FRESH TALENT: LALA

da | Lug 8, 2025 | FRESH TALENT

“SSM” di LALA è il rito intimo tra malinconia, desiderio e liberazione. Cinque tracce sensuali e lucide, dove l’R&B si fa confessione notturna. Sexy, triste e potente, trasforma il dolore in bellezza e verità.

C’è chi pubblica un EP e chi compie un rituale. LALA ha pubblicato il 16 maggio SSM, il nuovo lavoro discografico fuori per Indaco Records e distribuito da Virgin Music Group, che più che una semplice uscita musicale è un percorso. Un EP che porta il titolo di un acronimo dal suono intimo e sussurrato, Sexy Sad Music, e che si presenta come un varco tra ciò che sentiamo e ciò che non abbiamo mai avuto il coraggio di dire.

LALA abbandona ogni categoria e si costruisce un rifugio personale: una dimensione avvolgente e tagliente in cui la malinconia è nitida, il corpo parla e la vulnerabilità è un linguaggio condiviso. Insieme ai producer Ainè e Manuel Finotti, il cantautore romano realizza una sorta di diario in cinque tracce, dove ogni brano è una soglia, un frammento di coscienza che si muove tra sensualità e malinconia.

Desiderio, tristezza e rinascita: “Sexy Sad Music”

Abbiamo piacevolmente chiacchierato con LALA del suo nuovo EP SSM, un progetto che racconta senza filtri il bisogno di lasciar andare. Ci ha parlato di desiderio, del coraggio di essere fragili e di come Come volevi tu rappresenti una vera rinascita, emotiva e artistica.


“SSM” è il tuo EP uscito il 16 maggio: quando è nato e cosa rappresenta davvero per te?

“SSM è nato con i brani scritti nell’ultimo anno. Lo immagino come un cassetto, un contenitore che raccoglie tutte le canzoni che appartengono a un certo tipo di sound, quello che io chiamo “Sexy Sad Music”. È una definizione mia, forse esiste solo nella mia testa, ma racchiude quell’incrocio tra malinconia e sensualità che sento mio. Rientra nel mondo dell’R&B e del soul, ma mi piace spaziare senza farmi ingabbiare da un’etichetta. Mi sento camaleontico: voglio avere la libertà di cambiare, di seguire quello che mi vibra dentro, anche nelle cose che ascolto, giorno per giorno.”

Cosa deve succedere perché una canzone possa nascere da dentro di te?

“Deve partire da qualcosa che ho vissuto davvero. Può essere un abbraccio tra due amanti a Trastevere o il momento in cui la mia ex mi ha lasciato. Da lì nasce un’idea, una percezione diversa della realtà che mi spinge a scrivere. La scrittura per me è un modo per comunicare e lasciare messaggi. Anche solo per dire a chi ascolta: “non sei solo”. Non credo di essere speciale per quello che ho vissuto. Siamo tutti un po’ sulla stessa barca. Parlare di sentimenti è più difficile che parlare solo di melodia, ma è proprio lì che cerco l’appiglio: nelle cose più vere, più profonde, più umane.”

Scrivere e cantare la tristezza ti fa sentire più esposto o più protetto?

“La tristezza fa parte della quotidianità, proprio come la felicità. Sono due facce della stessa medaglia. Sapere che l’infelicità finisce ti aiuta a resistere, e sapere che la felicità ha un tempo ti fa apprezzarla di più. Per me questa consapevolezza è stata una rinascita. Prima mi crogiolavo nella malinconia, mi piaceva stare in quel mood. Ma capire che anche l’infelicità ha un termine è stato fondamentale per il mio equilibrio mentale e per il mio modo di vivere le giornate. Adesso so che tutto scorre, e questa cosa mi ha cambiato profondamente.”

“Come volevi tu” com’è nata?

