“LIBERATO II” è il viscerale tributo alla storia di Napoli

da | Recensioni album

Se ci chiedessero che nome porta l’artista più sorprendente che conosciamo, sicuramente faremmo il nome di Liberato. Il cantante ha infatti deciso di sfoderare il suo ennesimo asso nella manica proprio allo scoccare della mezzanotte dell’iconico nove maggio, cacciando fuori un album tutto nuovo: LIBERATO II.

LIBERATO II, che si occupa di mostrarci l’altra faccia della medaglia di LIBERATO, racchiude ben 7 tracce, tutte volte a celebrare la grandezza della cultura napoletana. L’album mescola il vecchio ed il nuovo dando vita ad una riscoperta del passato, la quale non si lascia mai indietro nulla. La storia di Napoli regna infatti sovrana in ogni brano, catapultandoci all’interno di scenari suggestivi che sanno di casa.

Si chiama PARTENOPE il primo iconico brano. Esso porta il nome di una delle creature più belle ed al contempo spaventose di tutta la mitologia: la sirena. Secondo la leggenda è affibbiata a Partenope la formazione dello spaventoso vulcano Vesuvio. Si narra infatti che ella fosse innamorata di un omonimo centauro, e che non essendo tale amore ben visto da Zeus, il Dio preferì trasformare Vesuvio in un vulcano.

Ad un amore sincero la storia attribuisce simbolicamente un elemento naturale così rabbioso, che al suo interno conserva della lava rovente capace di distruggere intere città.

La pericolosità dell’amore è dunque narrata da Liberato in maniera quasi tragica. Fa quindi da sfondo un suggestivo video pensato da Francesco Lettieri, il quale mostra la bellezza della corte borbonica legando ad essa la struggente storia della sirena.

Dicette: “Me faje chiagnere, tu me faje male assaje”
E popo allora ‘int’a chillu mumento c”a vasaje
“Ammò, so’ na sirena”, dicette e me guardaje

Il secondo brano di LIBERATO II è NUN CE PENZA’. Si tratta forse del pezzo che più ci ricorda il vecchio Liberato; tra continue esclamazioni di termini in inglese che contrastano il dialetto del cantante, e tra le ripetizioni di frasi riecheggianti all’interno di una travolgente base, ci sentiamo inevitabilmente trasportati dalle note. Liberato pone il suo marchio su ogni brano, tutti gli elementi che lo contraddistinguono vengono ripetuti a ruota e fanno sì che ciò che stiamo ascoltando ci resti sempre più impresso.

Nun putimmo fá ammore forever
Appicciammo together
Ma tu nun ce penzá

L’unione tra inglese e napoletano è inoltre rimarcato ancor di più in un secondo brano: ‘NA STORIA ‘E ‘NA SERA. In questo pezzo il tema centrale è racchiuso in un’inaspettata storia di una notte, che ha messo in subbuglio l’animo del cantante. E’ così che ci troviamo di fronte a ripensamenti, rimorsi e malumori.

Tutti i più grandi della scena musicale napoletana hanno da sempre reinterpretato la famosa tarantella di CICERENELLA, e tra questi si pone finalmente anche Liberato. La filastrocca popolare viene riscoperta in Liberato II in un modo maturo e consapevole. Essa mantiene infatti la sonorità delle tipiche tarantelle, immerse tuttavia in un sound alternative che ci fa venir voglia di ballare.

Non conosciamo l’identità dell’artista, non sappiamo nulla della sua vita privata e ci va bene così. Liberato incarna l’arte, unisce appartenenza, romanticismo e storia condendo il tutto con il suo tocco più personale.

Ascoltando LIBERATO II ci sentiamo estremamente legati a qualcuno di cui non conosciamo neanche il nome, ed è stupefacente realizzare il fatto che, in fondo, a noi non interessa neppure.

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