L’occasione di parlare con una futura voce portante della musica italiana non capita tutti i giorni. Intervistare Sethu, Marco, vale di fatto come uno di quei giorni. 27 gennaio, e negli studi di Carosello Records si registra un’aria di tensione ed attesa.
Sanremo, nel mondo della musica italiana, corrisponde ad una mobilitazione totale, tra la stampa, gli artisti ed i vari entourage. Insieme alla nota frenetica, c’è la placida calma dei muri, tappezzati non solo di certificazioni, ma anche di attestazioni di storia della musica italiana. Il tutto, rende l’atmosfera estremamente intima e mite. E la stanza con vista Duomo in cui ho avuto il piacere di discorrere con Marco ha sicuramente influito nel clima adeguato a discutere di musica, e non solo.
La frenesia non sembra colpire Marco, travolto dall’euforia di calcare uno di quei palchi che farebbero tremare le gambe a chiunque. Da Sanremo giovani al festival coi big, Marco ha sentito solo la crescita:
“Mi sento di essere cresciuto tanto, anche dal punto di vista musicale, di coscienza riguardo il mio progetto” e poi “è proprio una presa di coscienza, che mi fa pensare che devo spaccare”.
Zero timore ma solo tanta voglia per Sethu, nome che di fatto comprende anche Jiz, fratello gemello di Marco, nonchè co-autore e produttore dei pezzi portati al festival, e dell’EP, che conta cinque pezzi, tra cui il brano del festival.
L’apice arriverà proprio col brano principale, che rientra sicuramente nella categoria di quelli che desteranno un pubblico sopito, e forse troppo abituato al retrò (che non manca in questa edizione), come quello che tipicamente si ritrova a godersi il più grande festival della musica italiana.
Sethu potrebbe davvero essere la rivelazione di questa edizione, la mina vagante, il prodotto fresco che alza gli ascolti. L’umiltà di questo artista si è vista tutta nella risposta, alla domanda se ha una sorta di rilevanza l’idea che lui possa effettivamente sovvertire le regole del gioco. Sethu vede Sanremo come un’esperienza, come una parte di sè che va formandosi, e soprattutto come una condivisione definitiva con il fratello gemello, che salirà sul palco con lui, accompagnandolo con la chitarra elettrica.
Trovarsi davanti un ragazzo dai modi semplici, con gli occhi che brillano quando parla della sua musica, del suo sogno, che vede le cose come incidenti su di sé e non a livello di numeri, è stato importante.
Ma prima di entrare completamente nell’ambiente del festival, che cattura completamente l’attenzione dei media in questo periodo, era interessante approfondire l’essere umano, la sua profondità emozionale, e soprattutto la sua arte.
Essenziale, ad oggi, è ricordarsi che ogni artista, soprattutto in contesti discografici e aderenti a Sanremo, deve confrontarsi ad un mercato musicale, che non è proprio abituato alla gentilezza e alla calma (anche se questo non vale per tutti, vedi Marracash). Ma soprattutto, resta fondamentale rimanere attinenti alla propria radice, e comportarsi nei confronti della musica senza mascherarsi, perché il primo ad accorgersene è proprio il pubblico.
Marco non risponde a questa logica, e nella sua musica sceglie di trasportare tutta la sua interiorità, che risulta colonna portante della sua testualità, che non suona minimamente pesante o eccessiva, ma che preme sul trasporto dell’ascoltatore nel suo immaginario, che risulta a tutti gli effetti vario, come la sua esperienza di vita fin qui. Ma l’interiorità non è l’unico punto di forza delle sue canzoni.
L’altro elemento portante è il caos, come il pezzo di Fibra, che pervade totalmente i suoi testi, ma soprattutto il suo stile canoro, che non risulta impostato, monotono o robotico. Alla mia domanda su questo argomento ha risposto così:
“il rapporto tra interiorità e caos è molto stretto, sono due facce della stessa medaglia. Io sono così, sono un tipo molto tranquillo e riflessivo, fin da ragazzo ho pensato tantissimo, forse troppo (ride, ndr). Quando sono sul palco invece sento questo bisogno di buttare fuori tutto questo caos, e quindi c’è questa dualità dentro di me.”

