C’è chi il successo lo cerca e chi, invece, lo costruisce con pazienza, mattoncino dopo mattoncino. Bresh appartiene alla seconda categoria. Dopo aver conquistato pubblico e classifiche con 27 dischi di platino e 9 ori, il cantautore genovese si prepara a vivere l’anno della svolta: per la prima volta sarà in gara al Festival di Sanremo, pronto a portare sul palco dell’Ariston la sua poetica fatta di immagini evocative e parole semplici ma potentissime.
Il pezzo con cui gareggerà si intitola La tana del granchio ed è firmato dallo stesso Bresh con Luca Di Blasi, Giorgio De Lauri e Luca Ghiazzi, sotto la produzione di Dibla, JIZ e SHUNE. Una canzone che promette di emozionare, unendo la sua anima cantautorale alle sonorità urban che l’hanno reso uno degli artisti più interessanti.
E per la serata delle cover, il legame con la sua terra diventa ancora più forte: Bresh canterà “Crêuza de mä” di Fabrizio De André, duettando con Cristiano De André.
La tana del granchio: quando il mare diventa specchio di un’anima inquieta
Bresh, con La tana del granchio, confeziona un brano dal forte impatto emotivo, dove il testo si muove tra immagini evocative e un linguaggio semplice ma profondamente incisivo. È una canzone che parla di incomunicabilità, di sentimenti espressi male, di rapporti fragili e della difficoltà di trovare le parole giuste al momento giusto.
Nella tana del granchio c’è una canzone
La tana sembra un rifugio, un luogo sicuro, ma al tempo stesso inaccessibile, nascosto sotto la superficie del mare. Il granchio diventa una metafora di chi si chiude in sé stesso, schivo, pronto a ritrarsi di fronte al contatto umano. Seguono frammenti di vita quotidiana che raccontano una relazione in bilico tra incomprensione e affetto.
Ti ho vista piangere dietro alle mie parole Ma non sapevo cos’altro dire di te
C’è quella sensazione di dire la cosa sbagliata anche quando l’intenzione è giusta. La comunicazione è spezzata, come se ogni frase fosse una nota stonata in una melodia altrimenti perfetta.
Uno degli elementi più affascinanti del brano è il modo in cui Bresh riesce a rendere poetiche anche le situazioni più comuni, come un sacchetto di plastica con dentro due costumi dimenticati in macchina.
Ma i costumi non sono solo un oggetto qualunque, rappresentano un’estate che è finita, il calore che si è disperso, la distanza tra due persone che un tempo condividevano momenti felici.
La sua forza sta proprio in questa delicatezza del non detto, nel modo in cui lascia che siano le metafore a parlare, senza mai forzare un’emozione.
Bresh dai club ai palasport
Sanremo sarà solo l’inizio. Dopo aver riempito ogni venue disponibile nel 2023, Bresh è pronto per il suo debutto nei palasport. Un traguardo impensabile fino a qualche anno fa, quando la sua musica viveva ancora nei confini della scena underground ligure.
Dopo il grande successo della prevendita, Bresh si prepara a infiammare i palasport per la prima volta nella sua carriera. Il 1° novembre sarà al Palazzo dello Sport di Roma, mentre la data del 6 novembre all’Unipol Forum di Milano è già vicina al sold out. La risposta entusiasta del pubblico ha spinto l’artista ad annunciare ieri un raddoppio: una nuova data il 7 novembre, sempre all’Unipol Forum, per un doppio appuntamento nel cuore della scena live italiana.
Bresh: “Sanremo è un traguardo, ma il bello deve ancora venire”
Noi di Cromosomi abbiamo avuto il piacere di incontrare Bresh, scambiando con lui diverse parole sul suo percorso, la musica e le emozioni che lo accompagnano verso Sanremo e il suo primo tour nei palasport.
Nel brano canti “Nella tana del granchio c’è una canzone”. Questa tana è un rifugio, una prigione o entrambe le cose?
