Il Vesuvia Tour di Meg dà alle fiamme Santeria Toscana 31 di Milano

da | Nov 23, 2023 | #Cromosomiintour

Un concerto è un momento magico, un rito dionisiaco, un incontro intimo tra musicista e pubblico, un omaggio reciproco. Ma può un album rendere giustizia alla magia e allo scambio emotivo di un concerto? Forse sì, forse no. Giudicate voi. L’unica cosa certa è che Meg doveva e voleva fare questo regalo dopo tanta insistenza da parte […]

Un concerto è un momento magico, un rito dionisiaco, un incontro intimo tra musicista e pubblico, un omaggio reciproco. Ma può un album rendere giustizia alla magia e allo scambio emotivo di un concerto? Forse sì, forse no. Giudicate voi. L’unica cosa certa è che Meg doveva e voleva fare questo regalo dopo tanta insistenza da parte dei suoi sostenitori.

Voce riconoscibile e talento innato, Meg si è esibita lo scorso 22 novembre in Santeria Toscana a Milano con il suo tour d’autunno Vesuvia Tourdalla sperimentazione elettronica al jazz, dalla musica brasiliana alla tradizione neomelodica di Napoli, la sua musica disegna e rompe i confini. 

È proprio in Vesuvia, ultimo album di Meg, che possiamo rintracciare diverse fasi della sua musica: il dream pop ed il trip hop, l’elettropop e la dance, l’alternative rock e più di tutto risuona il rapporto di amore-odio con Napoli, la sua città natale.

Senza paura di rischiare, Meg sfida, crea, cambia, si evolve e cerca costantemente di reinventarsi, rimanendo sempre fedele a se stessa. In Vesuvia Tour il “qui e ora” diventa come una fotografia, da andare a guardare nei momenti di malinconia. Ci sono emozioni, imprecisioni ed errori che rendono perfetto ogni concerto.

C’è la vera Meg, quella che si fida del pubblico al punto da affidargli i suoi segreti, le sue debolezze e i suoi difetti. Lontana dalle mode, contemporanea senza chiudere con le sue radici partenopee, energica e poetica, Meg accompagna il pubblico in un viaggio sonoro senza sosta, un flusso oscuro, elegante e magmatico. L’elettronica, le atmosfere dub e i ritmi sperimentali creano dipendenza e le luci sono la coreografia ideale per incarnare l’ambiente lavico di Vesuvia

Un magma sonoro che accentua i sentimenti di rinascita che hanno animato le composizioni dell’autrice.

Per crescere, bisogna vedere le cose da lontano

canta in Non ti nascondere. Meg è come se fosse salita in cima al Vesuvio e avesse guardato tutto da una nuova prospettiva e alla giusta distanza è come se la sua energia fosse, d’un tratto, esplosa da un’eruzione vulcanica. Per chi cresce alle pendici del Vesuvio, la sagoma del vulcano diventa un po’ casa, e come un ossessivo richiamo, anche dall’altra parte del pianeta, certe vibrazioni le riconosci. 

Vesuvia però è anche un lavoro collettivo.

In primis alla produzione Meg ha lavorato fianco a fianco con Frenetik, collaborando inoltre con Orang3Fugazza, Suorcristona, Tommaso Colliva David Chalmin. E poi ci sono tantissime voci che si affiancano alla sua. È come se tutti i partecipanti si fossero mossi a scatti in una selva oscura fatta di suoni distorti, elettronici e arcaici allo stesso tempo.

La concretezza del suono che pulsa caldo come lava, la nuova purezza delle voci, una canzone che può sembrare un classico della musica napoletana, ma che è nata oggi. Potrebbe sembrare un mostro sacro che ha ceduto ai tentativi di rinfrescare la sua musica con un produttore cool, ma è vero il contrario.

Con i suoi bassi rimbombanti, i ritmi sempre più complessi e la ricerca meticolosa del suono giusto, Frenetik non è altro che il fuoco mediterraneo che Meg ci ha fatto conoscere nei suoi album precedenti.

L’intero live dimostra ulteriormente come Meg si muova tra la canzone d’autore e l’elettronica, grazie alle sue scelte vocali e musicali, mai sintetiche o monotone ma sempre nitide e riverberanti.

È proprio sulle note di Napolide che il ritmo prende corpo un po’ per volta, rotolando tra le fiamme narrate dal testo. Apolide è colui che non possiede la cittadinanza di nessuno stato ma Meg – con un gioco di parole – la napoletanità la proclama eccome!

È vantata e anche dichiarata, ma è una Napoli che ha poco a che fare con le cartoline e i luoghi comuni, e che invece, come fa sempre Meg, può interagire con ritmi e sonorità internazionali senza mancare di un beat. Per quasi due ore, il flusso della scaletta è interrotto solo dagli applausi mentre l’intera platea non fa che lasciarsi trasportare da un calore insolito di forte sud.

Con questo album e col nuovo tour autunnale in arrivo, l’artista finalmente si mostra viva e osa mostrare la sua parte pop, per prendersi con la forza lo scettro di icona della città di Napoli.

Milano non ha vulcani, né bocche magmatiche, eppure Vesuvia Tour è la lava di cui anche Milano ha bisogno, per sciogliersi e, qualche volta, ripartire dal niente.

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