Indipendenza e verità: benvenuti nel mondo “DEMO” di ZODA

da | Lug 18, 2025 | Interviste

In un mondo dove la musica si consuma con un click, ZODA torna con “DEMO”: un archivio emotivo racchiuso in una chiavetta USB trasparente. Niente streaming, niente algoritmi. Solo verità, fragilità e glitch spirituali. Un progetto irripetibile per chi ha ancora il coraggio di ascoltare davvero.

In un presente in cui tutto è immediato, accessibile, replicabile e troppo spesso vuoto, ZODA sceglie l’esatto opposto. Fuori dal tempo, fuori dal mercato, fuori da ogni regola dell’industria, il 9 luglio l’artista ha lanciato DEMO, un progetto musicale e concettuale distribuito non in streaming, ma in una chiavetta USB trasparente da 8GB. Dentro: sette brani connessi, materiali esclusivi, pensieri intimi, glitch visivi, audio binaurali e suoni a 432Hz. Un archivio emotivo, sensoriale, vivo.

Non è un album, non è un prodotto. È un rituale irripetibile. Un oggetto simbolico, un portale da tasca per chi ha ancora il coraggio di cercare. A guidare questo esperimento artistico e spirituale è ZODA, al secolo Daniele Sodano. Classe ’95, originario di Cavalese ma cresciuto nella provincia di Latina, Daniele è stato uno dei pionieri del videomaking su YouTube in Italia. A 15 anni conquistava il web, firmava una serie per MTV e recitava nel film “Game Therapy”. Poi, la fuga a Milano con uno zaino in spalla e il bisogno di riscrivere sé stesso attraverso la musica e la scrittura. Nasce così “YOLOWN”, movimento personale diventato brand indipendente e casa creativa.

Dopo una parentesi con una major, sceglie la via indipendente. I brani diventano sempre più crudi, sperimentali, spirituali. Durante la pandemia si ritira nella città natale e riemerge nel 2022 con “Autoritratto”, disco autoprodotto accompagnato dal libro” La Vita Non È Una Favola”, best seller Amazon per due mesi.

DEMO è lo step successivo. Un glitch nella realtà, un cortocircuito artistico. Un ponte tra i traumi e la trasformazione, tra l’adolescente che registrava nei cassetti e l’uomo che oggi si mette a nudo senza filtri.

“DEMO”: un solo brano su Spotify, il resto è altrove

Di DEMO, l’unico brano disponibile sui DSP è “Mondo Grigio”, accompagnato da un videoclip ufficiale e un mondo sommerso fatto di glitch visivi, file nascosti, testi scritti a mano, memo vocali, disegni, clip d’archivio e tracce meditative. Tutto il resto si trova solo nella USB: ogni copia è diversa, ogni esperienza è unica. Niente hype finto, niente filtri. È un contenitore autentico per chi sente ancora qualcosa.

“Mondo Grigio”  è il suono di un’anima che si rompe nel buio per lasciare spazio alla luce. Una riflessione cruda e poetica su ego, dolore, apparenze e sopravvivenza. “Sono quello che sono, non sono ciò che sembro”, scrive ZODA, restituendoci versi che sono come specchi infranti. Parole che parlano di controllo mentale, vuoti da riempire, depressione che non scalda più nemmeno il cuore.

Fuori dagli schemi: ZODA ci guida nel mondo “DEMO”

DEMO non vuole essere venduto come un prodotto. È una capsula della verità in un presente che simula tutto. Ogni USB è un piccolo archivio emozionale, ma anche una chiave per accedere a contenuti protetti su YOLOWN.com: pensieri, consigli, backstage, libri, film, una vera e propria guida spirituale firmata ZODA. È un viaggio artistico e umano, un gesto controcorrente in un’epoca dominata dall’estetica plastificata e dalla musica usa e getta.

Con il suo team indipendente “YOLOWN© LABEL”, ZODA fonde musica, glitch art, moda, scrittura e attivismo spirituale, dando forma a una visione alternativa che sta già facendo parlare: teaser video, trailer cinematografici, billboard tra Milano e Roma, e attivazioni segrete riservate a chi entra davvero nel mondo DEMO.

In un tempo in cui tutto è replicabile, ZODA offre qualcosa di irripetibile. Non un disco, ma un segnale. Non una playlist, ma una ferita aperta. Una reliquia del futuro. Una missione.

ZODA parla di musica, verità e “DEMO”

Abbiamo fatto due chiacchiere con ZODA, tra memo vocali e riflessioni esistenziali. Un confronto intimo e appassionato, dove ci ha raccontato la genesi di DEMO, il suo rapporto con la musica oggi e la scelta di uscire dal rumore dell’industria per creare un oggetto vivo, vero, necessario.

