M.E.R.L.O.T. alla vigilia di Gocce: “Sognate e basta”

da | Ott 3, 2022 | Interviste

Settembre è il mese delle novità e dei ritorni, lo sappiamo. Lavoro, scuola, università, palestra, relazioni tossiche,… Si torna sempre dove si è stati bene, no? Tra abitudini discutibili e foglie che iniziano a ingiallire, c’è, però, una bella sorpresa. Timido ma determinato, M.E.R.L.O.T. decide di far debuttare il suo primo album, Gocce, venerdì 30 settembre. Noi di Cromosomi ci abbiamo fatto quattro chiacchiere e, che dire? Ci ha convinti a pieno. Ascoltare per credere.

Ciao M.E.R.L.OT.! Intanto, come stai?

Normale. Diciamo che non dico mai che sto bene, sto normale.

Tra poco uscirà il tuo album di debutto, Gocce. Come ti senti all’idea?

Diciamo che sono felice, perché finalmente esce un mio album, che aspetto da un bel po’ di tempo. Quindi, sì, sono felice, sono abbastanza felice ed elettrizzato.

Partiamo dal titolo dell’album, Gocce. So che per te questa parola ha un significato particolare.

Gocce, per me, è la parola perfetta per descrivere tutte le mie canzoni e tutto il mio mood. A parte che le gocce sono le lacrime, quindi tutto il mio mondo musicale. Poi ho inteso le gocce come qualcosa di piccolissimo, quasi insignificante, che però, poi, tutte insieme, poi possono creare un oceano. Un oceano alla fine sono tante piccole gocce. Allo stesso modo, una piccola goccia insignificante può far traboccare un vaso. Una canzone che apparentemente potrebbe sembrare insignificante, per qualcuno può essere davvero molto importante, può cambiargli la vita.

Parlando di canzoni, vedo che Gocce si compone di quattro inediti e di sei canzoni che già conosciamo. Qual è, secondo te, il ponte che collega questi tuoi due tempi musicali?

Il ponte di collegamento potrebbe essere Alieni. I quattro inediti sono un pochino diversi da tutti gli altri. Tutte le altre mie canzoni sono più acustiche, mentre per i quattro inediti ho cercato sonorità leggermente più non elettroniche, mescolando i due stili. Quindi diciamo che quello è il ponte.

C’è una canzone di Gocce a cui sei più legato? Quale?

Sì. Sono più legato a Angeli stanchi, che descrive perfettamente tutto quello che penso, tutto quello che provo.

Riesci a trovare, in Gocce, una sorta di filo rosso concettuale che collega tutte le tracce?

Sono tutte canzoni legate dalla malinconia e dalla nostalgia, se posso dire due termini diversi. Alla fine sono circa la stessa cosa, secondo me.

Sei soddisfatto del lavoro che hai fatto?

Sì, sono abbastanza soddisfatto. Non al 100%, ma non lo sono mai. E’ difficile arrivare alla soddisfazione totale, perché siamo esseri umani. Se riuscissimo ad arrivare a quella condizione sarebbe tutto perfetto.

E’ brutto chiederlo ancora prima del debutto, ma c’è qualcosa che cambieresti già in Gocce?

Non lo so. Io sono un fanatico di chitarra-voce, piano-voce. Per me le canzoni dovrebbero essere tutte solo con chitarra e pianoforte, quindi ti direi questa cosa qui. Però, allo stesso tempo, no, perché bisogna sempre in qualche modo sperimentare e vedere cosa succede. Secondo me l’esperimento è servito. Anche se non sono solo chitarra e voce, il risultato mi soddisfa.

Visto che gli inediti si discostano dalla tua produzione precedente, volevo chiederti se magari avevi tratto ispirazione da qualche artista diverso dal solito.

Diciamo di sì. In quest’ultimo periodo mi sono davvero infossato con Georgie. E’ sempre stato uno dei miei artisti preferiti, però in questi ultimi tempi mi ha davvero ispirato tantissimo. Quindi sicuramente ci sono sue influenze in questi ultimi brani.

Con Gocce hai voluto dare un messaggio?

Sì, ho voluto dare un messaggio. Non riesco mai a esprimerlo a parole, perché lo faccio con la musica. E’ difficile. Nelle mie canzoni do tantissimi messaggi, non c’è mai un tema preciso. Alla fine gira tutto intorno ai sogni che molte volte sono irrealizzabili. Analizzo un po’ la natura del sognatore. Io mi definisco tale, una persona che sogna sempre e sogna di arrivare dove deve arrivare. Allo stesso modo, nella vita di un sognatore ci sono un milione di momenti tristi. Ho cercato di scrivere di quei momenti.

