Vinili: perché la musica analogica è tornata di moda?

da | Set 9, 2024 | News

Dinamiche dell'industria musicale, social media, romanticismo e status symbol. Sono moltissime le questioni che hanno determinato il ritorno dei vinili. Ma è solo una moda passeggera?

I vinili sono tornati nel mercato musicale prima come un passatempo di nicchia, ora come un successo commerciale. Il mercato dei vinili ha registrato un aumento costante delle vendite negli ultimi dieci anni. Ma perché i vinili sono tornati di moda?

Non solo pezzi vintage o ristampe di dischi storici. Il ritorno dei vinili passa soprattutto dalle nuove uscite e in cima alle classifiche di vendita ci sono gli artisti contemporanei. 

La produzione dei vinili, ancora di tipo artigianale, cresce pur non scalfendo il dominio del digitale, che rappresenta oltre l’80% del fatturato del mercato della musica in Italia. Possiamo affermare che la musica analogica ha ritrovato uno spazio in quest’era digitale, sicuramente uno spazio lontano dai grandi numeri dello streaming. Un settore, quest’ultimo, che non sembra avere limiti di crescita. Però, nel panorama musicale dominato da streaming e piattaforme, le vendite di vinili rappresentano l’unico trend di vendita positivo di supporti musicali fisici.

Un fenomeno che interessa sia i “vecchi nostalgici” che le nuove generazioni.

Sempre più comune è che la GenZ, per poter possedere l’oggetto fisico anche quando è venduto a caro prezzo, acquisti le nuove uscite dei propri beniamini.

Da qualche anno, infatti, quasi tutti gli artisti contemporanei oltre all’uscita digitale, e a volte a quella in CD, affiancano l’uscita dei loro album in vinile, solitamente in edizioni limitate destinate a collezionisti e fans. Molti sicuramente decidono di produrre la loro musica in vinile per lasciarne una traccia “fisica”, che rimanga e non si disperda nell’immenso mare della “musica liquida”. Ma non è solo questo il motivo, le vendite di vinili mettono in luce anche importanti tematiche relative all’industria musicale. I vinili rappresentano un’opportunità per gli artisti di guadagnare di più rispetto allo streaming e offrono alle etichette un canale di vendita alternativo. Il ritorno del vinile risponde anche all’esigenza delle case discografiche di combattere la pirateria e tornare a vendere la musica nei negozi, che sempre più stanno scomparendo e che fanno parte anch’essi dell’indotto dell’industria musicale.

Detto questo, i grandi artisti mainstream riescono a vendere le copie in vinile, spesso a prezzi esorbitanti, mentre è molto diverso per tutti quegli artisti di nicchia ed emergenti. Tenendo presente da una parte i costi elevati di produzione dei vinili e dall’altra i pochi introiti dello streaming digitale, questi possono sfruttare il ritorno di moda dei vinili come risorsa economica, un po’ per i propri seguaci sui social, ma soprattutto nel merchandising delle esibizioni live.

Parlando di social media, non solo sono un mezzo di vendita ma addirittura uno dei fattori più influenti nel riportare in voga i vinili.

I social hanno contribuito a creare comunità di appassionati e pagine dedicate, rafforzando il rituale che sta dietro l’ascolto dei vinili e la condivisione. Hanno permesso ai rivenditori di dischi di avere più visibilità e raggiungere un maggior numero di clienti con la vendita online. Molte etichette, medie e piccole, hanno potuto usare le piattaforme social per promuovere i propri prodotti. Così, i fan dei vinili hanno potuto scoprire nuove etichette e nuovi negozi di dischi. Attraverso i social media, quindi, i vinili sono diventati un’esperienza più sociale che solitaria, il che li ha resi ancora più attraenti agli occhi di tutti.

vinili

Un altro elemento da considerare è la differenza, non solo sonora, tra musica digitale e musica analogica.