DEMO è un archivio vivo. In un’epoca di streaming compulsivo, perché hai scelto il gesto fisico, simbolico e irripetibile di una USB trasparente? Cosa rappresenta per te?

“Per me è una scelta insolita, in un mondo dove tutto scorre e si dimentica. Volevo lasciare qualcosa che si potesse tenere vicino, toccare, qualcosa di reale. Ho preferito una USB trasparente invece del vinile, che oggi è diventato più un oggetto da collezione che un mezzo di rottura. La chiavetta, invece, è fragile come me, insolita, ma permette di condividere piccoli spoiler, pezzi miei, è riutilizzabile. Mi piaceva l’idea che un ragazzo, anche dopo due settimane, potesse usarla per caricare un film, della musica, dei progetti scolastici. È un simbolo di presenza che resta.”

Non andranno nemmeno in seguito su Spotify?

“Direi di no, proprio perché voglio che resti una ‘demo’ nel senso più autentico del termine. Alcuni brani contengono pensieri legati a progetti futuri, che ora non posso ancora raccontare. Sono lavorati in modo grezzo ma anche con una grande attenzione al suono. C’è un mixaggio personale, strumenti che fanno da spartiacque. Sono pezzi più originali rispetto a ciò che propone il mercato ogni giorno: è un dato oggettivo. Dentro c’è tutto quello che sono, senza filtri né compromessi. Mi piace questo senso di verità, anche se cruda, perché il mercato oggi è inevitabilmente altro.”

Perché hai deciso di intitolarlo DEMO?

“Perché, nel mio modo di vivere l’arte, ogni giorno sono la versione di prova di me stesso. Vivo la giornata, la trasformo in testo, cerco di diventare migliore. DEMO è una metafora: ogni giorno è una prova, un esperimento, e la vita stessa è una demo. Va vissuta anche con quella consapevolezza.”

Le chiavette come sono? 

“Sono tutte trasparenti, leggere, delicate. Appena le tocchi si scheggiano. Mi piaceva quest’idea: al contrario dei vinili che si graffiano ma restano, qui c’è una custodia che protegge i brani, ognuno con un viaggio preciso. Anche il packaging è stato pensato in modo innovativo, lontano dalle formule ripetitive del mercato musicale, che sia pop o altro. È un peccato che ci siano sempre le stesse logiche.”

Hai scritto: “USB da 8GB, trasparente, riutilizzabile. Ma prima, ascoltala con l’anima”. È quasi una formula magica. A chi è destinato davvero questo progetto?

“A chi si sente orfano del mondo in cui vive. Siamo bombardati da mode, impulsi e ritmi che ci dicono come essere. Spero che, in qualche barra, in qualche pezzo, qualcuno si ritrovi in questa ricerca di sé. L’orfanezza può diventare una chiave per scavare dentro e tirare fuori qualcosa di bello.”

Hai scelto di rendere “Mondo Grigio” l’unico brano disponibile in digitale, mentre il resto di DEMO è “protetto”. Perché proprio questa canzone doveva essere condivisa con tutti? Cosa la rende diversa dalle altre?

“‘Mondo Grigio’ è un portale. L’ho detto anche su Instagram: è l’unico pezzo che riesce a vivere fuori dall’EP senza sgretolarsi. Gli altri sono troppo intimi, troppo personali. ‘Mondo Grigio’ invece è come una stretta di mano: se la accetti, puoi entrare nel disco. È un ponte, una linea tra yin e yang. Mi sembrava il punto di partenza giusto.”

Se chi ascolta “Mondo Grigio” per la prima volta ti chiedesse: “Ma tu, ZODA, che mondo vuoi vedere davvero?”, cosa gli risponderesti oggi?

“Un mondo meno plastico, meno fatto di apparenze. Faccio fatica a stare al passo con i tempi, con i social, con l’idea che l’arte debba diventare prodotto. Vorrei un mondo più semplice, meno dominato da logiche tecnologiche. Un mondo in cui possiamo tornare ad apprezzare una chiacchierata, un pianto, un film, un dipinto. Oggi ci vediamo tutti, ma nessuno si tocca davvero.”

“Non accettare consigli” scrivi. Qual è stato il peggior consiglio che hai ricevuto, e quello che oggi daresti a chi si sente perso?

“Il peggiore è stato: ascolta chi è più grande. È un consiglio che si sente spesso, ma non è sempre vero. Ci sono ragazzi giovanissimi con un grande senso della vita e della creatività. A volte, per capirti, devi uscire di casa e vivere. Il miglior consiglio che posso dare è: non accettare consigli altrui. Spesso riflettono esperienze loro, non la tua. Ascolta la tua voce interiore, anche se è solo un sussurro. Se ti perdi, puoi ritrovarti. E in quel tragitto impari a vivere davvero.”

