La 75ª edizione del Festival di Sanremo vedrà nuovamente protagonista Clara, che torna sul palco dell’Ariston con il brano Febbre, un pezzo carico di significati. Il singolo, già disponibile in presave e preorder, sarà pubblicato anche in una speciale edizione in vinile 7” – 45 giri, che conterrà sia il brano sanremese sia “Diamanti Grezzi”, il pezzo con cui ha debuttato lo scorso anno al Festival.
Dopo il successo di “PRIMO”, il suo album d’esordio certificato disco d’oro, Clara si presenta a Sanremo con una consapevolezza artistica ancora più definita e un sound che si spinge oltre i confini del pop tradizionale. Febbre, prodotto da Dardust, è una metafora del cambiamento interiore, delle oscillazioni emotive che caratterizzano la crescita personale e il raggiungimento della propria identità.
Per capire meglio il significato della canzone e l’emozione di questa nuova partecipazione sanremese, abbiamo incontrato Clara mercoledì 29 gennaio al Turbo di Milano, in un evento moderato da Manola Moslehi.
“Febbre”, un viaggio tra le emozioni di CLARA
Durante l’incontro, Clara ci ha raccontato che Febbre è un pezzo costruito come un piccolo film, diviso in quattro scene sonore che si alternano e si evolvono. L’introduzione orchestrale, emozionale e avvolgente, lascia presto spazio a una sezione urban e trap, con un beat pulsante e una metrica più serrata. Poi arriva il terzo atto, dominato dall’elettronica elegante, un mix tra ritmo e melodia che crea un’atmosfera ipnotica. Infine, tutto converge nello special e nel finale, dove le diverse anime del brano si fondono, creando un climax potente e suggestivo.
Febbre è una canzone che parla di trasformazione e crescita:
La febbre sale e scende, proprio come le emozioni, gli alti e bassi della vita. È un brano che racconta il percorso per trovare la versione migliore di noi stessi
Parlando delle prove ci ha raccontato:
Provare Febbre con l’orchestra a Roma è stata un’emozione fortissima. E poi salire sul palco di Sanremo quest’anno è stato completamente diverso rispetto all’anno scorso: è molto più grande, e l’impatto scenico è cambiato. Entrare su quel palco è stato speciale, anche perché mi sento molto cresciuta, sia come persona che come artista. Ho acquisito una maggiore consapevolezza, e questa sicurezza si riflette anche nel mio modo di affrontare la musica. Ho avuto la possibilità di lavorare con produttori e autori che ho sempre ammirato, come Jacopo Torre e Federica Abate, con cui ho scritto Febbre. Con loro si è creata subito una connessione naturale, hanno capito immediatamente quello che volevo esprimere, e questa sintonia mi ha dato un’enorme carica. Sul palco ci saranno diverse riprese e Carlo (Conti) è molto attento a questi dettagli, quindi sarà tutto curato nei minimi particolari.
Sei più o meno agitata rispetto allo scorso anno?
Rispetto allo scorso anno, direi che non sono più agitata, anzi. Nel periodo pre-Sanremo del 2023 ero molto più in ansia, non sapevo cosa aspettarmi, mentre ora ho un’idea più chiara di come saranno organizzate le giornate, del ritmo da seguire. Anche il mio team e i miei amici sanno già come muoversi e questo ci permette di lavorare con più serenità. Inoltre, quest’anno ho un approccio diverso anche con il mio insegnante di canto: so meglio cosa voglio portare sul palco, come voglio gestire la mia voce e trasmettere il mio messaggio.
Ecco parliamo di Febbre.
Febbre è una metafora del cambiamento, della percezione che abbiamo di noi stessi e della nostra realtà. Ho letto molte interpretazioni che parlano di amore, e in un certo senso è vero, ma per me è soprattutto un brano che riguarda l’amore verso se stessi. Il ritornello è quasi un dialogo interiore tra me e il mio modo di sentire. Quest’anno ho vissuto molte esperienze positive, mi sento più equilibrata e ho trovato una stabilità anche nella mia vita quotidiana. Ma ci sono stati anche momenti in cui mi sono sentita fuori posto, quasi come un pesce fuor d’acqua. Questa canzone racconta proprio questo percorso di crescita e accettazione, perché spesso il nostro peggior nemico siamo noi stessi.
Com’è nato il brano?
Ricordo che anni fa parlavo con Andrea, il mio manager, e gli dicevo che mi sarebbe piaciuto tantissimo lavorare con Dardust, perché è un visionario. Febbre è nata in più sessioni: una con Federica Abate, un’altra con Jacopo Torre, poi ancora tutti insieme con Dardust. Lui mi ha aiutata a esplorare nuove sonorità, a uscire dalla mia comfort zone. Il brano è un mix di urban e sperimentazione, e quello che mi ha colpita di più è stato il modo in cui nelle strofe mi hanno lasciato spazio, intervenendo solo quando necessario. Fino all’ultimo abbiamo aggiunto elementi alla produzione, come il sax. Io stessa ho cambiato la prima strofa tantissime volte, perché sono un’eterna indecisa, ma alla fine sono davvero soddisfatta del risultato. Febbre mi rappresenta al 100% e spero che chi la ascolterà possa ritrovarsi nel suo significato.
