Quando si parla di Clarks, non si parla solo di scarpe. Si parla di ritmo, di sottoculture, di un battito costante che ha attraversato decenni, generi e movimenti musicali, lasciando un’impronta indelebile nella storia della musica. Il documentario From Somerset to the World, diretto da Set Free Richardson e narrato da Yasiin Bey, racconta non solo la storia di un brand iconico, ma quella di un’icona culturale che ha camminato fianco a fianco con alcune delle più importanti rivoluzioni sonore degli ultimi due secoli.
Dai marciapiedi al palco: la colonna sonora di Clarks
Chiunque abbia ascoltato un disco hip-hop degli anni ‘90 sa che Clarks è più di un semplice brand di calzature. Non è un caso che il Wu-Tang Clan, pietra miliare del rap statunitense, abbia trasformato le Wallabee in un simbolo di stile underground. Ghostface Killah lo racconta nel documentario con entusiasmo:
“Alla fine degli anni ‘80, Clarks era al pari delle sneakers più desiderate”.
I video musicali dell’epoca parlano chiaro: le Wallabee ai piedi di Nas, i beat di Raekwon che risuonano mentre il suede delle scarpe si muove nei bassifondi di New York. In Apollo Kids, le Clarks vengono personalizzate, tinte a mano, immortalate come una tela su cui gli artisti lasciano il proprio segno.
Dall’altra parte dell’oceano, Clarks diventa un’istituzione nella cultura reggae. La Giamaica, culla della musica che ha dato i natali al dub e all’hip-hop, ha abbracciato il brand come un simbolo di status e appartenenza. Lila Iké, nuova voce della scena reggae, lo sottolinea nel documentario:
“Se conosci i giamaicani, sai che Clarks è più di un brand, è un simbolo”.
Da U-Roy a Vybz Kartel, passando per Super Cat e Popcaan, la scarpa ha calpestato gli stage più caldi, accompagnando la dancehall dalla golden age fino alle nuove generazioni.
Britpop e beyond: Clarks come dichiarazione di stile
Negli anni ‘90, mentre l’hip-hop americano consacrava le Wallabee, dall’altra parte dell’Atlantico un altro genere musicale stava riscrivendo le regole del gioco: il britpop. Liam Gallagher degli Oasis, non solo ha portato Clarks sulle copertine delle riviste, ma le ha rese parte integrante del look ribelle della scena musicale inglese. La Desert Boot si trasforma in un’icona per chiunque voglia incarnare l’estetica mod rivisitata, unendo il classicismo delle radici britanniche alla sfrontatezza di un nuovo rock da stadio.
Ma la storia non si ferma qui. Dall’Inghilterra al Giappone, la Desert Boot diventa un punto fermo dello stile Ivy League negli anni ‘60, e negli anni 2000 Clarks continua a fare scuola, attraversando movimenti underground e mainstream con la stessa eleganza con cui ha sempre camminato nella storia.
Quest’anno la Desert Boot compie 75 anni, ma Clarks non è solo passato: è presente e futuro. Secondo il recente report di Lyst, il brand è ancora tra i più desiderati a livello globale, una testimonianza del suo impatto culturale che non conosce epoche.
“Le Clarks sono le up-and-down shoes”
Lo dice Raekwon, e in effetti sono sempre state così: versatili, capaci di adattarsi ai contesti più diversi, dai quartieri popolari ai red carpet.
Se la moda è ciclica, la musica è eterna. E Clarks, con il suo suono silenzioso ma inconfondibile, ha trovato il modo di essere entrambe le cose. Duecento anni di storia non sono solo un anniversario, ma il battito costante di una cultura che non smette mai di evolversi.










