“Che sarà” di Achille Lauro: un momento di profonda autoanalisi e confronto

da | Nov 26, 2022 | Recensioni singoli

Achille Lauro torna sulla scena con un nuovo singolo, Che sarà, disponibile da venerdì 25 novembre su tutte le piattaforme digitali e in radio: una ballad intima in cui l’artista si interroga su un futuro comune a tutti, prodotta da Gow Tribe e Gregorio Calculli per Elektra Recoirds / Warner Music Italy.

Avevamo bisogno di Che sarà? Probabilmente sì! Achille Lauro ne era al corrente? Sì, infatti ha estratto dal cilindro la ballad che rende ancora più freddo questo novembre.

Tutto è iniziato mercoledì 23 novembre alle 12:54, quando aprendo la casella di posta elettronica mi sono imbattuto in questo messaggio:

Carissimi giornalisti,
È sempre un piacere scrivervi
Spero di trovarvi bene.
Non ci sentiamo da un po’ di tempo.
Sono stati mesi impegnativi con il tour e con infinite session creative delle quali non posso fare a meno.
Oggi vorrei farvi qualche domanda.
Come vi chiamate?
Qual è la vostra data di nascita, dove siete nati?
Di che gruppo sanguigno siete? Vi siete mai sentiti felici, amati?
Vi siete mai chiesti per quanto tempo saremo qui o perché siamo qui?
Avete paura di morire?
Avete mai pensato di voler vivere per sempre?
A cosa vi aggrappate per non cadere giù?
Vi siete mai chiesti che sarà?
Ecco, questo è quello che mi sono chiesto quando ho scritto questo brano.
So che voi conoscete la nostalgia per qualcosa che non tornerà.
L’adolescenza e la piena maturità.
La consapevolezza di quello che il passato e il futuro hanno già scritto per noi.
Ed è per questo che so che mi capite.
Vi affido questa carta straccia.
Abbiatene cura.
Ne rideremo un giorno.

E adesso? Adesso è arrivato il momento di dare delle risposte ad Achille Lauro:

Ciao Achille,

sono Francesco Staino, sono nato esattamente 33 anni fa, proprio il 25 novembre, come la tua che sarà e dicono che io sia un sagittario molto sagittario. Sai che non ricordo il mio gruppo sanguigno? Non faccio delle analisi da un po’, l’ultima volta mi costrinse la mia ex a farle (giustamente). L’altra volta fissavo il soffitto di camera e pensavo alla felicità, a quei momenti in cui credo di essere stato felice e lo facevo in uno degli ennesimi crolli emotivi che hanno costellato questa vita. Sembra un paradosso eh? Pensare alla felicità quando il morale rasenta il suolo, eppure è proprio lì che cerchi degli appigli, rami sottilissimi che mai reggeranno il mio peso, eppure ci provo sempre. Cerco di capire se quei rami siano capaci di non farmi sprofondare, cerco di capire se il passato mi ha regalato momenti d’amore o di circostanza. Cerco di andare oltre, tenere il bello del passato e non farmi afferrare da quei mostri che mi hanno relegato da circa un anno e mezzo su una chaise longue. E poi, ti dirò, ho compiuto ieri 33 anni, eppure credevo che in qualche modo non ci sarei arrivato. Strana la vita, c’è chi brama di poterne vivere mille e chi va a botte con l’unica che gli è concessa. No Achille, non ho paura di morire, sai? Ho paura di star male, quello sì, perché sono un pavido in fondo. Non sarei capace di lottare contro il male, che sia fulminea piuttosto, non sarei capace di vivere oltre la notte dei tempi, mi annoierei profondamente d’altronde. I rami ti dicevo. Ecco, un mese fa è nato il mio alberello, l’appiglio che più di tutti ha cambiato la mia vita, mio nipote Cristian. Ecco, lui è l’antidoto a tutto, impossibile cadere giù quando lo vedo, lo sento, lo annuso. Chissà cosa sarà Achille, ho un po’ di timore di saperlo. La paura di fallire mi blocca, forse dovrei osare, ma poi mi blocco ancora, come se sognare non fosse più lecito oltre i trenta. Ci vogliono come contenitori di certezze, invece siamo il frutto di insicurezze che abbiamo coltivato per anni. Grazie Achille per avermelo chiesto, credo tu sia stato uno dei pochi negli ultimi mesi a chiedermi come stessi. Mi sento di volerti bene.

Che sarà è uno di quei brani che ti porta inevitabilmente a tracciare una linea tra il passato e il presente, un momento in cui analizziamo pro e contro, pregi e difetti, punti di forza e criticità.

Un lavoro su noi stessi che spesso non facciamo, anzi, lo facciamo fare beceramente agli altri. Permettiamo di giudicare senza sapere, “sei un eterno Peter Pan” dicevano loro. Ma cosa ne sanno?

No, non ho più vent’anni
e so che questa è la vita mia

Achille Lauro è un sensibile, uno di quelli capaci di farti piangere anche più del pianto il giorno del battesimo, quando l’acqua gelida ci ha bagnato il capo. Un uomo capace di capire gli altri, non di giudicare, di mostrare agli altri la sottile differenza, forse non troppo, tra la comprensione e il giudizio.

Che sarà possiamo immaginarlo, come fa Achille Lauro nel suo videoclip. La benda non permette di guardare davanti, lo immagina. Ecco, l’auspicio è che arriverà il giorno in cui tutti saremo capaci di levare quella benda e andare spediti verso quello Che sarà.

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