Continuiamo con la carrellata dei brani di Sanremo 2025.
Le scelte di Carlo Conti per l’Ariston si sono rivelate povere di sperimentazione sonora (parliamo perlopiù di ballad), ma alcune di queste risultano delle vere e proprie chicche, soprattutto da un punto di vista testuale.
Andiamo ad analizzarle da vicino.
Brunori Sas – L’albero delle noci
Sono cresciute veloci
Le foglie sull’albero delle noci
Una dedica d’amore paterno struggente e dolce come “la neve ed il miele che si mescolano”.
Il sentimento di un amore così profondo, infatti, non può che azzerare la paura di interfacciarsi con la felicità, a volte “impossibile da sostenere” per la perpetua sensazione di non esserne all’altezza, laddove le “dimensioni del proprio cuore” non sembrano adeguate. Dario Brunori si denuda completamente, ci parla del dolcissimo dolore di un padre nel veder crescere la propria figlia, ed il tutto attraverso un’immagine che appartiene alla tradizione della sua terra “crudele”. (Era infatti usanza, per i contadini calabresi, piantare un albero di noci in occasione della nascita di ogni figlio.)
Ci troviamo di fronte ad uno dei brani più belli mai presentati all’Ariston, tanto che la Crusca lo ha designato il miglior testo tra quelli in gara.
Bresh – La tana del granchio
“La tana del granchio sono io”, ha affermato l’artista genovese in più occasioni.
Ballad che richiama il gusto classico della kermesse per sonorità prettamente pop, ma l’elemento davvero interessante è il testo, ricco di metafore in cui l’artista mette in primo piano sé stesso e la propria emotività, anche in relazione all’amore.
Sono una madre che si sgola
Una testa che gira ancora
Una chitarra che non suona
Una borsa piena di buchi
Se capisci che non ti amo
Sei una sirena che non nuota
Francesco Gabbani – Viva la vita
“Viva la vita“, come da titolo, è un invito ad apprezzare la vita per quello che è.
Ballad scritta in collaborazione con Davide Simonetta e Pacifico con un bel messaggio, che però non spicca in modo particolare tra i brani proposti quest’anno all’Ariston, soprattutto per il testo oggettivamente poco originale.
Francesca Michielin – Fango in paradiso
Cosa rimane dopo la fine di una relazione?
Francesca Michielin presenta un pezzo pop piuttosto vicino al suo abituale mondo artistico, il cui titolo sottolinea come, anche in un contesto idilliaco, si possa alla fine trovare qualcosa di sbagliato.
Un brano che non colpisce in modo particolarmente significativo, ma che merita di sicuro un ascolto più accurato.
Tony Effe – Damme ‘na mano
Tony Effe presenta a Sanremo 2025 uno stornello romano con contaminazioni urban, citando impropriamente Franco Califano e Gabriella Ferri; un omaggio alla sua città, Roma, qui raccontata come donna di cui l’artista è innamorato. Cambio di rotta che non convince e che risulta addirittura forzata. Ci si aspettava uno slancio di sincerità da un brano del genere, nel quale l’artista avrebbe potuto liberarsi per un attimo dal personaggio del trapper, ma il risultato è stato un’ulteriore chiusura, in una forma, peraltro, che non gli appartiene.