Atmosfera che si ripercuote anche nel suo EP, in uscita in concomitanza con il festival:
“Per questo anche nell’EP ci sono pezzi molto interiori come Solo tu, che è un pezzo molto rap ed introspettivo, e brani come Cause Perse, molto più d’impatto”.
Quella versatilità che si rivede anche nel fatto che, come lui stesso ha detto, non consente un’operazione di etichettatura. Sethu e Jiz sono un duo, funzionante e coeso. Sethu non è solo un rapper, nè pop, indie o qualsiasi catalogazione gli si voglia dare. Si è definito così:
“è difficile darmi una definizione, penso perchè per gli artisti della nuova generazione sia difficile classificarci in qualcosa, io mi ritengo un artista, un cantante, però se voglio urlare urlo, se voglio cantare canto, se voglio rappare rappo, e per noi è difficile catalogarci in qualcosa, sia a livello di ascolti che a livello di musica, è molto, troppo difficile.”
E la voglia di musica di questo ragazzo, collima con l’amore che prova in sé, per la musica stessa e per le persone a lui vicine. Il brano con cui ha avuto successo nella categoria giovani ne è un esempio. Ho avuto modo di chiedergli a chi corrispondesse la dedica di questo brano, chi fosse la persona, o l’entità per la quale prova amore, ipotizzando che si rivolgesse al fratello. La sua risposta è stata questa:
“Quando ci ho pensato, ho pensato alla cosa dell’amore (quindi all’aspetto romantico), ma l’amore può essere tra fratello e fratello, tra amico e amico, oltre a quello ragazzo e ragazza, ragazza e ragazza o ragazzo e ragazzo, e non ci sono classificazioni per me. Ognuno può vederla come vuole, io avevo in mente più una persona in particolare, che nel mio caso era una figura più femminile, però assolutamente io mi sentirei sottoterra anche senza mio fratello”
Proprio Jiz è un altro degli argomenti importanti nell’atmosfera del pianeta Sethu. Parlandone, Marco ne esprime un pensiero totalizzante, di bivalente necessità:
“Una cosa che penso di mio fratello è che io senza di lui non posso stare, nel senso che mi manca proprio una parte di me, che nessuno se non lui saprebbe darmi…abbiamo un rapporto veramente legatissimo. Siamo cresciuti insieme, facendo musica, e siamo abituati a farla insieme”.
Ero curioso nell’approfondire come il rapporto tra fratelli incidesse anche nella musica, come la loro coesione si ripercuota nei loro pezzi. I due gemelli sono cresciuti insieme anche musicalmente, e la loro armonia è estremamente efficace e produttiva. Nonostante ciò, come Marco stesso mi ha spiegato, il loro processo creativo è l’aspetto migliore della loro collaborazione, in quanto anche dalla lite, fuoriesce sempre l’idea migliore.
Ne ha parlato così:
“diciamo che siamo molto spesso d’accordo, però le volte che succede che litighiamo, è un litigio sempre costruttivo, litighiamo poco, e la maggior parte delle volte se litighiamo è per un litigio costruttivo“
Inoltre scrittura e base non sono divise settorialmente tra i due, ma l’uno mette mano e aiuta l’altro. Jiz e Sethu sono due facce della stessa medaglia, la stessa matrice che si rivela in due modi diversi, dalla cui unione musicale fuoriesce una serie di prodotti freschi, e soprattutto devastanti. La coppia d’oro che salirà anche sul palco di Sanremo, Sethu al microfono, Jiz alla chitarra elettrica.
Mi dirigo direttamente sul pianeta festival, e Marco non sembra avere timore, della gara come delle mie domande. Prima ancora del palco, grande importanza e impatto avrà l’Ep, Cause Perse, che spargerà la musica di Sethu a una platea di persone estremamente vasta, vista la pubblicità di Sanremo.