La differenza principale tra vinili e musica digitale risiede nella qualità e nel tipo di suono. I vinili, registrando il suono analogicamente, hanno una qualità sonora più calda, ricca di sfumature e, a volte, difetti. Nella registrazione digitale, che può catturare un intervallo più ampio di frequenze e migliorare la qualità sonora, il suono risulta sicuramente più pulito ma per alcuni meno “vivo”. Sicuramente, per gli appassionati, la purezza del suono, caldo e sporco, è un pregio. Ma, quello principale, sembra essere la sua fisicità.

Nella fisicità dei vinili sono racchiusi tanti significati differenti che hanno contribuito all’esplodere della moda.

La musica è ormai “liquida”, di facile fruizione, l’ascoltiamo sulle piattaforme, con gli smartphone, PC, tablet, smartTV. Siamo abituati ad avere migliaia di brani sempre a portata di mano, con la possibilità di trovare qualsiasi canzone in qualsiasi momento ovunque ci troviamo. Da una parte, l’ascolto della musica oggi è comodo e pratico, ma dall’altra è anche spersonalizzato e spezzettato. Ascoltiamo sempre più canzoni e meno album e l’ascolto sembra sempre più un atto vorace che un momento di piacere.

La musica sulle piattaforme digitali è diventata, per la maggior parte dei fruitori, mero intrattenimento, una playlist di sottofondo. D’altra parte, però, ci offre un’ampissima scelta, una potenziale continua scoperta di novità, una possibilità democratica ed economica per tutti di ascoltare e farsi ascoltare. Un’offerta quantitativa tale da perdere in qualità, sia dal lato ascoltatore sia dal lato produttore.

La traccia audio digitale è qualcosa di intangibile, dematerializzato e inafferrabile. E dunque, per questo ci piacciono i vinili?

L’idea dei vinili si basa sul desiderio di apprezzare la musica in un formato fisico con una qualità sonora distintiva e una connessione tangibile con l’oggetto. Qualcosa che va oltre il semplice ascolto accedendo ad una piattaforma, trasformando un album in un’esperienza fisica: visiva, tattile e uditiva. 

I vinili ci fanno tornare al classico concetto di proprietà e di possesso, acquistarli non è solo un atto di supporto a un’artista ma un modo per tenere in mano la musica che amiamo, per ricordare e tramandare una storia reale. I vinili quindi, al di là del loro valore oggettivo, rivestono anche un valore affettivo ben più significativo dei media digitali. Forse esprimono anche la voglia di tornare ad apprezzare il tempo dedicato all’ascolto, non di un singolo o di canzoni in riproduzioni casuale, di un’album dall’inizio alla fine.

Infine, c’è la bellezza di avere tra le mani una copertina, leggere i testi delle canzoni, vedere il disco girare, sentire i rumori di fondo e il gracchiare della puntina. Un’esperienza che sembra apprezzata non solo dai sempre più numerosi appassionati del vintage, ma anche da moltissimi giovani.

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Di contro, si può anche pensare che il ritorno dei vinili sia solo una moda passeggera.

Un vezzo per chi può permettersi il loro prezzo elevato, un oggetto da possedere, guardare e toccare, uno status symbol, un prodotto di merchandising da mettere in bella vista sulla libreria senza essere poi davvero ascoltato. Un oggetto che le etichette discografiche, attraverso il marketing online, ci spingono a desiderare.

Al di là di tutto, il ritorno di moda dei vinili è un fatto che non sembra passeggero o riservato alla nicchia dei nostalgici. Basta entrare in un mediastore per vedere quando spazio è sempre più dedicato ai vinili. Senza contare il mercato non ufficiale di mercatini e negozietti con corsie immense di vinili con sempre più persone, lì, a scorrere i dischi.

La musica analogica dei vinili sicuramente non sostituirà il digitale. Altrettanto sicuramente, oggi è un’alternativa significativa nel panorama musicale sempre più variegato.

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