Ci è stato imposto che, in amore, tradire significa fare sesso con una persona al di fuori della coppia. Io mi sento di dire che non è del tutto così. Penso che il tradimento vada al di fuori della sessualità. Una bugia per me è tradimento.
Parlo di sessualità e nel pezzo cito i piedi (e non è la prima volta n.d.r.): non penso sia ancora un tabù per quanto riguarda me e la mia generazione, però nella generazione ancora precedente alla mia, il piede è visto come una cosa da depravati.
Penso che il corpo sia da amare tutto, in tutte le sue forme, con tutti i suoi pregi e difetti.
Siamo abituati a sentirci dire che una famiglia debba essere composta da un uomo e una donna, ecco, io non penso che questo sia del tutto vero. Essendo cresciuto solo con mia mamma penso che avere magari due mamme mi avrebbe fatto comodo, mi sarebbe piaciuto, non lo so…però non mi sento di dire che una cosa è giusta e l’altra no.
Siamo abituati ad un concetto egoista dell’amore che è tutto un dare per ricevere, invece, io penso che amore sia dare a prescindere.
Sono le parole di Manuel Franco Rocati, in arte Rosa Chemical. L’abbiamo incontrato giovedì 26 gennaio a Milano negli uffici di Universal in occasione della presentazione del brano con cui, tra pochi giorni, si presenterà alla 73esima edizione del Festival di Sanremo dal titolo Made in Italy.
È stato un incontro interessante. Sentirlo parlare, illuminante. Ci ha presentato il suo brano in gara al Festival, ma al contempo si è discusso di promiscuità, amore, sesso, fiducia, tradimento, rimedi per l’ansia, arte, moda e ha pure impartito ai presenti una lezione circa il corretto utilizzo di OnlyFans. Ma andiamo per ordine…
Una personalità eclettica
Non gli piace definirsi un cantante. Il termine artista sembra più calzante: dipinge, tatua, scrive video per altri, dirige in prima linea la produzione dei suoi pezzi e fa arte, con il suo corpo, su OnlyFans. Ha un punto di vista diverso praticamente su tutto, ma non dà per nulla l’impressione di uno che dice le cose al mero scopo di turbare la “sensibilità” altrui.
Quando vedo un dipinto di uno uscito dall’Accademia di Belle Arti dico: «ok, voto dieci su dieci», ma a me non trasmette niente. Per me l’arte è quella di un bambino piccolo al quale non è stato insegnato a tenere una matita in mano e si libera: io nei miei disegni brutti cerco di tornare bambino il più possibile.
Il palco dell’Ariston l’aveva già assaggiato un anno fa, affiancando Tananai sul brano A far l’amore comincia della queen, durante la serata delle Cover. Quest’anno è uno dei 28 cantanti in gara. Sembra aver preso la situazione sul serio…
Io che prendo lezioni di canto…voglio dire, io comunque ho fatto polka 2 :-/ (con Ernia e Guè, ndr.)
Comunque il brano in gara a Sanremo si chiama Made in Italy perché: «Non c’è cosa più Made in Italy del Festival di Sanremo». È stato scritto da Rosa Chemical e Paolo Antonacci, composto da Oscar Inglese e Davide Simonetta e la produzione è di Bdope e Simonetta.
Diciamo che è un pezzo che creerà sicuramente una rottura perché c’è chi la penserà come me e chi no. Io sono pronto al dibattito, sono una persona che ama il confronto.
Made in Italy
Mi sento di dire che è una canzone leggera, dal punto di vista musicale arriva abbastanza in fretta: è un pezzo cassa dritta, è un pezzo orecchiabile con un ritornello che si può ascoltare, si può cantare, si può ballare, però, il messaggio non è così semplice come può sembrare a primo ascolto. In realtà è molto più complesso. Cito delle cose nel pezzo alludendo comunque a qualcosa di diverso dalla famiglia tradizionale, a qualcosa di diverso dall’amore tradizionale.

Chi dirige l’orchestra?
Fabio Guriàn.
Per le selezioni si presenta con due brani un po’ più digeribili per Sanremo: bocciati entrambi…
Volevano più Rosa Chemical quindi ho detto: «ok…perché non far vedere l’essenza?» quindi la nostra idea è stata quella di riportare tutto ad un suono mio un po’ più vecchio, un pò più primordiale però, appunto, con dentro la mia anima: con un messaggio di amore, di sesso, di uguaglianza, di libertà. Sono questi i temi che toccherò a Sanremo. Diciamo che mi sono contenuto nel linguaggio, ho ammorbidito il tutto, ma la forma e il pensiero son rimasti i miei.
Made in Italy non è un testo che nasce per Sanremo…
L’idea primordiale nasce al di fuori di Sanremo perché io non me l’aspettavo di andare. Quest’anno sono state 500 le “candidature” quindi essendo abbastanza lontano da quel pubblico lì è stata una sorpresa. Perciò il testo non è nato per Sanremo, ma è nato per parlare di cose che mi toccano e che mettono la mia anima a nudo. Poi, chiaramente, abbiamo lavorato per “come” portarlo a Sanremo.
