Se il 19 e il 20 luglio sei a Roma, non puoi assolutamente perderti lo Spaghetti Festival: due giorni di musica, talk e divertimento nel cuore di Testaccio.
La line-up del festival ne ha per tutti i gusti e non ospita solo nomi noti. Tra Anna Castiglia, Giuse The Lizia ed Emma Nolde ci sono anche loro: gli emergenti. Infatti, Spaghetti Unplugged – organizzatore dell’evento – è stato un trampolino di lancio per molti artisti che oggi sono tra i più amati dal pubblico. E anche stavolta non si smentisce, portando sul palco dello Spaghetti Festival quattro nuovi nomi, quattro mondi tutti da scoprire. In attesa dell’evento, abbiamo incontrato i talentuosi giovani che calcheranno il palco il 19 e il 20 luglio, per darvi un assaggio dei loro progetti.
I protagonisti della nuova scena musicale sul palco dello Spaghetti Festival
EMSAISI
Un trio al femminile che porta sul palco una carica di energia e una scrittura che racconta con lucidità i vent’anni e le loro contraddizioni.
In “TROPPE COSE” raccontate i vent’anni come un caos creativo tra ricerca, dubbi e voglia di affermarsi. Da allora, sentite di aver trovato qualche risposta in più su di voi, o siete ancora in pieno work in progress?
“”TROPPE COSE” è stato il nostro modo per dare voce a quelle sensazioni lì. In qualche modo portare a termine i brani dell’album ci ha permesso di vivere quelle emozioni da un punto di vista esterno. Siamo ancora nel pieno vortice dei vent’anni ma con un pochino di consapevolezza in più.”
Come nasce un brano delle EMSAISI? C’è una dinamica ricorrente tra di voi in scrittura o in sala prove? Vi trovate sempre d’accordo?
“Scrivere rappresenta per ognuna di noi un atto molto intimo, non è sempre facile esporsi in maniera diretta e permettere alle altri di entrare in un mondo che prende vita frase dopo frase. Solitamente una di noi arriva in studio con una piccola demo e viene sviluppata da tutte quante. È per questo che i nostri brani assumono pian piano colori diversi e raccontano di ognuna di noi in maniera reale“
Avete già suonato a Spaghettiland nel 2021: che effetto fa tornare su un palco targato Spaghetti dopo più di tre anni? Quali sensazioni vi riporta quella prima esperienza?
“Ripensando alle EMSAISI del 2021, sembra passata una vita ma anche un giorno. Al tempo eravamo appena uscite dalla pandemia e avevamo con un sacco di voglia di farci conoscere. Guardando indentro vediamo un cammino che da lì in poi è stato pieno di soddisfazioni. Ad oggi saliamo su quel palco con una grinta diversa, più esperienza e una musicalità più intensa. Siamo emozionate all’idea di condividere il palco con artiste e artisti che ammiriamo molto e siamo molto fiere del nostro percorso!“
Sacchini
Quella di Sacchini è una penna sincera e personale, con un sound in equilibrio tra pop e cantautorato urbano.
Come ti sei avvicinato al mondo della musica? È una passione che hai sempre avuto o l’hai scoperta col tempo?
“La musica mi ha sempre accompagnato, ma come ascoltatore. Ho iniziato a scrivere, cantare e suonare a 19 anni, un po’ tardi forse rispetto ad altri. All’inizio non pensavo di farne qualcosa di serio, finché non ho cominciato a studiare canto. È stato un percorso lento, ma consapevole e sono felice di ciò che sto facendo oggi.“
Il tuo ultimo lavoro è l’album “Andiamo Avanti”. Com’è nato e cosa rappresenta per te?
“Il titolo è già molto esplicativo: è stato un disco necessario per poter andare avanti. Nasce dal bisogno di lasciar andare canzoni che portavo dentro da anni, per darmi la possibilità di fare qualcosa di nuovo. mi serviva una cornice per raccoglierle e chiudere un capitolo. Penso anche che sia un disco un po’ più maturo rispetto ai miei lavori precedenti, anche dal punto di vista sonoro e di produzioni. Un vero atto liberatorio.“
Nel disco c’è un brano particolarmente significativo, “Altro da me”. Che significato ha per te e come ti senti all’idea di portarlo allo Spaghetti Festival?