Durante la settimana sanremese, Clara non sarà solo impegnata sul palco, ma anche in un’iniziativa speciale pensata per il suo pubblico: la “Farmacia dell’Amore”, uno spazio dedicato al benessere mentale, all’accettazione di sé e alla crescita personale.
Sanremo è una grande vetrina non solo per la musica, ma anche per lanciare messaggi importanti. Con il mio team abbiamo deciso di aprire la “Farmacia dell’amore”, un progetto nato proprio dal titolo della mia canzone. È uno spazio di ascolto, un luogo dove le persone possono confrontarsi e prendersi cura di sé. Tra le cose a cui tenevo di più c’era proprio la salute mentale, un tema che sento molto vicino, perché ne parlo spesso anche con i miei amici. Abbiamo creato un ambiente dove chiunque può sperimentare un primo approccio al dialogo con una terapeuta, senza l’idea che serva “toccare il fondo” per chiedere aiuto. Penso che tutti dovrebbero avere la possibilità di parlare di come si sentono, senza paura o vergogna.
Io stessa ho vissuto momenti in cui avrei voluto chiedere aiuto ma non trovavo il coraggio. Quando ero alle medie c’era uno sportello d’ascolto con una psicologa, e io ci andavo una volta a settimana. Non davo troppo peso alla cosa, ma ogni volta mi sentivo meglio. Crescendo, invece, quando ho affrontato momenti più difficili, ho fatto più fatica a cercare aiuto. Con questo progetto vorrei lanciare un messaggio chiaro: non serve aspettare il momento peggiore per iniziare a prendersi cura di sé.
La “Farmacia dell’amore” ha anche due aree più interattive: una dedicata a giochi per la crescita personale, che saranno una sorpresa per chi parteciperà, e un’altra più leggera, con divani su cui guardare il Festival e brindare insieme. Inoltre, abbiamo voluto affrontare anche il tema della sessualità, che spesso viene trattato poco e con imbarazzo. Grazie alla partnership con MySecretCase, realizzeremo un podcast con ospiti speciali, anche del settore, per parlare di educazione sessuale e benessere personale.
Per la serata delle cover, Clara ha scelto di esibirsi insieme a Il Volo sulle note di “The Sound of Silence”, capolavoro senza tempo di Simon & Garfunkel. La giovane artista ha avuto modo di collaborare con Gianluca Ginoble già lo scorso anno, quando ha duettato con lui durante l’evento “Tutti per Uno” all’Arena di Verona.
Hai scelto prima loro o il brano da cantare?
Prima ho scelto loro, poi è arrivata la canzone. Quest’estate a Verona ho cantato con Gianluca de Il Volo, ed è stato un momento magico, sia per il pubblico che per me. Ho avuto modo di conoscere meglio i ragazzi, sono stati incredibili e mi hanno dato tanti consigli prima di salire sul palco. Così, a dicembre, quando stavamo decidendo chi portare per la serata delle cover, li ho chiamati e ho chiesto se avessero voglia di cantare con me. Da lì è nata l’idea di “The Sound of Silence”.
È un brano che, al di là del significato legato all’amore per se stessi, trovo ancora più attuale oggi rispetto agli anni in cui è stato scritto. In origine era una sorta di denuncia al mondo della televisione e alla freddezza degli esseri umani, e oggi il concetto si amplifica con i social media, gli smartphone, la costante esposizione digitale. A volte diventiamo più distaccati anche nel modo di giudicare chi si apre attraverso la propria arte, che sia musica, scrittura o qualsiasi altro mezzo. La trovo una canzone perfetta per questo momento storico.
Parlando di progetti post Sanremo. Ci sarà un album?
Al momento non ci sarà un nuovo album nell’immediato, ma sicuramente mi prenderò del tempo per lavorarci.
Sei tornata nel tuo paese per realizzare “L’aula dei sogni”. Ce ne parli?
Uno dei progetti di cui vado più fiera è quello che ho realizzato nel mio paese natale. Abbiamo creato un’aula speciale nella scuola primaria, con un pianoforte, un microfono e strumenti multimediali, un posto dove i bambini possono esprimersi liberamente. Mi sono emozionata tantissimo, anche perché i bambini sono incredibilmente sinceri: dicono quello che pensano senza filtri. Quando ho chiesto loro quali fossero i loro sogni, uno mi ha risposto: “Vorrei un pappagallo”. È stato bellissimo, perché rappresenta quella purezza e ingenuità che solo i bambini hanno.
Abbiamo anche chiesto quando secondo loro quest’aula dovrebbe essere utilizzata, e la loro risposta mi ha colpito: “Quando litighiamo in classe, quando qualcuno sta male, quando c’è bisogno di stare insieme”. Sentirlo dire da loro è stato incredibile. È un progetto che mi riempie di orgoglio, e ringrazio Pan di Stelle per aver creduto in questa iniziativa con me.










