Cosa porti con te quando decidi di ripartire? È da questa domanda che nasce Lost & Found, il nuovo EP di chiamamifaro, uscito il 6 giugno per Columbia Records/Nigiri e distribuito da Sony Music Italy. Sette tracce, una valigia da riempire e svuotare, e il coraggio di mettersi a nudo in un tempo, quello dei vent’anni, in cui ogni certezza sembra smarrirsi e ogni emozione diventa assoluta.
Dopo aver acceso i riflettori su di sé con i brani “Perché?”, “O.M.G.” e “Leone”, presentati al grande pubblico durante l’esperienza ad Amici, Angelica Gori, classe 2001, bergamasca di nascita e cittadina del cuore in continuo movimento, torna con un progetto autentico. Lost & Found è un diario emotivo, un punto di svolta, un grido gentile che parla di partenze a metà, ritorni mancati e sogni da ridefinire. Il sound è un pop moderno e stratificato, con la produzione curata da nomi come Nigiri, PAGA, Brun, Etta e Starchild, e la collaborazione preziosa di autori come Federica Abbate e Riccardo Zanotti.
La titletrack non c’è, ma c’è “Valigia”, apertura simbolica e focus track del disco, che segna un addio necessario e la presa di coscienza di ciò che vale la pena salvare. In quel bagaglio c’è una scrittura che non ha paura di esporsi, figlia di una generazione che naviga a vista tra vulnerabilità e forza, e che trova nella musica uno spazio sicuro. Ecco perché chiamamifaro: una luce che orienta, un segnale notturno per chi si sente alla deriva.
“Lost & Found è il disco a cui rivolgerti negli aeroporti, nelle stazioni, alla fine di un lungo viaggio, quando senti di aver perso qualcosa per strada. O qualcuno. Spero sempre che un disco aiuti almeno un po’ a ritrovarlo, o che regali un secondo di illusione di poterlo avere ancora, anche solo per un attimo. Non sempre si trova quello che si cerca, ma a volte si riesce a trovare qualcosa che ci si era dimenticati valesse la pena cercare”

Bagagli d’anima: chiamamifaro tra nostalgia e speranza
Abbiamo chiacchierato con chiamamifaro in occasione dell’uscita del suo nuovo EP Lost & Found, un progetto intimo e potente che racconta il delicato equilibrio tra smarrimento e consapevolezza. Con la sua voce gentile e decisa, Angelica ci ha aperto le porte del suo mondo fatto di valigie da riempire, stazioni da attraversare e ricordi da lasciare andare. Un dialogo tra musica e identità, tra passato e presente, dove ogni canzone è un tentativo di ritrovarsi, senza perdere la propria luce.
Hai scelto il nome chiamamifaro perché volevi essere una luce per chi ascolta. Oggi, chi o cosa è il tuo faro personale?
“Forse può sembrare banale, ma è sempre stata la musica il mio faro. Ho scelto questo nome perché, quando ero più piccola, andavo spesso a suonare la chitarra sotto un faro. Era un posto speciale, un rifugio, e mi piaceva l’idea di portarlo con me, di tenere vicino un luogo che è stato, e resta, un angolo importante del mio cuore. La musica, da allora, mi ha sempre guidata.”
LOST & FOUND è un titolo che evoca smarrimento ma anche scoperta. Cos’è che senti di aver perso e ritrovato in questo EP?
“Un sacco di cose. Questo disco le racconta un po’ tutte, come se fosse una scatola, una vera e propria valigia in cui ho messo dentro tutti i miei viaggi. E come tutti i viaggi, c’è un inizio e una fine. Mi piaceva l’idea di parlare di spostamenti, di partenze, e in effetti è un disco un po’ malinconico, ma in senso positivo: è una malinconia bella, che ti fa venire voglia di ricordare. Dentro ci sono tanti frammenti di questi cinque anni nella musica: momenti con i miei amici, i viaggi in macchina per andare a suonare in giro per tutta Italia, i furgoni che si fermano in mezzo alla strada, le facce arse dal sole dei soundcheck. E poi c’è tutta la fame di salire su un palco. Gli arrangiamenti sono suonati, vivi, proprio come la voglia che abbiamo di rimetterci in marcia per portare la musica ovunque, a tutti.”
