Volevo magia: il racconto del nuovo album dei Verdena

da | Set 23, 2022 | Interviste, Recensioni album

Sette anni, questo è il tempo trascorso tra i due volumi di Endkadenz e Volevo magia, il nuovo album dei Verdena. Sette anni in cui il mondo è andato velocissimo, sempre peggio, dove per ripararsi la notte dalle bombe e dalla pandemia è servita e servirà ancora la musica. Il sette come riferimento: sette sono le piaghe d’Egitto, sette sono i sacramenti cattolici cristiani romani, sette sono i vizi capitali, sette sono i chakra che Volevo magia potrebbe aprire tranquillamente dopo il primo ascolto. I Marlene Kuntz cantavano, nel 2016, Lunga Attesa. Per quello che ci riguarda, questa spasmodica attesa lunga sette anni per il nuovo album dei Verdena ne è valsa assolutamente la pena (potete immaginare Carlo Verdone sul terrazzo, nella scena finale di Manuale d’amore di Veronesi, urlare “sì, ne è valsa veramente la pena, ndr).

Nella mattinata del 22 settembre, noi di Cromosomi abbiamo avuto modo di incontrare gli autori e fare un po’ di pour parler…

L’INTERVISTA di Alessia Pardo

Partiamo con la più banale, perché un silenzio così lungo?

Roberta: perché Alberto ha partorito dei bambini, io ho avuto tre bambine e
abbiamo avuto anche altri progetti paralleli che ci hanno impegnato, oltre ai
Verdena.

Che tipo di magia ricercate?

Alberto: boh, qualsiasi. Non ce n’è di magia, ormai, in nessun posto e la situation inizia a farsi sempre meno magica quindi con questo titolo speriamo arrivi qualcuno a salvarci e saremo liberi, finalmente.

Roberta: Abbiamo dato quel titolo perché ci piaceva per il fatto che il pezzo (brano omonimo, ndr.) era un pò anomalo per noi, un pò brutto, un pò diverso dalle nostre solite cose ed è stato anche l’ultimo a cui abbiamo lavorato. Cioè prima aveva un’altra versione totalmente quel brano lì: era molto più dilatato con una ritmica molto più lenta, ma non ci convinceva così per scherzo abbiamo deciso di registrarlo in quella versione per il disco. In realtà, il titolo è nato quasi alla fine, insieme ai testi di Alberto. Quando abbiamo avuto tutti i testi non avevamo ancora un titolo. Io avevo proposto
Sette, ma era troppo banale, non li convinceva. Qualcuno ha proposto Volevo Magia e ci è piaciuto perché dava un senso un pò a tutti gli altri brani. Chiudeva un pò il disco.

Alberto: sì, ci stava bene con tutta l’atmosfera in generale. A me ricorda sempre il lamento di un bambino questo titolo. Crescere, non crescere, bambini, non bambini, magia forse non c’è più, quindi la volevo. Però, ha segnato il fatto che non ci sia più, ma si va avanti comunque. Insomma cerchiamo di crearne di nuova.

Si percepisce un cambiamento rispetto a quello cui eravamo abituati a
sentire. E’ stato un processo naturale?

Alberto: sì, è stato naturale ma ci viene naturale essere anche diversi, comunque, perché sappiamo benissimo che se facciamo una cosa molto simile a qualcos’altro di nostro, in questi casi diciamo “cazzo, però è molto simile a quell’altra” e allora viene scartata, ecco. Però vabbè diciamo che comunque il momento in cui sembriamo i Verdena sono gli ultimi mesi in cui io metto la voce e di colpo diventa tutto Verdena, cazzo.

La scrittura dei testi rimane sempre astratta, onirica, mai nitida. E’ questo il bello dei Verdena. Però, ecco, c’è un’evoluzione.

Alberto: Noi siamo contenti anche di questo, o meglio diciamo cinquanta percento sì e cinquanta percento no, di contentezza.