“È il punto di rottura tra il me di ieri e il me di oggi. È una canzone che segna un cambiamento, una rinascita. Non mi piacevo più, e quindi ho deciso di diventare una nuova versione di me stesso. Questo brano è come una lettera a una persona che non fa più parte della mia vita, può essere un ex amore, ma anche il mio vecchio io. Non mi manca più, perché mi ha fatto del male, ma mi ha anche portato a una nuova consapevolezza. L’incontro con Raeeda è stato inaspettato: ho visto un suo video su Instagram, mi ha colpito tantissimo la sua voce. Le ho scritto subito per collaborare. Una settimana dopo mi ha mandato la traccia, ed era perfetta così com’era. Non ho toccato nulla.”

Come si è sviluppata la complicità creativa con Ainé e Manuel Finotti?

“Sono stati fondamentali per questo progetto. Ainé è un funambolo, un musicista geniale con quella punta di follia creativa che adoro. Con lui ho un rapporto speciale da anni. Manuel invece non lo conoscevo di persona, solo di nome, ma ci siamo trovati subito benissimo. È una persona incredibile, con un orecchio d’oro. Sono grato di averli incontrati e di aver lavorato con loro su questo EP”.

Rispetto al tuo primo EP “Chiaroscuro”, questo suona più maturo, stratificato, coraggioso. Segna la fine di una versione di te stesso. Chi è il nuovo LALA che incontriamo oggi?

“Credo si senta: “SSM” è un viaggio. Le prime due tracce sono più movimentate, con un’anima soul dove parole e musica si fondono. “Come volevi tu” è una porta sul passato: un modo per dire “non mi tocchi più”. Poi con “PollyPao” inizio a scrollarmi di dosso certe cose, e infine “Amen” è il momento in cui dico davvero: “mi lascio andare”. È un percorso mentale e sentimentale. La musica ognuno la vive a modo suo, ma io, Luca, oggi sono felice di essere qui. Sono felice delle persone che ho accanto, e profondamente grato alla vita.

SSM lascia dei messaggi. Tu che messaggio vorresti che l’ascoltatore percepisse?

“Che siamo esseri in continua evoluzione. Non credo in chi dice “io sono così e basta”. Ogni giorno accadono cose che cambiano il nostro umore, il nostro modo di stare al mondo, il modo in cui trattiamo chi abbiamo accanto. Accettare il cambiamento, in noi e negli altri, è fondamentale. Bisogna capire cosa si vuole davvero portare con sé, e cosa invece è meglio lasciare andare. Credo che se tutti cercassimo di mostrare ogni giorno la parte migliore di noi, sarebbe qualcosa di incredibile e non è impossibile. Viviamo in un mondo dove spesso si scappa dai sentimenti, ma io penso che entrare in contatto con le emozioni sia ancora possibile. E necessario.”

Hai una frase preferita di questo EP?

“La mia canzone preferita è “Amen”. È da lì che è partito tutto. L’ho scritta un anno fa, ed è stato il punto di inizio dell’EP.

“Un giorno mi lascerò andare tra le onde mosse del maestrale / Le tue cose sullo scaffale hanno la polvere delle notti passate insieme / Dovrei passarci un panno, ma è l’unica cosa che mi rimane di te. Solo polvere.”

Questa è la frase a cui sono più legato.

C’è qualcosa che non sei riuscito a dire in questo EP, che forse sarà l’inizio del prossimo lavoro?

“Ho vissuto tanto, e vorrei raccontare molto di più. Qualcuno una volta mi ha detto che “la verità sta nelle canzoni”, ma forse non sono ancora arrivato al punto di dire tutta la mia verità. Ci sono concetti, storie e vissuti che ancora non ho avuto il coraggio di raccontare. Forse lo farò presto.”

Quali sono i tuoi obiettivi dopo questo EP? Anche in termini di live.

“Quest’estate non farò live, ma il 23 settembre suonerò al Detune di Milano. Poi farò un live immersivo a Roma: immagino la band al centro e il pubblico tutto intorno. Voglio che non ci siano distanze, che sia un’esperienza condivisa, intensa, intima. Questo EP lo vedo così, suonato nel mezzo delle persone, con ospiti forti e un’atmosfera diversa. Sarà una serata da guardare con occhi nuovi.”

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