L’eco in musica della giornata internazionale del rifugiato

da | Giu 20, 2025 | News

Il 20 giugno si ripropone una ricorrenza di grande importanza e impatto, la giornata internazionale del rifugiato.

Il 20 giugno si ripropone una ricorrenza di grande importanza e impatto, la giornata internazionale del rifugiato. Un giorno in cui al primo posto ci sono tutte quelle persone che fuggono dalla guerra, dalla persecuzione e dall’odio, ma non solo. Questo è anche un giorno in cui si possono mettere a tacere piaghe sociali come il razzismo, la discriminazione, la xenofobia. In tutto questo, ovviamente, la musica può sempre ricoprire un ruolo di prim’ordine, proprio in quanto forma artistica capace di unire e comunicare come nessun’altra.

L’Italia è uno degli stati più soggetti all’immigrazione, argomento che vediamo ormai sbandierato come arma di propaganda dalle nostre forze politiche. Eppure, spesso, queste si dimenticano il particolare fondamentale: che, in ogni caso, si parla pur sempre di persone.

Cercando un emblema della giornata internazionale del rifugiato, probabilmente lo si può trovare in un artista moderno, che ha fatto di questo argomento uno dei propri cardini: Ghali.

La questione dell’immigrazione, l’argomento rifugiati, colpisce particolarmente l’artista italo-tunisino, che più di ogni altro si prefigura come l’emblema artistico di questo genere di lotta sociale. Ghali con “Casa Mia” si era distinto al Festival di Sanremo per aver portato un testo impattante ma vero, forte e sincero, che ha smosso chi era in grado di ascoltarlo con coscienza. Pensiamo sia importante riproporlo per la giornata internazionale del rifugiato.

Sogni che si perdono in mare
Figli di un deserto lontano
Zitti, non ne posso parlare
Ai miei figli cosa dirò?
Benvenuti nel Truman Show
Non mi chiedere come sto
Vorrei andare via però
La strada non porta a casa
Se la tua casa non sai qual è

Un percorso artistico che nasce dal rap ha dato a Ghali quella fame e quella consapevolezza necessaria per potersi esprimere in un certo modo. Spesso è sottovalutato, ma il ruolo del rap in queste situazioni è fondamentale. Parliamo proprio del genere che nasce per denunciare, per raccontare storie difficili, di violenza e persecuzione. Alcuni artisti si sono resi grandi grazie allo storytelling, Ghali ha aggiunto col tempo nel suo repertorio la capacità di raccontare sia se stesso, sia una serie di situazioni per lui estremamente importanti.

Fiorella e Frankie, “Non è un film”

Dal 2012 arriva la collaborazione tra Fiorella Mannoia e Frankie HI-NRG, artisti dal passato forte, entrati di diritto nella leggenda della musica italiana. In questo brano riescono con un’energia ed una classe fuori dal comune a narrare una retrospettiva della società e dell’immigrazione che suscita inevitabilmente il ragionamento, il pensiero, la domanda.

Questo non è un film, e le nostre belle case
Non corrono il pericolo di essere invase
Non è un armata aliena sbarcata sulla terra
Non sono extraterrestri che ci dichiaran guerra
Son solamente uomini che varcano i confini
Uomini con donne, vecchi con bambini
Poveri con poveri che scappan dalla fame
Gli uni sopra gli altri per intere settimane
Come in carri bestiame attraverso il deserto
Rincorrono una via in balia dell’incerto
Per rimanere liberi, costretti a farsi schiavi
Stipati nelle stive di disastronavi

Alla grandiosa potenza espressiva data dalla vocalità di Fiorella Mannoia, si unisce poi il lato hip hop, lo storytelling di cui sopra, dato dall’energia e dall’estrema competenza in materia di Frankie.

Scappano per soddisfare vizi e sfizi nostri
Loro son le prede, noi siamo i mostri
Loro la pietanza, noi i commensali
E se loro son gli avanzi, noi siam peggio dei maiali
Pronti a divorare a sazietà
Ma pronti a lamentarci per la puzza della varia umanità
Che ci occorre, ci soccorre, ci sostenta
Questo non è un film, ma vedrai che lo diventa
Tu stai attento e tienti pronto
Che al momento di girare i buoni vincon sempre
Scegli da che parte stare

“Scegli da che parte stare” è il concetto chiave anche per la giornata internazionale del rifugiato, il nucleo di qualsivoglia discorso si possa intavolare. Questo perchè la tendenza all’io sta distruggendo la coscienza collettiva, e già 13 anni fa il problema stava mettendo radici. Dalla politica al popolo, la memoria e l’inclusione sembrano essere obiettivi di pochi, lontani dalle preferenze di chi, invece, preferisce semplicemente costruire il proprio angolo di mondo. Eppure, la fortuna di chi può sostentarsi, di chi non deve fuggire dal disastro, dall’oblio, dalla guerra, non è un regalo o un premio, ma per appunto, pura fortuna.

L’autenticità di Willie Peyote

In questo caso, lasciamo parlare direttamente lui, che probabilmente lo fa meglio di chiunque altro su questi temi.

Stando ai discorsi di qualcuno
Lampedusa è un villaggio turistico
I cinesi ci stanno colonizzando
E ogni Imam sta organizzando un attentato terroristico
Stando ai discorsi di qualcuno
Gli immigrati vengono tutti in Italia
Qui da noi non c’è più futuro
Guarda i laureati emigrati in Australia
Beh, è troppo facile dire: “Questi ci rubano il lavoro
Devono restare a casa loro”
Che poi se guardi nelle strade della mia città
Ci sono solo kebabbari e compro oro

Willie Peyote è un pugno dritto in faccia, che ti butta a terra e non ti fa rialzare più. I suoi intrecci narrativi sono quasi sempre moderati nei termini ma non nell’intenzione, pungenti come aghi ma anche sofisticati, senza il bisogno di dettare alcuna superiorità. In poche barre è riuscito ad affossare la società consumistica e pavida, oltre a rimettere al centro ciò che davvero conta: le persone.

Questo è poi l’obiettivo della giornata internazionale dei rifugiati: ricordarsi delle persone, di chi soffre o ha sofferto. Solo che, anche oggi, molti non riescono ad appropriarsi di questo semplice concetto di amore, di solidarietà e di condivisione. Willie è uno di quelli che, già 10 anni fa se non prima, cercava di gridare per chi una voce, ancora oggi, fa molta fatica ad averla.

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