Ascoltando l’album, credo che i temi maggiori siano amore e malinconia. Che ruolo hanno queste due cose opposte, ma neanche troppo, nella tua vita e nella tua arte?

Un ruolo fondamentale. Senza amore non si può vivere. Non intendo solo l’amore romantico per la persona amata, ma l’amore in generale. Allo stesso tempo, è la cosa che ci fa più male. L’amore è la cosa più bella e la cosa più brutta. Questo è il mio pensiero.

Come descriveresti Gocce con una parola sola?

Delusione. Sempre tornando al discorso dei sognatori, potrei dire sognare. Ma le due cose sono collegatissime, quindi ti dico delusione. Non totale, ma la delusione parziale che ha un sognatore. Quindi almeno una volta a settimana, se non di più.

A pochissimi giorni dal debutto di Gocce, lo suonerai live in due date. Come vorresti che fosse accolto e come credi che verrà accolto, invece?

E’ un album un pochino particolare. Non è una roba felice, quindi non immagino persone che ballano, né persone che piangono tutto il tempo, perché comunque alcuni brani non sono totalmente tristi. Immagino le persone che sono lì che ascoltano l’album bene. non voglio che sia un concerto così, giusto per farlo. Voglio che le persone che sono lì capiscano le mie parole e le facciano proprie.

Quest’estate non ti sei fermato un attimo con il tour. Com’è stato?

Sono una persona molto timida, quindi mi spaventano tanto i live. Però più vado avanti, più quella paura si trasforma in felicità, forse anche perché c’è una risposta positiva del pubblico. Essendo anche pessimista, quando salgo sul palco immagino il peggio, quindi che nessuno canti, che mi fischino. Invece ho ricevuto tantissime risposte positive, le persone cantavano con me. Sono rimasto stupito e felice. Ho un sacco di ansia da prestazione, ce l’ho sempre. E’ un’esercitazione alla fine, come tutte le cose: più ne fai, più migliora il tuo modo di affrontarla. Sto cercando di trasformare la mia ansia in adrenalina e sta funzionando per ora.

Come descriveresti un tuo concerto a una persona che non c’è mai stata?

Profondo, ma resto umile. Profondo non nel senso di incredibile. Faccio canzoni tristi e malinconiche, quindi se qualcuno viene a un mio concerto e ha dei piccoli problemi, o una relazione interrotta o che sta iniziando, può sentirsi capito, secondo me.

Qual è l’artista italiano per cui pagheresti milioni per fare un featuring?

Ce ne sono un bel po’. Rimanendo sulle cose realizzabili (anche se per me non lo sono), direi Gazzelle o Calcutta, perché sono stati loro che mi hanno fatto iniziare a scrivere. Prima di loro non avrei mai pensato di poter scrivere delle canzoni. Mi sono avvicinato al mondo dell’indie grazie a loro, quindi ti dico loro.

Me lo aspettavo, ti dirò. Com’è essere sotto a una major così importante, così giovane?

E’ una bella soddisfazione. Poi io non capisco mai se una cosa è positiva o negativa, ho proprio un problema con queste situazioni, faccio fatica a realizzare le cose. Non ti so dire precisamente, ma sono davvero molto felice. Pensare che qualcuno crede in me e che io possa fare qualcosa, è davvero soddisfacente.

Cosa direbbe il M.E.R.L.O.T. di ora al Manuel che si approccia alla musica? E cosa direbbe Manuel a M.E.R.L.O.T.?

Al me del passato direi: “Fallo, senza paure“. Il me di tanto tempo fa non ci avrebbe mai creduto, anche il me di adesso ha tantissime paure. Allo stesso tempo, sono felice di tutto quello che ho fatto, soprattutto che io mi stia dedicando alla musica a tempo pieno. Anche quello è un insegnamento che voglio dare con l’album: sognate e basta, perché alla fine fare la vita di qualcun altro, la vita di qualcun altro, non ha senso. Seguite i vostri sogni, la vita è corta e va vissuta al massimo. Il me di ora sarebbe probabilmente uno degli artisti preferiti del me del passato. Lo dico sempre in maniera umile, però sono riuscito a fare quello che volevo fare. Sognavo di scrivere canzoni così e ce la sto facendo. Il me di un po’ di tempo fa sarebbe felice. Mi rende molto orgoglioso.

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