Voina all’Arci Bellezza di Milano

da | Mar 8, 2024 | #Cromosomiintour

Nella città della moda, della fretta, della vita per il lavoro, dei grattacieli e dei cartelloni pubblicitari, la sera del 7 marzo 2024 arrivano gli esaltatori dell’imperfezione, del fallimento e delle crepe: i Voina.

Dopo averli incontrati tante volte a Roma, è bello vederli per la prima volta in una Milano che li accoglie con lo stesso calore, sapendo già a memoria tutte le canzoni del disco uscito solo una settimana fa: Kintsugi.

Parlando con i Voina, prima del concerto a Milano, raccontano il significato di quella crepa dorata sulla copertina bianca del disco:

“Le crepe della vita, alla fine, sono quello che più ci rappresenta, quello che ci porta ad essere ciò che siamo oggi. La nostra musica ha sempre molto a che fare con la vita e il percorso personale di ognuno di noi, ed è abbastanza significativo che dopo dieci anni siamo ancora qui a tornare su un palco con chitarra, basso e batteri. Quindi, quella crepa dorata, parla proprio di noi”.

Chitarra, basso e batteria: potremmo dire un ritorno alle origini. Kintsugi è un disco che prende il suo punto di partenza da Alcol, schifo e nostalgia, fa un viaggio in Ipergigante e, poi, torna a casa più maturo o forse solo un po’ cambiato, segnato dalle esperienze. E così sono anche i Voina sul palco: apparentemente gli stessi “ragazzini” di sempre, scatenati e sinceri, privi di sovrastrutture, dei vecchi amici al bar di paese. In realtà si sente il segno del tempo, non solo in qualche capello bianco che prima non c’era, soprattutto nei testi delle canzoni.

Le canzoni dei Voina sono sempre state politiche, con uno sfondo di critica sociale ben evidente, figlie di riflessioni e piene di voglia di cambiamento. In Kintsugi ce n’è soprattutto una che, in questo senso, è la più esplicita e matura: Bianco. Una canzone che non mi aspettavo fosse in scaletta e, invece, suonano per penultima.

Quando lo diciamo a Ivo, voce dei Voina, a fine concerto, la risposta è perentoria:

“Non potevamo non inserirla nella scaletta, è una canzone forte che parla di una cosa forte che io vivo sulla mia pelle: il senso di colpa. Un senso di colpa stranissimo, per qualcosa che direttamente io come singolo non ho fatto, eppure ricade su di me il peso del privilegio e la consapevolezza, a cui solo ora sono arrivato, di non essere dalla parte buona del Mondo”.

Il pogo fa tremare il pavimento piastrellato dell’Arci Bellezza, i ventilatori sul soffitto ci ributtano addosso il nostro stesso fiato e sudore, i Voina suonano Luna Park e, sul finire, Ivo pronuncia una frase che sembra un brindisi:

“Nella città dei fighi, agli sfigati come noi! Senza Paura!”.

Lui si batte il pugno sul petto e noi, in questa città, ci commuoviamo un po’. Per il tempo del concerto possiamo sentirci avvolti e accolti da una musica che dà sfogo a tutta la nostra frustrazione.

Ossa è la canzone che, come sempre, chiude il concerto: l’inno “a fare schifo insieme” che tutto il pubblico conosce e canta come fosse un abbraccio collettivo che ci diamo per salutarci.

A Milano, sicuramente, c’era bisogno del concerto dei Voina.

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