Diodato ci ha raccontato “Così speciale”, il suo nuovo album

da | Mar 25, 2023 | Interviste

Pubblicato venerdì 24 marzo, Così speciale è l’album che sancisce il ritorno di Diodato dopo lo straordinario successo di Che vita meravigliosa. Abbiamo ascoltato in anteprima quattro delle dieci tracce di cui si compone: Ci vorrebbe un miracolo, Ormai non c’eri che tu, Che casino e Occhiali da sole.

La tracklist si apre con Ci vorrebbe un miracolo (testi, musica, arrangiamenti e direzione artistica di Diodato, prodotto da Tommaso Colliva) che pone al centro del brano il caos di una società in cui ognuno sente di dover dire la sua.

Ormai non c’eri che tu (testi, musica, arrangiamenti e direzione artistica di Diodato, prodotto da Tommaso Colliva) è una ballad che narra la fine di una storia d’amore dalla quale fiorisce lentamente qualcosa di fragile e bellissimo.

In Che casino (testi, musica, arrangiamenti e direzione artistica di Diodato, prodotto da Tommaso Colliva) vediamo che il caos citato in Ci vorrebbe un miracolo si trasforma, con un beat assetato di vita con cui Diodato gioca e sperimenta, a dimostrazione che la musica è una grande occasione per (ri)scoprire sé stessi.

Infine, con Occhiali da sole (testi, musica, arrangiamenti e direzione artistica di Diodato, prodotto da Tommaso Colliva) Diodato racconta tutte quelle domande che forse non riceveranno mai una risposta, dettate da aspettative e proiezioni, nostre e di chi ci ama.

Particolarmente interessante è la copertina, realizzata da Paolo de Francesco, liberamente ispirata all’opera Flowers dell’artista giapponese Tetsumi Kudo.

Diodato tornerà live in Italia e in Europa con un tour di dieci date: Padova (15 aprile), Milano (20 aprile), Torino (22 aprile), Bologna (27 aprile), Madrid (11 maggio), Berlino (18 maggio), Parigi (20 maggio), Amsterdam (26 maggio), Praga (27 maggio), Roma (27 luglio).

Con Così speciale, Diodato dimostra di essere un tutt’uno con la sua musica, fatta di preziosi momenti di vita vissuta che, sebbene personali, permettono di stabilire un legame con l’ascoltatore, che entra in ogni canzone, facendola propria.

Per concludere, abbiamo fatto qualche domanda a Diodato e queste sono state le sue risposte:

Se dovessi utilizzare tre aggettivi per descrivere Così speciale, quali sceglieresti?

Non posso non partire da speciale. (ride) Sicuramente umano, nel senso che dentro c’è tanta umanità, c’è un profumo di umanità, di esseri umani, di corpi; e forse, nonostante i temi che tocco e la profondità in cui mi sono calato in certi casi, anche luminoso: secondo me, alla fine ciò che rimane è una luce, anche l’album si chiude su un accordo che vuole comunicare luce.

Cosa c’è di nuovo in questo album rispetto ai precedenti?

Rispetto ai precedenti c’è un po’ di vissuto in più. Lo immagino come parte di un flusso che continua e che, però, ha raccolto in questi anni tante cose, anni in cui ho voluto vivere intensamente, anche in un contatto e in un confronto costante con gli altri; quindi, non sono solo in questo album, ci sono tante persone. Questo forse lo rende un po’ diverso dagli album del passato.

Qual è la canzone che ti sei divertito di più a scrivere?

La canzone che mi sono divertito di più a scrivere forse è Che casino, che è un brano in cui gioco parecchio, anche col testo, ma soprattutto sono partito a scriverla in maniera completamente diversa dal solito: di solito, io scrivo chitarra e voce, piano e voce, questo è un album che ho scritto molto piano e voce; in quel caso, invece, sono partito da un beat e ho cominciato a cantarci sopra, anche in maniera inusuale per me, seguendo quel beat, e questo ha portato a una riuscita molto particolare e forse inaspettata anche per chi mi ascolta di solito. Sono molto contento di come si chiude questo album, perché l’ultima canzone fotografa proprio un momento magico che ho vissuto, di sospensione di temporale. Credo lo faccia molto bene e che oltretutto sia una sorta di mano testa verso qualcun altro. Mi piace molto come messaggio, e anche il risultato mi soddisfa parecchio.

Quanto c’è di autobiografico in questo album?

C’è tantissimo di autobiografico. C’è tanto anche del mondo che mi circonda, della società, ma c’è sempre il mio filtro, la volontà di provare a raccontare qualcosa che passa dentro di me, che poi in qualche modo si distacca e può diventare più universale, qualcosa che si allontana da quell’io, ma il punto di partenza è sempre quello o qualcosa che vedono i miei occhi.

Questo album rappresenta un percorso oppure ogni canzone è a sé stante?

Ho pensato molto a questa cosa. Questo non è un concept album, ma è un album che fotografa dei momenti, che ha al suo interno dieci piccoli viaggi che però sono racchiusi all’interno di un viaggio più grande; quindi, sono tanti piccoli nuclei che in qualche modo ruotano attorno a uno stesso cuore centrale.

Qual è stato il momento in cui hai sentito l’esigenza di scrivere Così speciale?

Beh, ormai tento a scrivere giorno dopo giorno, quando sento che qualcosa sta venendo fuori. Raramente mi metto lì per scrivere qualcosa, anzi, probabilmente non l’ho mai fatto, non mi sono mai messo lì con “oggi scrivo una canzone”. Le canzoni vengono un po’ così, senti di avere un’esigenza e magari hai lì vicino la chitarra e cominci a suonare, a cantare, e quindi queste canzoni nascono anche in momenti diversi, momenti in cui improvvisamente sei connesso con un’interiorità, con quelle sensazioni che magari ti porti dentro già da un po’, ma che improvvisamente poi vengono fuori e a volte anche con sorprendente semplicità.

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