Un quadro in movimento, in cui ogni sonorità rivela un frammento di vita condivisa, un gesto di sostegno, un’ombra di complicità.
Ci sono voci che sfiorano, suoni che per qualche assurdo motivo si sciolgono e canzoni come A Ludovica di Livrea, che non si limitano a essere ascoltate: si avvertono sulla pelle, come cicatrici rimarginate con dolcezza.
A Ludovica fa parte del progetto “Diario di scavo”, un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: un’operazione concreta di ripescaggio nei sentimenti, nei ricordi, nei dettagli minuscoli che ricostruiscono la storia di un legame indissolubile.
La produzione porta la firma di Duck Chagall, che avvolge la voce di Livrea in un tessuto musicale volutamente ruvido, impastato di sonorità anni ’90.
C’è qualcosa di sospeso in A Ludovica di Livrea. Un’oniricità che ricorda quelle melodie che si insinuano nella mente e ci restano, anche quando la musica finisce. Ma c’è anche un ancoraggio forte al reale, ai piccoli dettagli quotidiani che danno sostanza ai legami veri, ed è questo a rendere Livrea una delle voci più interessanti nel panorama italiano attuale.
Un sound acquoso, morbido, accompagnato dalla grandissima estensione vocale di Livrea, capace di librarsi leggera e poi inabissarsi, dipingendo così una sonorità che è tutta figlia del jazz.
Nonostante la morbidezza di A Ludovica ed il panorama etereo che si crea, il climax c’è eccome.
Gli elementi glitch disseminati con cura aggiungono un’estetica analogica – un po’ sporca, un po’ imperfetta, che ricorda la nostalgia: immagini sfocate, colori che si sciolgono ai bordi, una bellezza che sta proprio nell’incertezza del contorno.
E mentre il pezzo scorre in cuffia, ci ritroviamo a camminare per quelle strade che ci lasciano una sensazione dolceamara sulle spalle, tra luci di lampioni e vetrine illuminate.
Pensiamo di essere soli ma non lo siamo, riconosciamo nelle note il volto di un’amica che ci è stata accanto nei momenti più difficili. Anche se lei non esiste.
E ci rendiamo conto che A Ludovica non è solo una canzone.
È una stanza aperta, in cui chiunque può entrare e ritrovare un pezzo di sé.










