Fasma, tu conosci la tua ombra?

da | Apr 20, 2023 | Interviste

Gli studi Sony Music Italy sono sempre accoglienti nella fredda e caotica Milano. Fasma, artista romano di 26 anni, é uno di quelli che si fa prendere dalla città lombarda, senza lasciare da parte le sue radici. Come lui stesso ha voluto ricordare.

Per me Milano é una città un po’ particolare, soprattutto per come sono abituato io a vivere la città. Sicuramente é una città in cui puoi fare tutto, e per la persona che sono poter fare tutto é un problema. Diciamo che mi piace ma starci poco.

Fasma é fuori da poco col suo nuovo disco, Ho conosciuto la mia ombra!, un ritorno ben gradito. Una penna deliziosa e il suo suono inconfondibile caratterizzano un prodotto completo, raffinato ed interessante. Il nuovo percorso di Fasma è appena iniziato, con una parola chiave tutta nuova.

Libertà. Libertà deve essere la chiave del mio nuovo percorso artistico. Io voglio essere libero, e voglio percepire l’arte per quello che mi comunica, non voglio ragionare con gli schemi che il mondo mi ha creato. Sono qua per fare musica che per definizione deve essere liberatoria, e il mio percorso deve essere tale. É un percorso in cui la musica é la protagonista, ma accompagnata da personaggi secondari come il WFK, e che sicuramente da una partecipazione più attiva con chi ci ascolta. Da ora si gioca di più in attacco.

Per lungo tempo l’artista romano ha aspettato e aspettato il momento giusto per sé. Fasma alla fine ha trovato la sua ombra, ha smesso di giocare di rimessa.

Per due, tre anni sono stato fermo in difesa, ma in difesa da me stesso, ed é per questo che l’ombra é il fulcro. L’unica paura che ho sempre avuto é di cosa potessi essere io, più di cosa potessero essere gli altri. Ho sempre dato la colpa agli altri, ma in realtà é colpa mia.

Il disco é un punto di arrivo, ma anche una rivincita, un modo di ritrovarsi. La conoscenza del mondo, degli altri e delle loro emozioni è la chiave concettuale di ciò che poi si ascolta. Fasma sembra aver trovato il suo punto focale di vita, quella scia che lo trasporta da ogni parte, la sua ombra.

La chiave del mondo é essere se stessi perché ti porta a vivere coi tuoi valori, che avvicina a te persone che condividono questi valori, automaticamente i posti che sceglierai sono giusti per te. Per poter fare questo devi avere un’identità, che é la storia di ognuno. Questa identità dobbiamo tenercela legata, e il punto esclamativo nel titolo del mio disco vuol dire che io so cosa sto portando. Oggi pensiamo molto ad arrivare e poco a come ci arriviamo.

Il disco é un percorso, una scia che vuole portare una serie di messaggi. Il centro di tutto é proprio l’emozione, che Fasma incentra sulla rabbia. Rabbia intesa come eccesso di emozione, che sia amore, felicità, dolore. Le tracce uscite prima del disco, di fatto, riassumono il viaggio. Il disco ha la particolarità di avere un solo featuring, scelta giusta considerando l’impronta personale che viene data ai vari pezzi.

Io avevo paura a mettere anche un solo feat. É un disco molto intimo. Per me é stato fondamentale perché volevo rappresentare una terza voce, contando quella dell’ombra, di Morenike, che in questa traccia era necessaria perché rappresenta il bisogno di chiedere aiuto per uscire da una situazione. Questa cosa è molto importante, la scelta coraggiosa é stata artistica, e quando fai le cose così é un fatto di coerenza con se stessi. per me é stata una scelta puramente artistica, se avessi messo altro sarebbe stata una forzatura, e non sarebbe stato coerente con quello che sono. Credo molto nelle cose che nascono dal cuore, perché amo la musica, e non la ragiono come tutto il resto della mia vita.”

Parlando di canzoni, ero curioso di sapere se Fasma sentisse suo in particolare un pezzo, che magari si porta dietro da tempo. Gli artisti spesso per il pubblico si legano ad una canzone, magari la più famosa o quella che ha portato un bagaglio di esperienza maggiore. Anche qui la risposta può stupire, ma alla fine é l’unica possibile.

La canzone che mi identifica? Quella che ancora non ho scritto. Ancora non mi conosco così bene, a 26 anni sarebbe noioso. Devo capire tante cose del mondo, però sicuramente quello che posso dire è che la traccia che mi porto dietro é stata Marylin, che ci ha portati in alto. Come Marylin anche Manson, uscita con lei. É stata la prima volta che abbiamo deciso di farlo. Non riassume chi sono oggi, ma mi riaccende un bagliore di luce di cui ho bisogno, la fame.

