C’è qualcosa di antico e insieme sorprendentemente nuovo nell’esordio discografico di STUNK, alias Francesco Di Pietro. Il suo Cocci di me, già disponibile dal 16 maggio per GARBO Dischi/Daylite Records e distribuito da Sony Music Italy, è più di un semplice EP: è una confessione disarmata travestita da raccolta musicale.
In sei tracce, STUNK costruisce un universo sonoro dove convivono urban ballad, introspezione e sarcasmo, il tutto sorretto da un sax che non è solo accompagnamento, ma voce parallela, protesi emotiva, eco del non detto. Brani come Blu e Club raccontano il disagio generazionale e le notti confuse con una lucidità che graffia, mentre 1000 indicazioni smaschera il rumore disorientante del quotidiano. L’omonima Cocci di me suona come un momento di resa: l’accettazione delle proprie crepe come punto di partenza per comprendersi davvero.
Classe 2002, STUNK nasce come sassofonista classico, diplomato a Campobasso e poi approdato a Milano, dove trasforma la sua tecnica in racconto. E non è un caso che l’EP sia nato da un’urgenza personale: «Ogni parola era profondamente sincera nel momento in cui l’ho scritta», confessa. A completare la visione, il producer Sneccio, capace di trasformare scarabocchi in disegni, emozioni in canzoni.
Cocci di me è uno specchio rotto in cui ogni frammento riflette un dettaglio inedito del sé, con sincerità rara e una produzione sfaccettata. Una narrazione musicale che non cerca approvazione, ma condivisione. In fondo, non c’è niente di più universale di una fragilità ben raccontata.










