I videoclip musicali sono ancora una forma d’arte?

da | Set 12, 2023 | News

Era il primo agosto 1981 quando, negli Stati Uniti, venne lanciato un nuovo canale televisivo, MTV, il cui intento principale era quello di trasmettere videoclip musicali. Il primo ad essere programmato fu Video Killed the Radio Star dei The Buggles, ma nonostante venne scelto come presentazione di uno dei più famosi canali televisivi di sempre […]

Era il primo agosto 1981 quando, negli Stati Uniti, venne lanciato un nuovo canale televisivo, MTV, il cui intento principale era quello di trasmettere videoclip musicali. Il primo ad essere programmato fu Video Killed the Radio Star dei The Buggles, ma nonostante venne scelto come presentazione di uno dei più famosi canali televisivi di sempre in ambito musicale, questo non è stato il primo videoclip della storia.

Nel corso degli anni Sessanta diversi sono infatti gli esempi di videoclip musicali realizzati.

La loro forma è diversa da quella a cui siamo abituati oggi, ma furono necessari per arrivare alla concezione di video attualmente diffusa: tra questi ricordiamo sicuramente quelli realizzati dai Beatles, che si servirono di brevi spezzoni dei film riconvertiti in videoclip accompagnati dalla musica e gli ABBA con Waterloo, presentato alla diciannovesima edizione dell’Eurovision Song Contest.

Per la critica musicale, il concetto di video musicale come lo intendiamo oggi nasce nel 1975 con Bohemian Rhapsody dei Queen, che può essere considerato il primo della storia rock, grazie all’utilizzo di una regia, di effetti speciali e di post-produzioni ben visibili. Fu particolarmente rilevante in quanto non solo accompagnava la pubblicazione del singolo, ma fu centrale nella strategia di marketing pensata per il pezzo.

L’importanza che assumeranno i video musicali nel corso degli anni sta proprio nel fatto che la musica non si struttura soltanto su una serie di procedimenti artistici e discografici, ma anche su una grande quantità di scelte comunicative e pubblicitarie che, molto spesso, hanno reso possibile il successo di un artista o di un gruppo.

Con la nascita poi di MTV e di altre televisioni musicali, il videoclip ha assunto sempre maggiore importanza nelle strategie di lancio promozionale dei brani musicali e si è fortemente evoluto dal punto di vista artistico proprio perché il suo ruolo diventava sempre più rilevante.

Uno dei primi videoclip il cui scopo era proprio questo è stato quello di Thriller di Michael Jackson, pubblicato nel 1983. Il video durava quattordici minuti e fu studiato e girato dal regista John Landis come se si trattasse di un vero e proprio film. La sua realizzazione introduceva nuovi standard di costo: furono infatti necessari 800 mila dollari per la sua produzione.

Nel corso degli anni gli investimenti si fecero sempre più corposi, comportando budget che erano in grado di elevare la qualità realizzativa dei videoclip, sia da un punto di vista formale, quindi per la direzione della fotografia, location, attori, scenografie, sia da un punto di vista narrativo.

Se a volte si trattava semplicemente della trasposizione visiva e letterale del testo della canzone, in altri casi era uno scenario straordinario capace di attirare attenzione e risonanza mediatica, una vera e propria opera d’arte.

Basti pensare alla top 10 stilata da Rolling Stones sui migliori video musicali di sempre per capire di cosa stiamo parlando: Formation di Beyoncé, Hurt di Johnny Cash e Vogue di Madonna, solo per indicare i primi tre, dove l’emotività e la forza comunicativa dei primi due e l’iconicità del terzo vengono ricordati a distanza di anni.

Con l’avvento di internet, il video musicale ha perso la centralità di un tempo e molto spesso viene considerato un plus non così tanto necessario, non sempre infatti prevede una grande ricerca né un grande investimento in termini di idee e denaro.

Basti pensare che oggi sono molti gli artisti che scelgono volutamente di lanciare un nuovo singolo senza l’accompagnamento di un video musicale o che magari scelgono di produrlo solo successivamente con lo scopo di riportare l’attenzione su un brano che non ha conquistato totalmente il pubblico.

È vero che le eccezioni ci sono ma se in passato realizzare un video musicale era essenziale, ora non lo è più e soprattutto deve servirsi di strumenti capaci di catturare l’attenzione del pubblico per funzionare.

C’è sicuramente stato un tempo in cui investire migliaia di dollari nei video musicali non era considerato eccessivo, ma addirittura necessario poiché considerati una forma d’arte, oltre ad uno strumento promozionale, ma non è più totalmente così.

Nell’era che stiamo vivendo oggi, del tutto e subito, di Instagram e Tik Tok, l’iconicità di un prodotto audiovisivo per un artista non è più strettamente legato alla realizzazione di un videoclip musicale e passa piuttosto per i nuovi prodotti serviti dai social network.

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