Roberta: e’ bello perché questo cambiamento è un processo totalmente
inconscio quindi il fatto che ci siamo riusciti, cioè che tu ci stai dicendo che
ci siamo riusciti ad evolvere quel minimo, è una figata!

Suona come un disco positivo.

Alberto: secondo me il disco è più positivo musicalmente, a livello di testi non lo so. Però, noi siamo sempre musicali quindi questo, forse, è il disco più allegro che abbiamo fatto e forse il meno psichedelico che abbiamo fatto.

Luca: sì, può essere.

Alberto: il meno psichedelico da Requiem a questa parte, ecco.

Alcuni pezzi sono molto liberi.

Alberto: sì, di fatto a questo giro qualsiasi pezzo non ci uscisse in modo naturale, veniva scartato cioè provi tanti riff tutti insieme e vedi se succede qualcosa: i pezzi dove non succedeva niente li lasciavamo subito, anche se comunque eran fighi eh!

Luca: sì, c’è stata questa idea di spontaneità, ecco, e soprattutto l’idea di provare anche meno il pezzo rispetto al passato quando, meticolosamente, provavamo un pezzo dieci mila volte fino a raggiungere quello che volevamo.

Alberto: sì ci aveva stufato anche quella cosa lì che poi certi pezzi li fai morire
a studiarli troppo quindi abbiamo dato priorità a questa situazione di
spontaneità.

Questo fa pensare a un sacco di pezzi scartati, però.

Luca: esatto! Lui (Alberto, ndr.), ultimamente, ne ha trovati un pò che dice che son belli però si vede che non avevamo trovato la chiave finale.

Alberto: E quando il pezzo non arrivava naturalmente, basta via.

Luca: potremmo vendere i riff a dieci euro l’uno! (risate, ndr.)

E’ stato registrato in due momenti diversi, no?

Roberta: anche in due modi diversi. Prima analogica, poi digitale

Che differenza avete trovate a lavorare nei due modi?

Alberto: il nastro è bello, però, cazzo che caldo che faceva in una stanza super piccola si crepa, col computer invece è fresco! Quindi la differenza sostanziale dei due momenti di registrazione è stata questa. (ride, ndr.)

Non solo tecnicamente, c’è stata la parentesi covid quindi anche in termini di stato d’animo.

Luca: i pezzi più vecchi, registrati prima del covid, sembra abbiano una dimensione forse un pò più eterea.

Alberto: sì sono molto meno psichedelici, quelli dopo il covid.

Luca: un pò più giocarelloni.

Alberto: un pò ignoranti. C’è molta ignoranza in questo disco. Vabè non
siamo una cifra d’intelligenza!

E’ un disco abbastanza sintetico dopo la grande abbuffata di Endkadenz. Oggi, riguardando a Endkadenz, vi verrebbe da scremare un pochino o siete contenti di come è uscito?

Luca: scremeremmo Endkadenz! Faremmo un solo disco, un disco lungo magari.

Vi sembra contengano brani poco interessanti?

Roberta: sì, non fondamentali.

Alberto: abbiamo esagerato, perché eravamo un pò affezionati a tutti e non eravamo consapevoli. Nemmeno ad oggi sono consapevole del disco che abbiam fatto, ci vuole sempre un pò, poi ti accorgi delle cazzate. Tipo Wow, lo trovo ancora un disco giusto così com’è. E’ lungo.

Eh, sì anche quello!

Alberto: invece in Endkadenz abbiamo proprio pisciato fuori dalla tazza!

Roberta: sì comunque dopo due dischi così, l’idea era quella di accorciare.

Alberto: sì, l’idea iniziale era addirittura quella di otto/dieci pezzi, alla Black Sabbath!

Parlando di live…alcune date sono andate immediatamente sold out.
Questa è anche una dimostrazione d’affetto da parte del pubblico: siete mancati. A voi è mancata la dimensione live?

Alberto: di mancare è mancata. Suonare live per noi è difficile psicologicamente, non fisicamente, un po’ anche quello ma psicologicamente diventa sempre più difficile! Ma non è tanto suonare è proprio il momento in cui devi salire sul palco. C’è quell’ora prima che è un disastro, infatti noi stiamo già pensando a quell’ora che arriverà a Bologna.