Fasma parla di emozioni, e si sa che nel nostro paese una delle più forti é partecipare al festival di Sanremo. Lui c’è stato tre volte, da giovane, da big e da ospite. Tre esibizioni intense, sincere e che hanno dimostrato tutto il talento del giovane artista romano. Soprattutto se sul palco dell’Ariston non porti una canzone qualsiasi, ma un pezzo di anima.

La prima volta a Sanremo é stata fortissima. Ogni volta che ci vado è sempre un’emozione. Secondo me però dipende anche da cosa si porta…ogni volta che porto un pezzo di me sul palco é come se mi stessi spogliando davanti a milioni di persone, c’è chi lo fa con i vestiti, io lo faccio con la musica, perché lì sopra mi sento nudo. Quando sei su quel palco ti senti piccolo e questo mi fa ha fatto davvero capire che la musica è la mia strada.

Eppure l’ultima volta a Sanremo ha portato delle critiche, l’accusa a Fasma di utilizzare troppo e male l’auto-tune. Lo strumento moderno viene spesso additato dalla critica, in tal senso ancora troppo attaccata ad una tradizione che ristagna. Fasma é l’esempio che l’auto-tune può diventare un vero strumento quando la penna é quella di un artista che parla dai meandri del suo vissuto.

Il rapporto con l’auto-tune lo sto ancora costruendo. Per me é uno strumento moderno. Sul palco si Sanremo ero molto emozionato e quindi probabilmente l’errore é stato mio. Poi le persone vedono uno spezzone di esibizione e giudicano, però raramente sono presenti poi ai concerti, ad esibizioni in cui ho molta più confidenza. Non mi ha colpito questa critica, al massimo può riconoscermi che devo migliorare ed è una cosa che voglio fare. Voglio rendere il live perfetto. Togli l’errore dell’emozione, io parlo di professionalità, voglio portare bene la cosa, perché il messaggio arriva meglio.

Prima della fatidica domanda finale é uscito l’argomento dei live, che Fasma riprenderà col nuovo disco. Anche qui si distingue tutto l’attaccamento alla musica dell’artista, che ha dimostrato come concepire effettivamente la musica come forma di unione concreta, e non solo astratta, sia possibile e positivo.

Io faccio musica per la gente che viene al concerto, perché non sono io a mostrarmi ma siamo noi. Io non canto, io urlo e la gente urla con me. Diventa una cosa ancestrale. I giovani secondo me hanno bisogno di raggrupparsi, e quando vedo i live, vedo anche l’esplosione dell’unione con le persone, che è l’obbiettivo finale di una canzone. Così i pezzi non sono più miei, non c’è più proprietà. Se tu canti un mio pezzo, quel pezzo sarà mio ma anche tuo. E io sono gratificato da questa condivisione, dell’aiuto che porto. Il mio sogno live é avere una folla di gente dritta per dritta e io che ci passo di mezzo, senza transenne né limiti perché non servono. Le persone capiranno poi che stiamo vivendo un momento in cui siamo tutti protagonisti. La musica mi fa sentire piccolo e questa è la cosa più bella che c’è, perché noi siamo nati per essere piccoli. L’uomo non é fatto per la grandezza e per la perfezione, perché resterebbe solo.

Ma tutti ci chiederemo una cosa, soprattutto dopo le parole lette. Chi é l’ombra? O meglio, sapendo che l’ombra è in tutte le cose, qual é il suo reale limite? Dove ha cercato Fasma? Non serve aggiungere altro, se non la sua risposta.

Chi é l’ombra? Sono io, ma sei anche tu. Noi pensiamo che sia il resto, ma di fatto l’ombra siamo tutti noi. Noi siamo la conseguenza delle azioni che ci capitano, in ogni caso. Se io provo nervosismo in un caso specifico, la colpa é mia o dell’argomento? Il concetto è che l’unico fatto su cui abbiamo potere é ciò che possiamo gestire. Noi non possiamo gestire gli altri, e quindi spesso addossiamo la colpa a loro. La verità è che se qualcuno sceglie di evitarci, la colpa sarà solo nostra. Per me é utile anche andare in terapia, perché parlare é una cosa che abbiamo necessità di fare, prima di tutto parlare con noi stessi.

Questo e tanto altro lo trovate nel nuovo disco di Fasma, Ho conosciuto la mia ombra!, fuori su Spotify.

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