una tradizione musicale illustre ma con un percorso artistico tutto suo, torna sulle scene con Falling in Love, il secondo album di inediti uscito ieri 12 settembre per Decca Records/Universal Music. Un progetto che profuma di classicità ma che, allo stesso tempo, abbraccia la contemporaneità con eleganza, dimostrando come il cantautore toscano sia pronto a scrivere un nuovo capitolo della propria storia.

Registrato tra le morbide colline della Toscana insieme al produttore di fama mondiale Martin Terefe, già al fianco di artisti come Shawn Mendes e Jason Mraz, l’album rappresenta una vera e propria dichiarazione d’amore alla musica. Falling in Love custodisce infatti l’essenza del romanticismo più puro. Ma riletto attraverso un linguaggio sonoro moderno che intreccia pop e tradizione. Un equilibrio raffinato che diventa il marchio di fabbrica di Matteo. È deciso a dimostrare che il suo talento va ben oltre il prestigioso cognome che porta.

Lontano dall’ombra ingombrante del padre Andrea Bocelli, Matteo ha firmato in prima persona tutti i brani originali, circondandosi di autori di caratura internazionale come Toby Gad, Iain Archer e Johan Carlsson. Insieme hanno costruito un mosaico di canzoni che raccontano l’amore in tutte le sue sfumature: dalla tenerezza alla nostalgia, dalla passione alla vulnerabilità.



Il romanticismo di domani ha un nome

Lontano dall’ombra ingombrante del padre Andrea Bocelli, Matteo ha firmato in prima persona tutti i brani originali, circondandosi di autori di caratura internazionale come Toby Gad, Iain Archer e Johan Carlsson. Insieme hanno costruito un mosaico di canzoni che raccontano l’amore in tutte le sue sfumature: dalla tenerezza alla nostalgia, dalla passione alla vulnerabilità.

Il primo assaggio di questo nuovo percorso è il singolo “To Get To Love You”, una ballad intensa e cinematografica scritta con la vincitrice di un Grammy Amy Wadge, che include anche un delicato omaggio alla pellicola francese del 1968 La Leçon Particulière

Sfogliando la scaletta del disco si percepisce subito un filo che unisce tutte le canzoni. Da ”Amnesia d’amore” a “If I Can’t Have You”, ogni brano racconta una diversa declinazione del sentimento amoroso, tra desiderio, gioia e malinconia. Spicca “Glimpse of Happiness”, un brano che racchiude un’intensa dedica alla sua terra d’origine e alla natura che lo ispira da sempre.

Accanto agli inediti, trovano spazio due interpretazioni speciali: “Mi Historia”, un duetto inedito con Gianluca Grignani che Matteo ha presentato in anteprima lo scorso 24 luglio al Teatro del Silenzio di Lajatico



Un’eredità da onorare, una voce tutta sua: Matteo Bocelli racconta Falling in Love


Matteo Bocelli ha solo 27 anni ma può già vantare traguardi che molti artisti raggiungono in una vita intera. L’uscita di Falling in Love sarà seguita da un’imponente tournée che porterà Matteo Bocelli in alcune delle città più importanti del mondo. Il suo tour include una tappa italiana: il 21 luglio 2026 sarà al Teatro del Silenzio di Lajatico.

In ogni sua creazione, Matteo Bocelli esplora l’amore in tutte le sue forme. Non solo quello romantico, ma anche quello per la famiglia, gli amici, la natura e perfino gli animali. Una sensibilità autentica che traspare in ogni nota e che rende il suo nuovo lavoro, Falling in Love, una dichiarazione d’intenti. È raccontare il sentimento universale per eccellenza con una voce che, pur affondando le radici nella grande tradizione italiana, guarda con sicurezza alla scena pop internazionale.

Noi di Cromosomi abbiamo avuto il piacere di incontrare Matteo Bocelli negli uffici di Universal Music, dove ci ha accolti con un sorriso sincero e la naturale eleganza che lo contraddistingue. La conversazione è scivolata tra aneddoti della sua carriera e le emozioni legate alla nascita di Falling in Love: un album che per lui rappresenta un passo fondamentale verso una piena maturità artistica. Matteo ci ha raccontato come, pur avendo sempre accanto un maestro d’eccezione come suo padre Andrea, abbia voluto costruire un percorso personale, cercando una voce che fosse davvero solo sua. 

“Falling in Love” è un titolo che porta con sé un immaginario forte e universale. Qual è stata la scintilla che ti ha fatto scegliere proprio questo titolo per il tuo nuovo progetto?

