Alessandro ha venticinque anni, una cresta bionda e un’urgenza nelle vene. Sul palco si trasforma: urla, salta, suda. Poi scende e ti racconta con animo gentile ciò che ama e lo rende vivo. Lo chiamano CALI!, e per lui non è sempre stato semplice mostrarsi al mondo.
Ha appena pubblicato Bambino Cattivo, il suo primo EP. Un lavoro che gli assomiglia: ironico, crudo, tenero, eterogeneo. Sette tracce che non seguono una linea precisa, ma ti portano dove serve. Si parla d’amore, sì, ma anche di rabbia, di estate, di voglia di esplodere. È un bambino “cattivo” che ha deciso di non chiedere più scusa per come si sente. E lo racconta con una sincerità che spiazza.
Come stai? Che periodo è questo per te?
«È un periodo euforico, energico. Ma allo stesso tempo di alta concentrazione, anche in vista di quello che verrà nel futuro.»
L’EP è nato nell’arco di un anno, tra agosto 2024 e oggi. Alcuni pezzi sono recentissimi, altri hanno avuto più tempo per sedimentare. Nessuno, però, è lì per riempire: ognuno racconta il CALI! di oggi.
Il titolo, Bambino Cattivo, è un manifesto. Riprende anche un omonimo singolo, ma i significati divergono.
«Nel brano parlo della storia di un bambino che in mezzo alle difficoltà della vita riesce a trovare la sua strada, l’amore, la felicità. Si rende conto che in realtà non è cattivo, sono le circostanze esterne – la società, gli amici o la famiglia che non lo consideravano – a farlo sentire così.»
Nell’EP, invece, quel “Bambino Cattivo” sono io. Credo rappresenti tutte le sfumature che può avere un bambino cattivo per come lo intendo io: il lato emotivo, quello più divertente, quello fuori dalle regole. Nel complesso mi rappresentano.»

Una delle frasi che si sentono in apertura è “Let’s fuck”. Reclama un artista d’istinto.
Quando dici “Let’s fuck”, è più libertà, sfrontatezza o una forma di difesa?
«Bella domanda. Più che in senso letterale, vuol dire libertà. Uscire dalle regole, ma senza sforzo: rincorrere i propri sogni per il puro desiderio di sentirsi liberi. Non è solo la società a imporci limiti, spesso siamo noi stessi.
Quindi sì, forse è anche un modo per liberarsi da un’autodifesa che ci imponiamo da soli. Per uscire dalla comfort zone, se la vogliamo chiamare così.»
Trallallerolallà e Caldo Cane, rispetto a brani più intimi come Forever, mostrano un lato più ironico e leggero, perfetto per l’estate.
Tu sei più tipo da feste con gli amici o da momenti in solitaria?
«Viaggio a onde alterne. Ci sono momenti super euforici, altri in cui ho bisogno di stare da solo. Mi piace esplorarmi, isolarmi dal mondo per conoscermi meglio.»
Nonostante il mix di stili – pop punk, elettronica, cantautorato – l’EP resta coerente. È lui il filo conduttore, con una voce che grida o sussurra, ma è sempre sincera.
CALI! dice di non avere grandi riferimenti musicali. Nessun nome in particolare, nessuna ossessione per il genere.
«Con tutta la verità, ti dico che anche il pop punk, i Blink… non li ho mai ascoltati tantissimo. Mi piace più come genere da scrivere che da ascoltare. Mi viene naturale farlo, senza pensare troppo a un riferimento.
Credo che nella mia “ignoranza” ci sia qualcosa di bello: non mi impongo limiti, non penso “devo dire” o “devo fare un genere preciso”. L’EP è nato così, facendo semplicemente quello che mi piace. E forse proprio per questo, anche se passo da un pezzo cantautorale a uno super pop, si sente un’identità. È venuta fuori senza cercarla.»

I live sono il suo habitat naturale. Chi l’ha visto suonare lo sa: CALI! si trasforma. Ma non è una maschera, è solo vita che esplode.
«Devo ammettere che non ho mai avuto l’ansia da palco. Parlando anche con altri miei colleghi, vedo che molti hanno riti per gestirla. Io no.
Suono dal vivo da un paio d’anni, ma mi sono sempre sentito a mio agio. Sul palco sento un’energia assurda, come se mi bevessi mille caffè tutti insieme. È un’emozione unica, indescrivibile.»
Qual è il tuo Forever, CALI!?
«Il mio forever è essere felice con quello che faccio, senza ossessionarmi con i risultati.
Il risultato vero è quello che ci imponiamo noi: per me è divertirmi con gli amici, godermi i live, continuare a sentire la musica come un posto sicuro, uno spazio di libertà. Voglio che resti una passione, con dentro anche un lato romantico. Non voglio farla diventare uno schema, una strategia. Finché mi fa sentire vivo, io vado avanti.»
CALI! è ancora all’inizio, ma già sa dove guardare. Bambino Cattivo è il primo capitolo di una voce che ha qualcosa da dire, e il coraggio di dirlo.