Parlando di “Valigia”, cosa hai deciso di lasciare fuori, e cosa invece ti sei portata dietro?
“In questo disco ho lasciato fuori, per la prima volta, alcune delle mie insicurezze. Mi sono fidata del mio gusto, del mio istinto e delle mie idee. È stato un vero punto di svolta, perché mi sono buttata completamente. Lost & Found è il progetto più sincero che abbia mai fatto: mi rappresenta al cento per cento”.
Nel disco racconti i vent’anni con tutte le loro contraddizioni. Qual è, oggi, la più grande delle tue contraddizioni?
“Sono una persona che, in generale, ama la tranquillità. Non sono il tipo che va a ballare tutti i weekend, però soffro un po’ di FOMO. Ogni volta che c’è un evento sono combattuta: da una parte vorrei restare sul divano, dall’altra ho paura di perdermi qualcosa. E poi, lo ammetto, sono anche un po’ pigra…”

Hai detto che questo è il tuo progetto più consapevole: da dove nasce questa nuova consapevolezza?
“Questo progetto nasce dall’esperienza. È un tassello in più di un percorso iniziato nel 2020, e ormai non mi sento più una novellina. Ho fatto tanti errori, ma proprio grazie a quelli ho imparato. Oggi mi sento più sicura, sia di me stessa che della mia musica, e ci credo molto più di prima.”
Hai lavorato con Nigiri alla produzione e con nomi come Federica Abbate e Riccardo Zanotti: cosa ti hanno lasciato questi incontri?
“Collaborare con altri artisti ti regala un punto di vista diverso sulla musica, e penso che sia il dono più bello che qualcuno possa farti. Mi piace lavorare in squadra perché ognuno dà forma alle immagini e alle emozioni in modo diverso. Le stesse parole, dette da un altro, possono aprire nuove prospettive. È sempre un’occasione per mettersi in gioco.”
Guardando indietro, cosa diresti alla Angelica del 2020?
“Alla me di qualche anno fa direi di godersela, di fare tutto esattamente come ha fatto. In questi cinque anni di gavetta sono partita dai locali più piccoli, ma non cambierei nulla: è stato tutto necessario. Oggi spesso si ha fretta, si vuole arrivare subito, ma io credo nel valore del tempo e dei passaggi intermedi, i posti piccoli, quelli medi e poi, solo dopo, i grandi palchi. È un percorso che rifarei mille volte”.
“Casa mia” chiude il disco: è una fine o un nuovo inizio?
“”Casa mia” è una fine e, allo stesso tempo, un nuovo inizio. Chiude il disco ma apre già uno spiraglio su ciò che verrà, su un nuovo progetto a cui inizierò a lavorare presto. È un brano intimo, che parla di distanza, nostalgia, malinconia. L’ho scritto nei corridoi della scuola di Amici, in un momento in cui avevo bisogno di ancorarmi a qualcosa. Volevo che il disco finisse parlando di casa , nel senso più ampio possibile. Sono felice che sia proprio questo il brano che chiude il cerchio.”
Dove vorresti che ti portasse questo nuovo inizio?
“Ovunque. In tutti gli angoli. Ho voglia di rimettermi in macchina e suonare ovunque, anche nei luoghi dove la musica arriva di rado. Abbiamo iniziato il tour degli instore e lo stiamo facendo davvero on the road: presentiamo il disco in acustico, in uno showcase che cambia a seconda del posto. È un modo per riportare la musica alle persone, nel modo più diretto e semplice possibile.”
Cosa sogni di scrivere che ancora non sei riuscita a raccontare?
“Ti dirò un proposito più che un sogno: vorrei riuscire a parlare di più di me, in prima persona. Può sembrare una banalità, ma non lo è affatto. Ultimamente trovo più semplice scrivere in terza persona, un po’ come se stessi girando un film nella mia testa. Pezzi, ad esempio, è una delle canzoni più sincere che ho scritto: l’ho dedicata alla persona che amo e parla proprio della difficoltà di esporsi davvero. È una promessa che mi faccio: mettermi a nudo ancora di più, nelle prossime canzoni.”