“Si fa sempre più fatica a contare sulla genuinità, credo sia così per tutti noi. Però sì, La tana del granchio sarà la mia parte più intima, più profonda, quella delle grandi tristezze e delle delusioni, ma anche il posto in cui torni sempre. Spero che, attraverso la mia storia e le mie parole, qualcuno possa ritrovarsi in quel tipo di sensazione.”
Sanremo è un traguardo importante. Come lo vivi e cosa rappresenta per te?
“Sanremo per me è sempre stato un totem familiare, un appuntamento fisso per tutte le donne della mia famiglia: mia mamma, mia sorella, mia cugina, mia nonna… loro lo conoscono bene da tempo. Io invece l’ho imparato a conoscere meglio solo negli ultimi anni, da quando si è aperto un po’ di più ai giovani. Vengo dall’urban, e fino a qualche anno fa quel palco non era proprio il più adatto per il nostro genere. Poi, quando si è capito che potevamo portare anche il nostro mondo lì, tutto è cambiato. Il pezzo che porto è chiaramente contaminato, con un ritornello più pop e aperto rispetto a canzoni più cantautorali, che sono più parlate e cantate.”
Come ti stai preparando per Sanremo? Hai qualche rito particolare?
“Mi sto preparando con allenamenti, palestra, lezioni di canto per evitare figuracce sul palco. E poi il mio “rito” è quello di portare con me tanti amici e la famiglia, essendo in Liguria gioco in casa, quindi avere le persone giuste accanto mi aiuta a sentirmi sereno. Cerco anche di schermarmi dalle continue domande su Sanremo da parte di chi non è addetto ai lavori. Voglio viverlo con naturalezza, come se fosse un periodo normale della mia vita… anche se ovviamente non lo è.
“Ho bisogno solo di riuscire a convincere te” è una frase ripetuta più volte nel brano. Chi è questa persona che devi convincere?
“Ma chi mi sta parlando. È la persona a cui sto parlando, che può essere appunto una compagna, una donna o un amico. Può essere una persona con cui ho dei rapporti lavorativi quindi io mi sono creato questo vortice di spiegazioni per il bisogno di convincere te”.
Come gestisci le emozioni prima di un’esibizione così importante?
“Cerco di dimenticarmene fino all’ultimo momento e di non farmi prendere dall’ansia. Se ti lasci sopraffare, ti ingolfano i pensieri e rischi di non goderti l’attimo. Per questo racchiudo tutto in quei tre minuti sul palco e cerco di dare il massimo.”
A livello di look, come ti presenterai sul palco di Sanremo?
“Sono grato a Emi Paris, che mi veste per la prima volta a Sanremo. Durante le giornate, invece, indosserò anche altri brand come Stone Island, che rispecchiano la mia personalità e il mio stile. E grazie a Michele Potenza, che è il mio stylist, mi sentirò a mio agio anche nell’outfit. Porterò me stesso, anche attraverso quello che indosso.”
Che evoluzione artistica e umana c’è stata dal Bresh che cantava per strada a quello che salirà sul palco dell’Ariston?
“Le cose sono cambiate, le stagioni sono passate, ma senza che me ne accorgessi troppo. La sostanza, però, è rimasta sempre la stessa. Proverò a portare sul palco lo stesso Andrea che cantava senza chitarra per strada, anche se questa volta con una chitarra che non suona. Voglio rimanere me stesso, anche in un ambiente contaminato come quello di Sanremo. Proverò a tenere i paraocchi su quello che sono, perché credo sia la ricetta giusta per stare in pace e non pentirsi di nulla. Sanremo è una tappa importante, e fa piacere a me e alle donne della mia famiglia. Ho già rotto il ghiaccio l’anno scorso, quando ho duettato con Emma su pezzi difficilissimi di Tiziano Ferro. Pensavo di sbagliare la prima nota, invece ho sbagliato la seconda! La prendiamo con leggerezza, come una grande gita e un gran divertimento. Dopo ci saranno il tour e l’album, che sono i veri pilastri della mia carriera.”
