Jigamma con “margherite blu”: la musica diventa un ritorno all’origine

da | Giu 13, 2025 | Flash News, Recensioni album

Jigamma con “margherite blu” apre le porte della propria memoria emotiva: un viaggio musicale tra sogni, infanzia e introspezione, dove la delicatezza incontra la sperimentazione e ogni suono sussurra qualcosa di vero.

C’è un momento, nella vita di ognuno, in cui si sente il bisogno di rallentare, di fermarsi a guardarsi allo specchio e chiedersi: dove sono finita? Per Jigamma, questo momento si è trasformato in un disco.margherite blu, il suo EP d’esordio pubblicato da Dumba Dischi il 6 giugno, è un viaggio sonoro e personale che scava nelle radici dell’infanzia e restituisce al presente tutta la sua complessità.

Cinque brani per ritrovare una sé stessa perduta tra ricordi, immagini oniriche e dialoghi interiori. Cinque brani che mescolano elettronica, R&B, inflessioni jazz e una chiara voglia di sperimentare. Ma più che un mix di generi,margherite blu è un esercizio di consapevolezza emotiva: la musica diventa rifugio, lente d’ingrandimento, cura.

Il percorso si apre con “non so neanche dire ciao”, una traccia che ha il sapore del tempo che passa ma non cancella. Dentro, la voce di Jigamma bambina: timida, incerta, ma già carica di intenzione. Un’introduzione tenera e potente che ci porta subito nel cuore dell’EP, dove la musica non è solo estetica ma memoria viva.

Con “quattro colpi”, il ritmo accelera, l’atmosfera si fa frenetica. C’è qualcosa di caotico e irresistibile in questo brano, come una corsa notturna verso qualcosa che non si riesce a nominare. È un brano che pulsa, che non dà tregua, che fa male ma non si può smettere di ascoltare.

“cartapesta” è invece il momento più intimo e vulnerabile dell’EP. Voce e piano, nient’altro. Il minimalismo sonoro serve a mettere a fuoco un confronto delicatissimo con la sé bambina: uno scambio fatto di domande, tenerezze, paure e abbracci mancati. Un dialogo a cuore aperto che ha il tono sommesso delle cose vere.

In “mattoncini/le colline”, Jigamma si siede metaforicamente davanti allo specchio e osserva i frammenti della sua identità. I paesaggi dell’infanzia fanno da sfondo a una ricostruzione lenta e fragile, come quando da piccoli si cerca di rimettere insieme un piatto rotto. La voce si fa quasi sussurro, in attesa di riconoscersi di nuovo.

Chiude l’EP “primo amore”, un brano che sa di riconciliazione. Dopo il viaggio, dopo le corse, i silenzi e le domande, c’è finalmente l’incontro. Con la sé bambina, con la propria essenza. Una dichiarazione d’amore non a qualcun altro, ma a sé stessi. Perché, come canta Jigamma, non si può amare davvero se prima non si impara ad accettarsi.

Dietro Jigamma c’è Ginevra Gammanossi, classe 2002, livornese d’origine e bolognese d’adozione. Cresciuta in una famiglia immersa nella musica, Ginevra impara presto a suonare flauto, pianoforte e sassofono. Ma è solo abbandonando lo studio accademico e lasciandosi guidare dalla scrittura e dal canto che trova la sua voce più autentica. O meglio: la lascia emergere.

“Ginevra è Jigamma e non potrebbe essere altrimenti senza di lei, lo stesso vale per il contrario. Sono due parti unite che comunicano solo quando suonano o ascoltano musica”.

margherite blu è il primo capitolo ufficiale di questa doppia identità, ma non è un esordio acerbo: è un manifesto. Di fragilità, di ricerca, di presenza. Un EP che non ha paura di esporsi, che parla con delicatezza ma anche con forza, e che invita l’ascoltatore a fare lo stesso: rallentare, ascoltarsi, ricordare. E magari riscoprirsi.

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