Sempre il buio: Mecna torna di notte per squarciare cuori già infranti

da | Recensioni singoli

Strana la notte tra lunedì e martedì. Non erano mancati gli annunci social, ma l’uscita del nuovo singolo di Mecna, Sempre il buio, ha destabilizzato in molti. Sarà il lunedì appena trascorso, sempre traumatico, sempre nero come quei borsini azionari che spesso vediamo al Tg del mattino.

Mecna canta e questa volta torna a farlo da solo, ma è capace ancora di mandarci in TILT.

Sempre il buio e il nero pece, appunto, si stringono la mano e si insinuano nella notte degli italiani, facendosi strade tra i cavi delle cuffie, nelle casse mezze rotte delle utilitarie poco green, tra le lenzuola che hanno sostituito i piumoni invernali.

Lacrimoni e pugni che stringono queste lenzuola, sigarette girate nervosamente e male fumate senza godersi quel vizio diventato esigenza, un pugno nello stomaco dopo aver appena digerito una cena fugace, Sempre il buio racconta di assenze, quelle che pesano, quelle che non fai fatica a notare, di quelle che avverti anche in presenza dell’altro.

Non vuoi star qui nei miei momento no
Amo quando ci rincorriamo dietro un broncio
Dal mio nuovo divano se giro la testa vedo il cosmo
Non il cantante, intendo lo spazio che abbiamo attorno

Sempre il buio è l’esempio perfetto di come si faccia fatica a metabolizzare un’assenza, esorcizzare la figura dell’altro e renderla innocua, incapace di alterare l’umore anche dopo anni, lasciare quell’ombra anche quando vai altrove, a distanza di chilometri con i ricordi che fanno capolino, come quando pensavamo che ci saremmo rivisti solamente per sfiorarci la mano.

Ma prima non c’era una nuvola
Ma questa luna non si fa vedere
Anche se scappo in un’altra città
Mi segue il buio

Tormento, vendetta, delusione, insoddisfazione, tutto quello che appare nell’altra faccia di quella medaglia che chiamiamo amore. Eppure lo cerchiamo sempre, lo viviamo, ci manda al tappeto, a fatica ci rialziamo, stringiamo pugni e denti, ci aggrappiamo alle corde di quel ring che è la vita, e ne vogliamo ancora, dateci ancora amore.

In un mondo che viaggia veloce, dove l’altro fatica a reggere i nostri tempi, dove amare solo noi stessi sembra la regola di vita perfetta, quanto manca un “Mi manchi!”?

Che è vuoto come non si accontenta mai
Sono di più le tue parole o le cose che fai?
Vale di più un “Mi manchi” detto dopo anni
Un “Ci sono sempre”, un “Non mi chiami mai”
O “Di quale colore vuoi le tende?”

Restiamo Sempre al buio a vagare, a ricordare, ad ascoltare Mecna, a maledire il cielo, gli smartphone, noi stessi, gli altri, la Luna che non si fa vedere e ci lascia in quel nero pece.

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