Non è certamente il primo arista italiano a trattare questi temi. Renato Zero con il Triangolo evocava già il poliamore, Achille Lauro ha portato la sua immagine sul palco dell’Ariston. Allora, perché Chemical sarebbe la novità? Per il modo con cui ne parla.
Questi sono argomenti che, se ancora uno si sciocca, dico: «oh raga, ripigliatevi!». Con la mia musica si entra in discorsi che stanno uscendo ancora adesso: mille tipi di amore nuovo, quindi quello che mi sento di dire è che non che è che quello vecchio sia sbagliato, ma signore e signori c’è dell’altro: si sta normalizzando un altro tipo di amore. I temi che ho citato prima sono temi che sicuramente non sono il primo che vado a trattare penso però che, se dopo quarant’anni c’è ancora il bisogno di ripetere sempre le stesse cose, un problema c’è: perciò sono qua ancora a parlare di sesso, di amore, di libertà e di uguaglianza e lo farò appunto con la canzone Made in Italy.
Ad un certo punto si alza in piedi e come ad una grossa riunione importante ci svela in anteprima non una, ma le due copertine di Made In Italy.
Per la prima volta in Italia, la mia canzone avrà due copertine perché ce ne serviva una un po’ più clean che rispettasse le policies di tutte le varie piattaforme digitali. Perciò, la prima è questa che mostra una tavola imbandita che un po’ rappresenta quello che è l’Italia nel mondo, no? Abbiamo scelto chiaramente il cibo che è la cosa che arriva in maniera lampante per descrivere lo stereotipo italiano e, poi, troviamo qua dei meravigliosi piedi che vanno a schiacciare tutti quelli che sono i preconcetti di cui abbiamo parlato prima.
Chemical ha caldo, si leva la giacca e rimane in piedi mostrandoci la seconda copertina.
La seconda è un po’ più spinta e, chiaramente, non poteva approdare su tutte le piattaforme: si priva di ogni tipo di censura e troviamo Alex Mucci, una delle content creator con più seguito su OnlyFans. Sempre in prima linea che ci mette la faccia: in questo caso il seno. (nella prima copertina, invece, i piedi. ndr.)
Ma la seconda copertina dove verrà pubblicata?
Su OnlyFans. Per la prima volta in Italia come copertina ufficiale di un singolo. Alex Mucci è la top creator di OnlyFans, prima in Italia e una delle top al mondo. Ha 7 milioni di follower e, con questa copertina qua, noi siamo i primi in Italia a pubblicare la copertina originale di un singolo su OnlyFans, unica piattaforma dove posso pubblicare la mia arte senza censura. Alex Mucci, inoltre, sta supportando attivamente il nostro progetto perché comunque è stata una delle prime in Italia a far cadere quel discorso di censura.
Chemical fa il creator su OnlyFans perché non ne poteva più di essere bannato.
Sono sempre stato contro la censura. Ho perso quattro profili Instagram perché mi spingevo un po’ al limite, sono l’artista più bannato d’Italia quindi ho imparato ad adeguarmi a certi standard per queste piattaforme un po’ più sensibili. Quindi andrà su OnlyFans questa copertina, sì.
Parlare comunque è la sua passione. Gli piace raccontare e raccontarsi. Così, gli chiediamo non di Rosa Chemical il cantante, ma di lui creator su OnlyFans. E ce ne parla, come sempre, senza censura.
Le regole, ormai, sono cambiate anche su OnlyFans: non si può più pubblicare pissing (pratica sessuale che consiste nell’urinare nella bocca o sul corpo del partner allo scopo di provocare eccitazione sessuale, ndr.), fisting (pratica sessuale che consiste nell’introduzione dell’intera mano all’interno della vagina, ndr.)
Mentre lui spiega, noi pensiamo alla signora di sessantasette anni del paesino della provincia di Cosenza che seguirà il post Sanremo di Mara Venier a Domenica In alle tre del pomeriggio con ospite Rosa Chemical, nel caso in cui fuoriuscissero determinati argomenti.
Avevo pubblicato qualcosa di più spinto già su Twitter per gioco perché Twitter è una piattaforma che non ha censure dal punto di vista sessuale, poi mi sono reso conto che c’era molta interazione con i follower, quindi io che mi sento molto a mio agio con la mia sessualità e con il mio corpo, ho detto: «vabbè facciamolo…». All’inizio è stata una figata, c’è stato un botto di hype. È chiaro che OnlyFans non è il mio primo lavoro: io sono un artista, faccio musica, ma non solo… faccio arte anche con il mio corpo.
“Quanta bellezza, quanta promiscuità…”, cantavano i Thegiornalisti.
Non riuscirei mai a stare in una relazione monogama perché io non mi sento monogamo. Ho altre necessità. Sono molto promiscuo, non mi basta una persona sola. E’ più una questione fisica.

Astinenza a Sanremo, ma da cosa?
