Rispondere alla domanda estate chill o reggaeton non è come trovarsi seduti al tavolo de “L’Eredità” su Rai1, nel gioco finale della ghigliottina.
Chill o reggaeton: o una o l’altra?
Del termine chill, come è accaduto anche con l’indie in Italia, per anni la narrazione è avvenuta in maniera distorta e forse anche distopica nella volontà di classificarli come generi musicali quando nascono con concezioni assolutamente lontane.
Il chillout, infatti, non è altro che un contesto musicale di cui fanno parte musicisti particolarmente ispirati e devoti all’ambient, alla trance e alle espressioni che mescolano il jazz, l’elettronica e in più in generale la new wave; così come l’indie che nasce come alternativa e rivoluzione alle major e al capitalismo musicale legato solamente a logiche di mercato. Discorso che non vale per il reggaeton, in quanto nasce e rimane una musica da ballo.
Ma insomma, se la musica non fosse così evanescente e indefinibile, ci sarebbe un solo libro a teorizzarla e spiegarla in maniera incontestabile e assoluta. É chiaro che così non è.
Abbiamo forse perso la capacità di ascoltare e ci è rimasto il semplice udire?
Alberto Savinio, compositore, pittore e critico musicale tra i più raffinati del Novecento, nonché fratello del pittore metafisico De Chirico, evidenziava all’interno di uno dei suoi saggi come l’estate, che liberamente incita gli esseri umani a combattere e amare, rappresenti un periodo che limita le espressioni musicali. Sottolineando come la musica, soprattutto quella complessa e profonda, è intrinsecamente legata all’inverno e all’atmosfera più riflessiva e interna.
Aggiungerei anche che oggi, essendo la musica presente in ogni posto in cui si trovi l’ascoltatore, sembra che le caratteristiche principali siano attualmente proprio la mobilità e la fruizione fluida e partecipativa che converge nell’orecchiabilità, nella spensieratezza e nella ballabilità.
I suoni, piuttosto che i testi in sé, sembrano essere l’oggetto principale dell’interesse dell’ascoltatore in estate. Perché i suoni, così come i colori, privati del loro spessore e del loro significato sono specchio solamente di immagini e analogie.
Forse durante l’estate si perde quella capacità di ascolto attento e introspettivo a discapito di elementi che possano essere solo evocativi. Anche se ci stanno abituando, nella maggior parte dei casi, a un’estate musicale che dura tutto l’anno.
La musica, essendo un supporto sempre meno stabile e materiale, offre come priorità d’accesso all’informazione all’ascoltatore un qualcosa di estremamente indebolito, facendo sì che essa diventi ancora più leggera.
Che poi, come diceva un certo qualcuno, leggerezza non è superficialità e siamo anche d’accordo. Ma sempre fino a un certo punto.
Quindi: estate chill o reggaeton?
Quello che preferisci.