Nel Festival ci sarà una serata dedicata alle cover e duetterai con Cristiano De André in “Crêuza de mä”. Cosa significa per te portare un pezzo così simbolico della tua terra su quel palco?
“È un cerchio che si chiude, perché per me quella canzone è un porto sicuro, un momento sacro. Ogni volta che la canto mi tornano in mente i sapori, gli odori e la vibe della mia terra. Portarla sul palco di Sanremo è quasi banale per me, ma spero che non lo sia per gli altri. Il pezzo è completamente genovese, non è una scelta nazionale e popolare, anzi. Non volevo snaturarmi con una cover che non mi rappresentasse. E poi è una canzone che canto da quando ero piccolo, tutta in dialetto. Perché non portarla all’Ariston? È un orgoglio per me e per i miei conterranei. Cristiano poi è un uomo di grande spessore e fare questo duetto con lui è una delle cose più belle di questo Festival. L’ho conosciuto quando abbiamo girato il documentario sulla scuola genovese e sono felicissimo che abbia accettato di condividere questo momento con me.”
Quanto c’è di Genova e del mare nella tua musica?
“Nel mio testo c’è tanto mare, tanta Genova. È il frutto dei miei ascolti e della mia personalità.”
Che rapporto hai con la scuola cantautorale genovese?
“Gino Paoli, Tenco, i grandi della scuola genovese… sono le fondamenta del cantautorato italiano. Io ho sempre mischiato questi riferimenti con il rap, che invece è arrivato dopo, e che di solito scopri da solo o grazie agli amici, non dai genitori. Spesso mi chiedono: “Ma tu sei più rapper o più cantautore?”. Non lo so, ho coniato il termine “cantautorep” perché mischio melodia e strofe, con parole che non appartengono né del tutto alla cultura cantautorale né del tutto a quella rap. Descrivo molte immagini nei miei testi, più di altri. Prendo il meglio da entrambi i generi e lo faccio mio.”
Meglio vincere Sanremo o lo scudetto del Genoa?
“Ma che domanda è? Lo scudetto del Genoa tutta la vita! Poi, per carità, non è che non mi piacerebbe andare all’Eurovision… però lì si compete con gente che ha delle performance vocali assurde. Io preferisco concentrarmi sull’album e sul mio pubblico.”
Se il tuo Sanremo fosse una partita, quale sarebbe?
“Forse un quarto di finale, non una finale. Non prendo Sanremo come una competizione, altrimenti probabilmente non ci sarei nemmeno andato. Oggi il Festival è più un megafono che una gara, e io lo vivo così. Quest’anno ci sono tanti amici, quindi la prendo quasi come una gita di classe.
Non vado con lo spirito da competizione, ma con la voglia di spaccare il palco con la mia interpretazione e di essere sempre me stesso. Poi ci saranno il tour e l’album, ed è su quello che punto davvero.”
E il FantaSanremo?
“Ancora devo capire bene le regole! Ricevo solo messaggi su quello, quindi immagino sia una cosa seria. A questo punto, saremo a favore di chi mi ha messo capitano, vogliamo far felici tutti!”
Hai un bel rapporto con la scena romana?
“Sì, ho un bel rapporto con tutta la scena romana. Tra l’altro, presto uscirà un feat con Achille Lauro.”
Dopo il Festival, un tour nei palasport: il primo della tua carriera. Come ti senti?
“Il tour è la cosa più importante per me, insieme alla mia musica e al nuovo album. Sono i pilastri che mi tengono vivo. Il tour sta andando alla grande, infatti annunceremo presto il sold out dell’Unipol Forum e apriremo una seconda data il 7 novembre. Sanremo è una tappa importante, ma un album e un tour durano nel tempo. Io voglio dare importanza a quello, perché un Festival dura una settimana, ma la musica resta.”
Sanremo lo aspetta. I palazzetti lo aspettano. Il pubblico lo aspetta. Ed è solo l’inizio.