E’ normale, meno una cosa si fa, meno la si vuol fare! O comunque risulta più difficile.

Luca: eh, sette anni son tanti. Però diciamo che più vai in giro e più ti sblocchi!

Come vi preparate?

Alberto: psicofarmaci! (ride, ndr.)

Luca: proviamo il più possibile in maniera da arrivare belli pronti. Questo è importantissimo perché così puoi anche divertirti e goderne!

Alberto: poi ci sono quelle serate in cui può succedere anche una cazzata, che manda il live a puttane…che ne so tipo uno del pubblico ti lancia un vibratore in faccia, però in effetti sarebbe anche divertente. Ora lo diciamo al pubblico: lanciateci le cose!

Vi aspettate le nuove generazioni ai live?

Roberta: è più facile che ci siano i figli dei nostri fan! Cioè che i genitori portino i loro figli ai nostri concerti, però, è innegabile che ci sia qualcuno in più rispetto al passato: lo scorso tour a Milano non abbiamo fatto 7.000 persone nel 2015 quindi, comunque, qualcuno di nuovo c’è, chi sia lo vedremo!

Alberto: la vecchietta col bastone, i vecchi che pogano!

Qualche nome della scena musicale italiana attuale che ascoltate?

Alberto: ho ascoltato un pò di roba perché mio figlio ascolta tanta roba: trap?
In realtà non so se sia trap. Il primissimo di Ghali era divertente, anche il primo di Sfera Ebbasta. Chiello!

Luca: Chiello non è male!

Alberto: e poi Iosonouncane, un pazzo e i pazzi vanno…

Luca: perseguitati!

Alberto: esatto, infatti siamo stalker, siamo sempre sotto casa sua, citofoniamo e lui: “Ehi, chi è?” E noi ci nascondiamo!

La domanda che noi di Cromosomi ci siamo posti a fine chiacchierata con i Verdena è stata: cosa ci lascia e cosa ci lascerà Volevo magia?

LA RECENSIONE di Francesco Staino

Volevo magia è esattamente quello che ci aspettavamo. Una sorpresa e, al tempo stesso, una gradita conferma. Si percepiscono influenze nuove di ascolti dell’ultimo lustro e poco più, si percepisce una maggiore e, sempre ricercata, profondità dei testi, inevitabilmente contaminati dagli eventi delle singole vite dei Verdena.

Sui ghiacciai è una perla rara che racchiude amore, consapevolezza, tenerezza, delusione e capacità di resilienza. L’accettazione dell’altro, la possibilità di perderlo, andare avanti.

Collaudami
E accettami
Ma senza fine
Fai male eccome
Mi si spezza il cuore
Ma sopravvivrei

Certi magazine è la domanda che velatamente facciamo a chi ha rapito il nostro cuore e, al tempo stesso, lascerà rapire il suo, in uno gioco al massacro che logorerà tutto e tutti.

Mistura di nuovo sei
Puoi realizzare che
Più che mai
Mi stoni e di nuovo c’è
Chi rapirà il tuo cuore?
Io mentirei
Mi stoni e di nuovo c’è
Ti meriti un ok

Volevo magia è la chiusura del cerchio dell’album, nonostante la chiusura naturale sia Nei rami. Forse è qui, con Volevo magia appunti, che rispetto a tutto l’album, si respira l’aria di casa Verdena (e non sarà un caso se l’album prende il nome da questa traccia). La ricerca delle parole giuste al posto giusto, “assaggio l’ira, è dolce” che risuona già come sirene ammaliatrici e noi, piccoli Ulisse, pronti a non cedere alla tentazione di bagnarci le labbra d’ira.

Agilmente, reagire all’apnea
Assaggio l’ira, è dolce
Piani non ne ho
Ho solo mille forse
Mi ami o no?
Splendida sorte
Assaggio il mondo
Ma è sperma di lei
Volevo magia

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