C’è una nuova “legge” nella “giungla urbana” della trap, e porta la firma di Youngotti. Il producer romano, nome d’arte di Alessandro Moretti, è pronto con il suo primo album da producer: Gotti Mafia, uscito il 9 maggio per Honiro Label. Un titolo che sa di crimine organizzato, ma anche di identità, appartenenza e rispetto conquistato beat dopo beat.
Gotti Mafia è una raccolta di tracce che parlano con la voce ruvida delle strade, alimentate da un sound crudo, tagliente, senza fronzoli. È il ritratto di un mondo dove la moralità è un concetto fluido e l’unico comandamento è essere veri. Qui, la “trappola” non è solo un genere musicale: è un modo di stare al mondo, tra angoli bui e voglia di riscatto.
Youngotti ha costruito un mosaico di suoni, unendo figure storiche del rap italiano e volti emergenti della nuova generazione urban, in un incontro generazionale.
“Ho voluto creare un dialogo tra passato e futuro, mettere in connessione stili e background diversi. Non è stato facile, ma sento che il risultato è fedele alla mia visione: la trap come forma d’arte viva, che evolve senza mai perdere la sua fame”.
La tracklist va tra le pieghe più estreme della scena, con collaborazioni d’impatto che danno voce al caos organizzato: Zep Dembo, Flaco G, KFresco, Side Baby, Vaz Tè, Disme e Chicoria, sono solo alcuni dei feat presenti.
Il producer dimostra che la trap non è morta, anzi: è più viva che mai, pronta a cambiare ancora, ma sempre con la stessa attitudine feroce. Una legge non scritta, che non ha bisogno di tribunali ma solo di bassi pesanti e verità scomode.
Youngotti: realness e trap in Gotti Mafia
Dopo anni di produzioni importanti, questo è il tuo primo album come producer. Perché proprio ora, e perché con questa squadra?
“C’è stato un lavoro intenso sia sui tempi di realizzazione che sul coinvolgimento degli artisti: amici fidati e nuove scoperte che ho sentito perfettamente in linea con l’identità del progetto. Il risultato è un vero incontro generazionale, dove leggende e nuove leve si mescolano in modo organico. Ho curato ogni accostamento di voci per valorizzare proprio questo scambio. La trap cambia in continuazione, anno dopo anno. Racchiuderne l’evoluzione in un unico album, attraverso collaborazioni mirate, è stata la vera sfida e anche la soddisfazione più grande.”
Qual è stato il feat più difficile da far incastrare in Gotti Mafia e quale, invece, ti ha sorpreso per chimica e risultato?
“Tutti gli artisti coinvolti hanno accolto l’invito con entusiasmo. Se parliamo di “incastro” inteso come abbinamento stilistico, direi Side Baby e Vaz Tè: due colonne della scena, ma con approcci molto diversi. Per quanto riguarda la sorpresa, invece, “Wuh Wuh” con Flaco, Raspyy e KFresco è stata una rivelazione. Tre giovani progetti, tre energie diverse che hanno lasciato un segno fortissimo nel disco.”
C’è un artista che avresti voluto assolutamente nel disco ma che, per qualche motivo, è rimasto fuori?
“Assolutamente sì. Penso a nomi come Sick Luke e Tony Effe, con cui ho un rapporto di amicizia e stima. Per varie ragioni non è stato possibile includerli in questo progetto, ma sono sicuro che ci sarà modo di creare insieme nei prossimi lavori.”
Qual è stato il beat più difficile da costruire?
“A dire il vero, in questo disco nessun beat mi ha messo realmente in difficoltà. Ho seguito la wave che mi rappresenta, lasciandomi guidare dal gusto personale. Fuori da questo progetto sì, ci sono state produzioni più complesse da gestire, ma Gotti Mafia è nato con una fluidità sorprendente.”
In un mondo dove molti puntano all’intrattenimento, tu parli di “realness”. Quanto conta oggi, secondo te, essere veri, anche quando la verità è scomoda?
“Non credo esista una risposta valida per tutti. Io racconto quello che vivo ogni giorno, quindi i testi escono diretti, veri, a volte anche brutali, come la trap che porto in questo disco. Alla fine, il punto è proprio quello: “sputamo il vero”. Quello che distingue gli artisti nel nostro genere è quanto sono connessi con la realtà che raccontano. Per alcuni è solo un dettaglio, per noi è la base.”
Com’è nata “Moltiplicarli” ft. Side Baby e Vaz Tè?
“Ero in studio con Side e Young Chencs, producer con cui collabora spesso. Abbiamo iniziato a provare qualcosa e la sua strofa era talmente potente che ho subito pensato di includerla nel disco. Poco dopo ho chiamato Vaz Tè, e l’idea di unire due pilastri della scena, Roma e Genova, mi ha entusiasmato. “Moltiplicarli” è diventato un brano culto del progetto: due mondi diversi che si incontrano alla perfezione.”
C’è un brano di Gotti Mafia a cui sei più legato?
“‘Gucci Mane’ con Zep Dembo. C’è un legame forte con lui e tanta stima. E poi l’intro che ha lasciato è semplicemente iconico.”
Come si sopravvive oggi nella scena trap senza snaturarsi né rincorrere le mode? È più difficile per un producer rispetto a un rapper?
“Non so dire se sia più difficile da producer o da rapper. Ma come producer, se hai un’identità chiara e una tua forza musicale riconoscibile, hai sicuramente più libertà nel pubblicare. I rapper spesso devono muoversi tra dinamiche più complesse. In generale, però, per sopravvivere devi essere manifesto di te stesso: del tuo gusto, del tuo movimento. Altrimenti rischi di diventare l’ennesimo clone.”
Se la trap fosse un codice d’onore, come quello delle vere mafie, quali sarebbero le tre regole fondamentali secondo te?
“La prima, senza dubbio, è la realness. Poi lo stile, che non è solo estetica ma modo di stare nel gioco, e l’attitudine giusta. Non ho mai sopportato chi forza troppo la mano, chi finge a tal punto da risultare fastidioso. La verità, in questo genere, è tutto.”
Se dovessi spiegare questo album a qualcuno che non ha mai ascoltato trap in vita sua, quale traccia gli faresti sentire per prima e perché?
“‘Skeleton’ con Rayan e Intifaya. Unisce melodia e crudo realismo, suoni cupi e martellanti. Ha un equilibrio che può colpire anche chi non è abituato al genere, facendo capire davvero cos’è la trap e dove può arrivare.”
Parlando di futuro, quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
“Per ora, far girare bene il disco! Poi l’idea è quella di portarlo live, suonarlo il più possibile e condividerlo col pubblico in ogni città.”










