Quando la musica diventa la voce dei diritti umani

da | Dic 10, 2024 | News

Un mezzo espressivo forte, potente, immediato. Un brano, quando ci parla di diritti umani, arriva dritta come un pugno allo stomaco dell'ascoltatore. Ma perché è così importante che oggi anche la musica veicoli temi sociali e politici?

Urlata, cantata, criticata, censurata, la musica è da sempre uno strumento di denuncia sociale e politica. Alcune canzoni, negli anni, hanno rappresentato una vera e propria voce per chi non poteva parlare, un mezzo di sensibilizzazione, di informazione e di liberazione.

Negli ultimi anni, anche molti artisti italiani hanno dedicato la loro produzione artistica a portare all’attenzione del grande pubblico tematiche come razzismo, violenza sulle donne, diritti della comunità LGBTQ+, integrazione e immigrazione.

È una tendenza sempre più diffusa in un’epoca in cui gli ascoltatori non si accontentano più di una semplice hit da ballare, ma vogliono riscoprire musica dal contenuto reale e importante. Questo è vero soprattutto per il pubblico più giovane. La Generazione Z, infatti, è quella che oggi risulta più legata a temi di rilevanza sociale e ai primi posti, tra i loro interessi e le cause sostenute, figurano proprio i diritti umani. Non sorprende, dunque, che ricerchino questa profondità e questa attenzione anche nei prodotti mediali che consumano, musica inclusa.

E proprio per le generazioni più giovani la musica può rappresentare anche un mezzo educativo. Attraverso una canzone che diventa virale, o banalmente scoprendo un nuovo brano su Spotify, si apre la possibilità di venire a contatto con un tema che prima non si conosceva, di incuriosirsi rispetto a quell’argomento, di informarsi, di farlo proprio.

Musica e diritti umani: le canzoni italiane e la lotta politica

La musica italiana ha spesso affrontato importanti temi sociali e politici. Uno dei più famosi esempi è “Bella Ciao”, diventata un inno alla libertà e alla resistenza che ancora oggi viene rivendicato anche da personaggi di spicco nel panorama dello spettacolo italiano.

Ma oltre all’inno partigiano ci sono tantissimi esempi di brani anche moderni della musica nostrana che ci parlano dell’importanza dei diritti umani.

 “Ebano” dei Modena City Ramblers, premiata da Amnesty International, racconta la storia di una giovane donna immigrata, sottoposta a umiliazioni e costretta alla prostituzione per sopravvivere.

A sedic’anni mi hanno venduta, un bacio a mia madre e non mi sono voltata
Nella città con le sue mille luci per un attimo mi sono smarrita
Così laggiù ho ben presto imparato che i miei sogni erano solo illusioni
E se volevo cercare fortuna dovevo lasciare ogni cosa

Modena City Ramblers – Ebano

Daniele Silvestri scrisse invece la sua “Il mio nemico” a seguito degli scontri del G8 di Genova, nel 2001, con la chiara intenzione di denunciare la strumentalizzazione dei conflitti e della guerra da parte dei governi di tutto il mondo.

La dittatura c’è ma non si sa dove sta
Non si vede da qua, non si vede da qua

Il mio nemico non ha divisa
Ama le armi ma non le usa
Nella fondina tiene le carte visa
E quando uccide non chiede scusa

Daniele Silvestri – Il Mio Nemico

E anche nella scorsa edizione di Sanremo c’è stato chi si è assunto la responsabilità di portare un messaggio di grande valore sul palco, come Dargen D’amico con la sua “Onda Alta”, che racconta il dramma di chi attraversa un mare spaventoso e sempre più pericoloso in cerca di una vita migliore.

C’è una guerra di cuscini
Ma cuscini un po’ pesanti
Se la guerra è dei bambini
La colpa è di tutti quanti
Abbiamo cambiato le idee
Abbiamo cambiato leader
Ma la madre e le altre donne
Non hanno niente da ridere

Dargen D’amico – Onda Alta

E nella precedente edizione, anche il giovanissimo Tananai ha nascosto dietro una apparente canzone d’amore la scelta di puntare i riflettori del festival sulla guerra di Ucraina.

Ma chissà perché Dio
Ci pesta come un tango
E ci fa dire
Amore tra le palazzine a fuoco
La tua voce riconosco
Noi non siamo come loro

Tananai – Tango

Quando la musica spaventa il potere arriva la censura

Nel momento in cui gli artisti scelgono di perseguire una direzione politica con la propria musica e di utilizzarla per denunciare ingiustizie e soprusi, il potere dominante, quello politico, può scegliere invece la via della censura.

Ancora oggi, infatti, le voci di artisti e artiste che lottano per i diritti umani attraverso la propria musica vengono brutalmente silenziate.

Cina, Cuba, Egitto, Iran, Myanmar, Russia, Thailandia e Turchia sono i Paesi che registrano il maggior numero di violazioni dei diritti d’espressione degli artisti e dove si verificano più frequentemente episodi di censura, secondo l’organizzazione non governativa Freemuse, che si occupa proprio di tutelare la libertà d’espressione artistica.

Significativo è il caso dell’Iran, dove il genere rap rappresenta in maniera particolare un problema per il governo. Secondo leggi varate dal governo di Teheran, infatti, ogni artista deve ricevere dal Ministero della Cultura e dell’Orientamento Islamico un nulla osta per la pubblicazione delle proprie canzoni. Tale permesso dichiara il brano conforme alla tradizione persiana e musulmana.
Moltissimi sono i rapper arrestati e sottoposti a processi per propaganda contro il regime. Tra questi c’è Toomaj Salehi, condannato a morte per aver preso posizione con la sua musica a favore del movimento iraniano Donne, Vita, Libertà.

La musica può aiutare le battaglie per i diritti umani?

Non solo strumento di denuncia, dunque. La musica può supportare in vari modi le battaglie e l’impegno per i diritti umani, giocando ruoli diversi:

  • Sensibilizzazione e diffusione di idee;
  • Rendere il pubblico consapevole di cosa sta accadendo in un determinato gruppo culturale, magari distante dall’Occidente, come accaduto per le proteste in Iran nel 2022;
  • Dare voce alle battaglie di chi è costretto a rimanere in silenzio, facendo sì che la loro lotta sia conosciuta da più persone possibili;
  • Innescare il cambiamento, ispirando le persone a combattere per i propri diritti e per quelli di altri;
  • Educare ed informare gli ascoltatori più giovani.

La ritmicità, la semplicità, l’immediatezza ma anche il valore culturale di un brano musicale rendono più facile tutto questo, permettendo a pensieri, lotte e impegno politico e sociale di attraversare confini geografici (e spesso anche linguistici) e ottenere una risonanza più ampia.

Il valore della musica in questo senso è riconosciuto anche da Amnesty International, che ogni anno assegna il premio “Voci per la libertà” a brani italiani famosi o emergenti che, nell’anno precedente, si sono contraddistinti per tematiche legate ai diritti umani.

Tra i premiati figurano brani come “Il mio nemico” di Daniele Silvestri, “Genova Brucia” di Simone Cristicchi, “Ebano” dei Modena City Ramblers, “Canenero” dei Subsonica, “L’uomo nero” di Brunori Sas, “Salvagente” di Roy Paci & Aretuska feat. Willie Peyote.

Tra i nominati al premio per il 2024 troviamo invece “È solo una bomba” di Appino, “La mia terra” di Diodato, “Sei in un paese meraviglioso” di Giancane, “Capitale mio capitale” di Levante.

La Playlist di Cromosomi