In un momento come quello del Festival ho bisogno di una stabilità mentale che comunque la relazione non mi dà. In questo momento astinenza non dal sesso, dalla mia relazione.
Dormire è più intimo che fare l’amore. (Ovvio.)
Il tradimento è tutto quello che concerne la fiducia. Quando mi impegno con una persona sono sempre chiaro: «io sono così. O mi si accetta per come sono oppure possiamo fare dell’altro sesso, ma non può andare oltre». Ho un sacco di amici monogami che non accettano quello che faccio io. Dall’altra parte mi serve anche sincerità. Dal momento in cui poi si ha una relazione aperta il rispetto e certe regole devono chiaramente esserci. Anzi, credo che in una relazione aperta sia ancora più difficile perché ti si aprono varie strade: banalmente dal dormirci assieme, allo stabilire qualcosa di mentale, oltre al fisico. Ci sono delle regole e, per me, il tradimento sarebbe infrangere queste regole, come il dormire con un’altra persona, non farci sesso.
Avremmo continuato a parlarne per ore perché quel che dice è davvero interessante, ma il primo punto all’ordine del giorno è il brano che porterà a Sanremo, quindi si passa all’analisi del testo di Made in Italy.
Nel brano cito Vasco (Rossi, ndr., perché esiste anche Brondi) nel senso che dico “voglio una vita come Vasco” perché matchava perfettamente con quello che volevo dire. Celentano perché stiamo andando a Sanremo e ha fatto la mattata che si è girato…quindi quell’episodio molto iconico e, infine, Leonardo (Da Vinci, ndr.) perché io comunque io vivo d’arte da quando sono nato e per me è un grandissimo punto di riferimento, infatti, anni fa mi sono fatto un autoritratto molto simpatico con la “Dama con l’ermellino”.
Se te la giochi bene da quel palco si può fare la storia…
Assolutamente! Io spero di essere ricordato fra cinquant’anni per qualcosa che ho detto, magari per le frasi della mia canzone, magari perché sul palco farò una performance che piacerà, non lo so…io alla fine penso che la gente si aspetta da me magari delle cose, ma sono quel tipo di persona che non riesce a prepararsi cose. Su questo sono molto sincero con voi, lo scoprirò anch’io quando ci sarà l’esibizione.
Livello ansia?
Lo scorso Festival dieci secondi prima di salire sul palco stavo per svenire e vomitare insieme. Ero tranquillo fino a dieci minuti prima, quando mi hanno messo in un posto…che poi la cosa più stressante non è tanto l’ «ok tocca a te, sali.» è l’ «ok tocca a te…» e invece rimani altre due ore in una stanza dove puoi solo respirare. Poi gli abiti…non è che io metta abitini molto comodi. Poi ti spostano, ti mettono in un’altra stanza, senti tutti gli altri concorrenti che si stanno cagando sotto, cioè non è un ambiente che ti lascia respirare, no? Quando poi ho realizzato di essere davvero dietro al palco ho detto: «ok sta per succedere». E’ pesante tutto il pre…, ecco.
Si può improvvisare anche sul palco dell’Ariston…
L’anno scorso ho preso il covid due settimane prima dell’esibizione senza mai prima fare una prova della canzone: non potevo stare con Tananai, né fare una prova sul palco, quindi la mia presenza poi al Festival è stata messa in discussione fino al giorno prima che guarissi dal covid. Ho dovuto indossare le in-ear e cantare veramente, non in playback e quella lì all’Ariston è stata la prima volta nella mia vita e non ho fatto prove per farlo.
Riti scaramantici pre-esibizione?
No, ho un flacone che spesso mi guardano e mi chiedono: «che fai ti droghi davanti a tutti?», in realtà è una sorta di rimedio naturale, si chiama Olio Del Re e me lo spalmo ovunque: sulle tempie, sui polsi, sotto al naso per respirare meglio, ovunque. Così mentalmente mi tranquillizza un po’.
Hai un passato nella moda. Chi ti vestirà a Sanremo?
Allora…mi hanno detto che non posso dirlo perciò non vi dirò chi mi veste, ma…
E chi ti sveste a Sanremo, ce lo puoi dire?
Non lo so ancora, ma spero più persone contemporaneamente.
Torniamo alla domanda.
Allora…non è facile vestirmi perché diciamo che per chi non conosce appieno il mio progetto è facile scambiare certe mie uscite, certe mie parole come messaggio sbagliato. Io comunque supporto un sacco di cose che nella moda sono temi fondamentali. Ho trovato un brand, anzi ci siamo trovati, che mi supporta veramente quindi sono convinto che sarà una vera figata e, soprattutto, chi rappresenta questo brand è molto vicino al mio immaginario, sì.
Che cosa ci dobbiamo aspettare?
Ho sempre fatto quello che la gente non si aspetta. Perciò…succederà qualcosa che non vi aspettate, sicuramente.
Sintetizzaci “Made in Italy” con una frase.
E adesso ci lasciate fare il sesso, l’amore, il sogno e la storia Made In Italy.
Ci saluta così.
In bocca al lupo, Chemical!










