Sole, mare poi sparire. Soffia impavido il vento dal Mediterraneo Centrale del Il Maestrale, alternando sussurri e ululati per spargersi dappertutto, raggiungere anche i luoghi più remoti.
Arrangiamenti elettro-acustici e quel sound folk che li contraddistinguono, Mediterraneo Centrale è la descrizione perfetta del Sud Italia vista dalla lente di chi la vive ogni giorno, da costa a costa.
Una cartolina dai toni vintage sbiaditi dal trascorrere del tempo, un concetto che, al sud, ormai ha una denominazione diventata quasi mainstream: vita lenta. Ma Il Maestrale ci racconta un’immagine chiara, contraddittoria a ciò che viene pubblicizzato.
Il Maestrale soffia la sua verità
I suoni di Mediterraneo Centrale ci ricordano la storia di un luogo ricco di storia e cultura, abitato, nel corso dei secoli, da popoli differenti che hanno lasciato la loro impronta marcata arrivando fino ad oggi. Culture che prima venivano accolte. Oggi, spesso, vengono respinte rivelando un lato crudo del Meridione non solo fatto di turismo, mare e buon cibo.
Tra partenze, speranze sospese e sospiri mozzati, il ritmo del brano de Il Maestrale richiama il moto delle onde del mare. L’alternanza di momenti di suspence ed esplosioni sonore porta la voce del collettivo (Alessandra Valenzano) ad accompagnarci verso un climax ascendente di rivalsa, dividendo la sua anima tra amore ed odio per la sua terra.
“Mediterraneo centrale
L’orizzonte vago del mare
Emette sentenze amare
Per chi vuole scappare”
Qui la dicotomia: spiagge dorate e calde su cui abbandonarsi e trascorrere estati indimenticabili sono le stesse patine che fanno da confine ad un mare terrificante e divoratore di anime. Infatti, “Sugo Caldo Rosso Sangue”.
Mediterraneo Centrale, la cartolina
Il palcoscenico diventa la spiaggia, volutamente spinta verso la finzione per mettere sù la sceneggiata della realtà del meridione. Alice Palumbo (la regista) svela la falsità dei racconti “turistici” attraverso i cliché che dipingono il territorio, beffeggiandolo. Famiglie chiassose, un pescatore con vestiti logori, le classiche influencer testimonial di un lusso per pochi di cui si veste Mediterraneo Centrale con la bella stagione.
Infine, un pubblico che immortala tutto il luccichio di una realtà che resta sempre la stessa anzi, è in caduta libera.
Sole, mare poi morire.