Diciamo che da tempo avevo in mente l’idea di dare all’album un titolo che avessi scritto io. Falling in Love era il brano che meglio definiva questo progetto, soprattutto perché, poche settimane prima che iniziasse la produzione dell’album, erano venuti fuori altri due brani nuovi in cui c’era sempre l’amore come tema centrale. Non solo come emozione all’interno dei pezzi, ma proprio come parola nel titolo. Quindi, secondo me e secondo il team, Falling in Love era il titolo perfetto per questo nuovo viaggio.

Come è nato l’album?

L’album è nato letteralmente per strada. Tra l’album Matteo e Falling in Love non ho avuto il tempo di fermarmi per mesi a scrivere, ma i brani sono nati tra camere d’hotel e bus che mi portavano da una città all’altra. Sono felice che siano nati così, perché credo che le canzoni debbano nascere un po’ lontane dalle nostre comfort zone: quando si è troppo rilassati, il “giochino” non funziona. Bisogna essere stimolati dal mondo che ci circonda. Per quanto riguarda la produzione, volevo che fosse un vestito che mi definisse. Ho chiesto che il produttore e i musicisti vivessero la mia realtà, così abbiamo costruito uno studio in casa. Per settimane siamo stati insieme: si passava dalla convivenza a tavola, con pasta e vino, a suonare i brani che avrebbero fatto parte dell’album. Il sound, infatti, è molto live: lo scheletro dell’album nasce da musicisti veri, non da librerie di suoni. Questo è sempre stato il mio sogno: portare realtà, suoni autentici.”

“Glimpse of Happiness” è ispirata alla tua terra. Cosa ti restituisce ancora oggi la Toscana, sia come uomo che come artista?

La Toscana mi restituisce tantissimo. È il luogo in cui sento il bisogno di tornare dopo un lungo viaggio o un tour, che sia negli Stati Uniti o in Australia. È una terra che mi “resetta”: la sua natura, le persone che ci vivono i miei familiari, i miei amici più cari, mi fanno ritrovare me stesso. La musica, che è forse il passatempo più bello, diventa quasi riduttiva rispetto al tempo passato con le persone a cui voglio bene. Sento la necessità di sedermi a tavola e parlare con loro.

In “Mi Historia” canti insieme a Gianluca Grignani: com’è nata questa collaborazione e cosa hai imparato da lui?

Ho fatto questa ospitata a Viña del Mar nel febbraio del 2024, dove ho avuto un riscontro molto positivo. Da lì ho pensato che fosse necessario avere, all’interno di questo nuovo album, un brano in spagnolo per quel pubblico. Pochi mesi dopo, sempre a Viña del Mar, ho fatto il mio primo palazzetto a Santiago del Cile e ho cantato per la prima volta Mi Historia dal vivo. Questo ha riconfermato la mia voglia di inserire il brano nel progetto. Abbiamo poi registrato un video e presentato l’idea anche a Gianluca. Nonostante non fosse obbligatorio, mi sembrava un gesto rispettoso nei suoi confronti. Sono rimasto molto sorpreso: non solo ha apprezzato la versione, ma ha deciso di cantarla insieme a me. Non poteva farmi regalo più grande. Sono felicissimo che questa collaborazione sia nata su un suo brano: tra l’altro, abbiamo già avuto la possibilità di cantarlo insieme a Viña del Mar quest’estate, il 24 luglio. Ho un ricordo bellissimo di quella serata e spero che ce ne saranno molte altre.”

Come stai immaginando lo spettacolo dal vivo: sarà più intimo e romantico?

Direi che sarà un mix: sicuramente uno scioglimento dell’intimità che aveva il primissimo tour, con una combinazione tra la mia musica e alcuni classici che il pubblico si aspetta da me brani che non possono mancare, come Caruso o Quando quando quando. Naturalmente, però, il mio obiettivo è portare sempre di più la mia musica nei concerti e ridurre gradualmente le cover.

Hai lavorato con produttori e autori che hanno scritto per artisti come Beyoncé, John Legend e Ariana Grande. In che modo queste collaborazioni hanno influenzato la tua scrittura e la tua identità musicale?

Noi siamo la somma di tutte le nostre esperienze. Il produttore principale che ha seguito il progetto è Martin Terefe, un grandissimo professionista ma anche una persona con cui mi sono trovato benissimo. Ti lascia libero di sperimentare e provare, e questa è una grande fortuna: a volte ci si trova con produttori che hanno un’idea precisa e il disco finisce per essere il prodotto della loro visione. Con Martin, invece, ho avuto totale libertà e non solo io, ma tutti i musicisti. Abbiamo potuto creare i brani nella maniera più genuina: credo che questa sia la vera forza dell’album.

