Canzoni da odiare: gli Elephant Brain ci ricordano che l’odio è un sentimento

da | Nov 17, 2022 | Recensioni album

Canzoni da odiare è il secondo full lenght della band perugina Elephant Brain in uscita l’11 novembre 2022 per Libellula/Believe in digitale, cd e vinile.

Un album dal sapore amaro, Canzoni da odiare rappresenta un processo lineare nella sua non linearità, che ci mostra la gioia e il dolore di vivere per la musica e di crearne di nuova. Un processo che parte da loro, dalle vere protagoniste (Canzoni), poi sfiora l’epicità nei fiati di Mi sbaglierò, passa attraverso le notti trascorse ripensando a cosa si poteva fare diversamente (Neanche un’ora sveglio), incontra i cambi di passo di Come mi divori e Calamite, si ferma nella spiaggia calma di Rimini per poi reimmergersi nelle insicurezze nevrotiche di Anche questa è insicurezza. Alla fine, Quel che resta chiude il viaggio. Ciò che sembra rimanere in mano agli Elephant Brain è la socialità che nasce dallo scrivere questa musica e Odiare le canzoni da cui sono stati, anche questa volta, risucchiati. Ma odiare quelle canzoni, in fondo, fa parte del viverle. 

Se vedessimo Canzoni da odiare come un corpo da esplorare, un passaggio fondamentale dovremmo farlo su Anche questa è insicurezza, un brano che rappresenterebbe tranquillamente il cuore di questo lavoro.

In questo pezzo gli Elephant Brain trasformano le insicurezze in esperienze che rimangono addosso per sempre, come fossero lividi che fanno male, ma vanno mantenuti vivi per ricordare e dare colore all’esistenza, come in quella fantastica canzone dei Fine Before You Came, Discutibile, che cita testualmente:

Battiamo i lividi per mantenerli sempre viola
Per ricordarci che san fare ancora male
Battiamo i lividi per mantenerli sempre viola
Per ricordarci che san fare ancora male

Un modo per comunicare a loro stessi che qualunque sia la vita da loro scelta saranno costantemente insidiati da un’incertezza quasi fisiologica, costitutiva.

disegno lividi

sulla mia pelle e li nascondo

perché ho paura che di notte poi spariscano

ti presterò tutti i colori che ti mancano

ora che le paure sono più grandi di te

Abbiamo parlato di cuore, ma cosa saremmo senza cervello? Se dovessimo attribuire quest’etichetta ad un brano di Canzoni da odiare la scelta ricadrebbe su Neanche un’ora sveglio.

Quello che emerge è come questo brano sia figlio di un periodo fatto di attimi che apparentemente ci sembravano interminabili. Raccontano come da giovani disperati genitori di un disco, il primo vero, Niente di speciale, uscito due settimane prima che tutto il mondo si fermasse in quel marzo del 2020, si siano adagiati in quella strana forma di latente calma piatta sentimentale e relazionale che ha, purtroppo, accompagnato un po’ tutti.

Dicono gli Elephant Brain che Neanche un’ora sveglio sia nata di notte, quando non riuscivano a dormire, quando però non avevano tempo di scontrarsi con i loro fantasmi più celati perché erano troppo incazzati per come si stavano lasciando andare, per come le ore passavano e loro lentamente rischiavano di perdere tutti i loro stimoli. 

Cuore e cervello ok, ma la pancia dell’album non poteva che essere Come mi divori, un brano che racconta un risveglio da un brutto sogno, da un periodo di merda. Capite bene come quel periodo di primo lockdown sia stato la chiave di volta di questo secondo album, un momento in cui le paure stavano per distruggere un sogno.

Ma la musica ci salva e ci riduce in miseria cantava Lo Stato Sociale, in questo caso la band perugina, di pancia, ha reagito a quel periodo, strappando centinaia di pagine di parole scritte e, forse, mai dette. Un tuffo nel devasto totale, con la consapevolezza di tornare a galla una volta passata la burrasca.

Non resta che suonare in giro questi brani, recuperando magari anche quelli di Niente di speciale. Oggi che si può, oggi che possiamo tornare a sudare e pogare, crediamo sia il minimo che gli Elephant Brain possano fare per noi divoratori di biglietti di concerti.

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