I FASK hanno assistito da spettatori al proprio concerto dal vivo con orchestra riascoltandosi in vinile e conoscendosi.
Lo hanno fatto mettendo il vestito migliore che avevano, elegante, rifinito e che calza a pennello. Sono entrati in un teatro, quello di Ravenna e con un’orchestra dal vivo, hanno registrato il nuovo disco. Un disco che insegna, per l’ennesima volta, come si possa ballare sui problemi.
In una frase del vostro dietro le quinte dite che finito il primo pezzo con l’orchestra vi siete guardati e avete realizzato che era tutto vero. Quanto è importante per voi sia in veste da musicisti che non, continuare a stupirsi?
È la cosa più importante. L’arte e la musica vivono di emozioni e sensazioni; se non ti innamori del passaggio successivo non hai stimoli per farlo bene. Per noi è importante che la gente creda che non stiamo fingendo e per questo guardiamo al futuro cercando l’emozione.
Ho notato con molto piacere che l’orchestra, solitamente, quando accompagna i brani musicali è extra diegetica e quindi ha questo ruolo appunto di accompagnamento. In realtà nel vostro caso è un vero e proprio dialogo tra voi e l’orchestra che è parte attiva dei brani. Quanto è voluta questa funzione oppure è stato tutto naturale?
È stata proprio ricercata. Davanti a noi c’erano tre strade: suonare i pezzi in acustico e far sì che l’orchestra suonasse su quei pezzi; l’altra strada era fare i pezzi come facciamo normalmente accompagnati dall’orchestra; mentre la terza via, quella che abbiamo intrapreso è stata quella di fare un mix tra le due cose e di trovarsi a metà strada tra la nostra anima rock e un’orchestra di 32 elementi. Abbiamo dunque seguito una linea complessa ma chiara, studiata ed estremamente libera.
In Tenera età dite che mai avreste messo una faccia davanti allo specchio ma con questo disco in versione orchestrale non vi sembra di averlo fatto?
Alla fine la faccia ce la mettiamo sempre, ci guardiamo spesso. Sicuramente questa è una delle prime volte che ci ascoltiamo. Diciamo sempre che ci piacerebbe assistere ad un nostro concerto da spettatori ma essendo tecnicamente impossibile, con questo disco ci siamo andati vicino perché riascoltarsi in vinile è la cosa più vicina a questo desiderio irrealizzabile. Ci siamo guardati allo specchio senza egocentrismi ma semplicemente con l’intento di conoscerci.
Qual è la cosa più bella che portate dentro la vostra musica da singoli, da voi stessi diciamo e non da FASK.
Ognuno di noi ha il proprio spazio e la propria sensibilità . Ma ti direi che ognuno di noi porta al servizio della musica la propria opinione. Probabilmente dieci anni fa avremmo saputo meglio cosa apportava più uno di noi rispetto all’altro ma l’individualità conta veramente poco all’interno dei FASK. Non devi dare per forza. Tu dai se hai un’idea intelligente o un qualcosa che gira bene rispetto alla musica quando la riascolti: portiamo le nostre vite dentro.
In più di dieci anni di musica ci sono stati diversi momenti in cui avete esplorato generi e mondi diversi. Questo ultimo vostro lavoro cosa vi ha trasmesso, cosa vi ha lasciato e soprattutto cosa vi porterete ancora dietro?
Ci ha lasciato, o meglio confermato che credendo in noi stessi, nelle nostre potenzialità ed esperienze possiamo fare sempre dei passi in avanti e crescere a livello personale e artistico. Quello che ci lascia questo disco è la sicurezza nelle nostre capacità come artisti e come band.
Ho la sensazione che questo disco, per chi vi ascolta da tempo, è un po’ come se passasse al setaccio i ricordi con la speranza che nel frattempo questi ricordi non siano diventati miti. Mi raccontate un ricordo e un mito di questo disco? Â
Il ricordo – dice Aimone – ce l’ho abbastanza chiaro: l’istante prima di registrare il disco dal vivo avevo in testa mille possibili variabili pazzesche e io ero lì che sgombravo la mente dicendomi di dare il massimo. Ciò che rischiamo di idealizzare e dunque di mitizzare è la bellezza di aver suonato con un’orchestra non tenendo conto però della fatica, del percorso e del grande dramma di fondo che siamo riusciti a disinnescare tramite il concerto. Il mito stesso però forse è proprio questo evento: una band rock di Perugia che ha iniziato in una saletta prove che puzzava di umido e si ritrova ad uno dei più importanti festival di musica colta.