Cosa speri che questo album porti con sé?

Spero che porti le stesse emozioni che ho provato io quando ho scritto e prodotto questi brani. È un album a cui tengo tantissimo e con cui sento di aver fatto uno step in più. Al tempo stesso credo di essere un artista che dà il meglio soprattutto dal vivo: ho bisogno di avere il pubblico davanti, di raccontare la mia storia e la mia musica. È ciò che aspetto di più. Il lavoro in studio è la parte più creativa, ma amo stare sul palco, davanti al pubblico, e condividere quel momento tutti insieme.

Hai detto che “essere un Bocelli è un privilegio e una responsabilità”. In che momento hai capito davvero che dovevi trovare la tua voce, distinta da quella di tuo padre?

Ha i suoi lati positivi e negativi, come tutte le cose. Sicuramente mi ha aperto molte porte, ma allo stesso tempo l’approccio alla carriera è un po’ più complesso: ci sono tante aspettative, anche positive, ma esiste quello “zoccolo duro” di fan di mio padre che magari vorrebbe che io cantassi arie d’opera nei miei concerti. La verità è che ognuno ha il proprio percorso e le proprie esperienze. Io sto portando avanti i miei progetti con il mio approccio e le mie emozioni. Spero, piano piano, non tanto di convincere quel pubblico, ma di riuscire a colpirlo con le mie emozioni. Chi vivrà vedrà.”

Qual è una lezione che hai ricevuto da tuo papà Andrea Bocelli e che oggi porti con te?

Moltissimi insegnamenti, come ogni genitore. Mio padre ama passare il tempo con i figli, dialogare con loro, e questo per me è prezioso. Se devo citarne uno più poetico: mi ha dedicato una poesia che si chiude con questa frase: “Salva l’oro nel regno dell’idea, perché chi ha l’oro in testa ha l’oro in tasca”. Trovo che sia un modo bellissimo di vedere la vita. Credo che il grande investimento da fare sia dentro di noi, nella nostra testa, nella conoscenza. Dobbiamo cercare risposte, anche se probabilmente non le avremo mai tutte fino in fondo. Ma dal momento che siamo su questa terra e viviamo una vita preziosa, è doveroso farsi delle domande e cercare di capire il motivo per cui siamo qui.

Hai scritto e co-scritto molti brani dell’album insieme ad autori di fama mondiale. C’è una canzone a cui ti senti più legato?

Ogni brano dell’album ha una storia a sé: per chi scrive canzoni, ogni pezzo è un po’ come un figlio. Non esiste un preferito. Ci sono storie diverse, a volte collegate tra loro; a volte si parla della stessa persona. Sono sempre stato alla ricerca di un brano che avesse un’energia positiva, che ti facesse saltare sul palco. Questo è Over Hits: un brano che non vedo l’ora di cantare dal vivo perché penso che diventerà molto importante.

Come ti stai preparando per il tour?

La preparazione ha diversi aspetti. C’è quella legata all’alimentazione: sento una grande differenza a seconda di come mangio. Se consumo cibi poco sani o bevo alcol, mi sento più debole vocalmente. Quindi rispetto sempre un’alimentazione semplice: mangio riso, pollo e verdure. Poi c’è la preparazione vocale: normalmente canto più volte il concerto e lo “assetto” una o due volte al giorno, così da capire se la tenuta della voce corrisponde. Infine, per me oggi è più di un semplice concerto: è un vero e proprio show, molto concentrato sulla musica. Questo è il secondo step per me nel mondo dei live e spero davvero che venga apprezzato.”

Il tuo pubblico è internazionale e variegato. Noti differenze nel modo in cui viene percepita la tua musica in Italia rispetto all’estero?

Sì, sicuramente. Ad esempio, il pubblico americano apprezza molto di più certi classici che per noi in Italia sono diventati quasi “scontati”, sentiti e risentiti. Ma nel resto del mondo l’Italia è ancora riconosciuta proprio attraverso quella musica. Ogni paese ha una risposta diversa, ed è interessante e curioso scoprirlo. Non ho un pubblico preferito, ma l’America è sicuramente la mia seconda casa: ha un pubblico molto caloroso e ti fa davvero sentire di viaggiare ovunque.

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