Un prodotto impattante e sofisticato, vario ma coerente con la personalità da cui fuoriesce, testualmente profondo e spigliato. Soprattutto, Marco non vede l’ora che esca. E se la sua felicità sta nell’amare ciò che fuoriesce dalla sua creatività, sicuramente si sente importante se questo sta anche al gradimento di chi ne fruisce.
Sethu tiene al suo pubblico, molto più che ai numeri. Per quanto questi siano comunque importanti per l’industria musicale, Marco si sente verso la sua platea come forse ogni artista dovrebbe.
Alla domanda su come si senta a sapere che la gente potrà avere la sua musica, ha risposto:
“è bellissimo, anche quando arrivano messaggi (dai fan), è la cosa più bella che puoi ricevere, perchè io ci metto tante cose nella musica, il mio vissuto, i miei problemi, quindi sapere che verrà ascoltato, che arriverà la mia musica, mi fa stare super bene.”
Con umiltà concede maggiore attenzione ed importanza alle persone, a quelli che nella sua musica trovano pace, intimità, sfogo. Caos.
Tutto questo, sommato alla grande emozione di un ragazzo del ’97 che forse non immaginava di poter cantare all’Ariston, completa la partecipazione di Marco a Sanremo. Così si è espresso sulla sua partecipazione:
“Io negli ultimi anni ho sempre avuto un po’ in testa di fare Sanremo, prima che firmassi in Carosello. In questi mesi mi sono dovuto confrontare con tante cose, prove, stress, ansia, tutte cose che fare Sanremo comporta”
La parte forse più bella di tutta l’intervista, è venuta proprio riguardo la domanda sul palco, sull’emozione e sulla grandezza dell’esperienza. Marco vede tutto con occhi diversi, con lo sguardo di chi nella gara vede solo l’esperienza, e soprattutto la condivisione col fratello. Tutto questo si riflette nel brano Cause perse, che canterà quel giorno, che tra l’altro non è minimamente stato scritto apposta per Sanremo. Ne parla così:
“Cause perse, il brano che porto a Sanremo, l’ho scritto un anno e mezzo fa, e non è un pezzo pensato per Sanremo, non avevo mai fatto una canzone pensata specificatamente per provare Sanremo”
Perché vincerlo sarebbe bello, un buon piazzamento anche, ma a Marco interessa principalmente quel momento in cui salirà sul palco, di fianco a suo fratello, e condivideranno momenti che a pochi sono concessi. Il loro talento, insieme alla loro unità, li ha portati lì, e Sethu vuole tenersi stretto il momento. Momento che si sommerà a quello della serata duetti, che lo vedrà coinvolto coi Bnkr44.
Il brano sarà Charlie fa surf dei Baustelle. Alla domanda sulla scelta del featuring, Marco è andato ancora verso quell’immaginario di innovazione, di freschezza che gli piace portare sul palco, a prescindere dal festival.
L’incastro musicale coi Bnkr44 è perfetto, e insieme porteranno un duetto che suona di novità, di gioventù. Resta solo da attendere, e vedere quali saranno le reazioni del pubblico, degli esperti e di chiunque vorrà ascoltare la musica di Sethu con un certo coinvolgimento.
L’ultima fatidica domanda, riguardava proprio il post Sanremo, cosa diventerà Sethu dopo il festival. Lui stesso ha detto a riguardo:
“non vedo l’ora che sia il post Sanremo, perché adesso è tutto Sanremo, prove, perché bisogna prepararsi bene, ma ho bisogno anche di tornare alla mia dimensione, in cui faccio musica in studio, con mio fratello, e sperimento, e infatti non vedo l’ora che succeda tutto”.
E se la musica rimarrà il punto fermo, chissà che non ci sia un nuovo progetto, qualche mese dopo. Solo mie congetture, nulla di certo. L’unica cosa certa è che Marco, dopo Sanremo, ci regalerà altri pezzi di sè, e non ci resta altro se non ascoltare e lasciarsi trasportare. Ora resta solo da ascoltare Cause perse, per avere prova di tutto quello che avete appena letto.