“Questo brano in realtà è il più vecchio del disco, risale al 2017. Ricordo che, all’epoca, non ero pronto per quello che diceva. È una canzone con cui chiudo quasi sempre i miei live e la dedico a tutte le persone che hanno il coraggio di essere loro stesse a prescindere dal contesto sociale. È una sorta di dichiarazione di sé: anche se non so chi sono, so che in futuro non vorrò essere altro da me. Questo brano mi ha aiutato a fingere di meno e ad essre più autentico, ad accettarmi con serenità, ed è questo ciò che auguro a chi mi ascolta. Portarlo allo Spaghetti Festival sarà un’emozione forte: c’è un po’ di ansia, ma alla fine la dimensione live è quella che mi piace di più, quindi non vedo l’ora!“
Doppelgänger
Con una proposta artistica originale e fuori dagli schemi, Doppelgänger non passa inosservato.
Il tuo nome d’arte significa ‘doppio’ in tedesco e il tuo background è italo bosniaco. In che modo queste radici si riflettono nel tuo progetto musicale?
“Le mie radici fanno parte della mia vita, e la mia vita è tutto quello che ho da raccontare nei miei testi. Sono nato a Roma da genitori bosniaci, perció ho avuto gli stessi problemi di un ragazzo cresciuto per le strade di Roma, aggiunte al fatto di essere di seconda generazione. La mia storia non è speciale, ma vera, come quella di tanti “cuori a metà”.“
Nel tuo percorso mescoli suoni e influenze che non si sentono spesso nella scena italiana. Come descriveresti a chi non ti conosce il tuo stile e quello che cerchi di trasmettere?
“Nella mia musica ho voluto mostrare ogni parte di me, usando influenze balkaniche nei sample, nei suoni e negli strumenti, mescolandole al rap con il quale sono stato forgiato, da Eminem a Noyz Narcos. I miei testi sono la mia vita, sono il cantastorie di me stesso, di quello che ho passato, nulla di più, nulla di meno. Potrei definire il tutto “Balkan Rap”, ma preferisco lasciare agli altri il compito di dare un nome a ciò che faccio.“
Nel tuo album “Balkan Represent Vol. 3” alterni momenti festosi e altri più introspettivi. Che atmosfera porterai durante il tuo live allo Spaghetti Festival?
“Nonostante la mia musica sia divisa (come me) tra la felicità e la tristezza, al festival voglio portare gioia, risate e divertimento. Viviamo in un periodo storico triste, vuoto, fatto di apparenza. Vorrei far dimenticare a tutti i loro problemi per tutta la durata delle mie canzoni, voglio che la rakija (bevanda balcnica, ndr) ci scorra nelle vene e la musica vada al ritmo dei nostri cuori.“
Icaro
Icaro – romano, classe 2000 – racconta il mondo con parole intime, sospese tra introspezione e malinconia.
Il tuo primo disco si chiama “DOVE LA LUCE FINISCE”. Un titolo evocativo, quasi narrativo. Da dove nasce quell’immagine?
“Il titolo “DOVE LA LUCE FINISCE” è nato alla fine del disco. Solo dopo aver deciso quali canzoni ne avrebbero fatto parte. Volevo trovare una piccola frase che evocasse un grande senso. Qualcosa che facesse quasi “obbligatoriamente” porre una domanda. Mi piaceva l’idea che questa frase non fosse di un significato universale, che ognuno potesse attribuirgli il significato che vuole, credo sia alla base dell’arte un po’. Dove la luce finisce, per me, è un po’ quella sensazione che si ha quando si rimane al buio, quando non ci si sente più in diritto di stare bene. È quell’emozione che mi ha portato a capire che è proprio grazie a quel buio che si possono vedere i colori e che tutto serve.“
Nei tuoi brani si sente una cura particolare per le atmosfere, per i suoni che non accompagnano solo il testo, ma lo amplificano. Quali sono gli artisti che hanno avuto un peso particolare nel tuo percorso?
“Grazie mille intanto per il complimento. La bellezza delle canzoni è anche questa. Il fatto che riescano a portarti lontano anche da seduto sopra una sedia, o che possano essere delle alleate per fuggire dalla realtà quando è necessario. Tutti gli artisti che mi hanno cambiato la vita hanno questa fantastica abilità , dagli One Republic a Noah Kahan fino agli Imagine Dragons e Lewis Capaldi.“
Spaghetti Festival è anche un momento d’incontro tra artisti. Tra quelli presenti, c’è qualcuno con cui ti piacerebbe duettare o collaborare?
“Ho visto tutta la line-up del festival e devo dire che stimo molto gli artisti che si esibiranno. Giuse The Lizia è tra quelli con cui credo che in una collaborazione possa uscire qualcosa di unico, ha un grande talento.“
Quattro visioni diverse, ma la stessa voglia di esprimersi. Gli emergenti dello Spaghetti Festival sono pronti a raccontarsi dal vivo.