In DEMO appaiono anche clip dai tuoi vecchi video. Com’è stato confrontarti con il Daniele di ieri? Cosa gli diresti guardandolo negli occhi oggi?

“È stato intenso. Mi ha riportato a un senso che avevo perso: quello di sentirmi protetto in un set. Tre anni fa sono stato diagnosticato come bipolare di tipo 2, e nel videoclip il regista è riuscito a spogliarmi di quegli ‘occhi neri’ che erano diventati la mia maschera. È stato come un nirvana. Non lo avevamo nemmeno previsto in sceneggiatura. È il tipo di esperienza che ti mostra che una maschera, anche se pensi sia la tua faccia, può cadere. E devi lasciarla andare.”

Ti sei mai sentito “fuori posto”?

“Sempre. Anche nelle situazioni più semplici. Oggi, per esempio, mentre pranzavo con mia madre e mi ha abbracciato, mi sono sentito fuori luogo. Forse perché non la vedevo da tanto. Mi capita da quando ero bambino: mi nascondevo all’asilo come una lucertola. Ma sono quei paradossi della vita che ti fanno riflettere. In questi giorni che sono in Campania, cerco di godermi la lentezza, quella che a Milano manca.”

Come sono nati i brani? 

“Ogni brano è nato in sessioni molto lunghe. A volte bastavano dieci minuti per la strumentale, un’ora per le voci, poi quattro ore di mix. Ci lasciavamo guidare dal flusso creativo. Per esempio ‘Solo’ l’abbiamo iniziata alle otto di sera e chiusa alle sei di mattina. ‘Voce o ego’ è nata dopo un periodo di silenzio. Mi sono reso conto che la voce che usiamo ogni giorno è collegata al nostro ego, perché serve a spiegare, ma è anche uno strumento emotivo. Ho giocato con questa metafora tra voce ed ego, invece che tra voce ed eco.”

Con DEMO hai costruito un rifugio, ma anche una sfida all’industria. Hai mai pensato che potesse non essere capito? O non essere accettato?

“Assolutamente sì. E a una settimana dall’uscita, penso che non sia stato capito del tutto. Alcuni non sanno nemmeno come accedere al sito. Il progetto è fuori da ogni logica di mercato e marketing. Non abbiamo fatto pubblicità. Ma chi lo trova, lo ascolta e si nutre. Sembra embrionale, ma è più completo di tante cose in classifica. E sono felice che, per ora, resti qualcosa di non per tutti.”

Canti “non voglio soldi per apparire, ma per scomparire”. Cosa cerchi nel silenzio, quando scompari?

“Nel silenzio cerco risposte. A volte cerco solo il silenzio stesso. È un momento per riflettere, per vivere meglio il presente. La meditazione non è un fare, è un non fare. Il silenzio ti porta a creare cose migliori.”

Se dovessi lasciare DEMO in una bottiglia nel mare per qualcuno che ancora non conosci, cosa speri che quella persona ci trovi dentro?

“Spero che ci trovi una domanda. Una soltanto: ‘Stai vivendo o sopravvivendo?’. Come quelle domande che trovi per caso su un muro, su un volantino, e diventano personali. È la domanda che io stesso mi faccio spesso.”

C’è una cosa che nessuno ti ha mai chiesto su “DEMO” e che vorresti fosse detta?

“Che la musica si fa con qualsiasi mezzo, non c’entrano manager, major, uffici stampa. La musica viene prima di tutto. Se ami quello che fai, il resto è solo una conseguenza. Nessuno ti deve niente. Osa, se non lo fai stai perdendo tempo prezioso per te stesso.”

Non hai una major ma un tuo progetto. 

“ YOLOWN© LABEL è un collettivo nato quest’anno, con producer indipendenti. Non siamo una major, anche se ci è stato proposto. Ma voglio dare spazio a chi ha creduto in me da prima. Questo progetto apre un capitolo interessante: vogliamo rendere il marketing un’emozione. Oggi è diventato una bugia. Vogliamo riportare tutto al centro: la creatività, l’idea. Come per Banksy, Giotto, anche una tela incorniciata ha un prezzo. L’indipendenza è anche questo: imparare a farlo da soli.”

Dopo questo progetto, hai già in mente cosa fare?

“Sì, ma non voglio spoilerare troppo. Posso solo anticipare che a breve uscirà Spin Off, un brano bonus nato da DEMO, che però se ne distacca sia per suono che per visione. Altri progetti sono in cantiere. Non schifiamo l’industria, schifiamo il mercato. Vogliamo mettere l’emozione al centro, prima della vendita. Anche se il prossimo brano ti fa ballare, dietro c’è sempre un concetto.”

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