di Cristiana Dicembre
Giovanni Truppi, cantautore napoletano classe ’81, giunge quest’anno per la prima volta sul palco del Festival di Sanremo. Stiamo parlando di un 2022 che porta con sé una grande rivoluzione nella musica e nello spettacolo d’Italia, altro che l’ennesima performance in arrivo di Achille Lauro.
Giovanni Truppi, ad esempio, non ha bisogno né di abiti sgargianti, né di fare spettacolo, perché la sua è una penna che dal 2010 riesce sempre a contraddistinguersi dal resto con una purezza e semplicità disarmante.
Ecco perché il suo ingresso su un palco del genere, che ospita da un po’ sempre le stesse cose, è un dono all’Italia intera. Tutti, anche l’ascoltatore distratto, avranno l’opportunità di conoscerlo e, dunque, di conoscere cosa davvero è in grado di fare la musica italiana mostrata in tv: parlare d’amore, società, sofferenza, e molto altro, con purezza e una genuinità casereccia tipica delle persone umili.
Giovanni Truppi canterà il suo brano Tuo padre, tua madre, Lucia e, nella serata delle cover, canterà in compagnia di Vinicio Capossela il brano di Fabrizio De André, Nella mia ora di libertà. Qui segue l’intervista all’artista:
Tra i tuoi ascoltatori e fan, nessuno si sarebbe aspettato il tuo nome a Sanremo, sebbene tutti lo sperassimo. Perché secondo te?
Mah, credo più per il fatto che il mio percorso è stato molto defilato, rispetto all’aspettativa “indie”. (anche se non mi piace chiamarla così)
Domanda un po’ scomoda e noiosa. Cosa pensi contraddistingua Giovanni Truppi rispetto agli altri artisti in gara?
Sicuramente l’estrazione. Il mondo di provenienza che è quello della musica alternativa, che però ho in comune almeno con un’altra band che fa parte del cast: La Rappresentante di Lista.
Cosa ti lega in particolare a un testo così politico come quello di De André, Nella mia ora di libertà, al punto da portarlo sul palco?
È un testo che mi rappresenta molto, è una specie di condensato di un sacco di cose che per me sono importanti. Ci sono considerazioni sul potere, sull’assetto della società che mi hanno sempre fatto riflettere. In realtà, più di tutto, ciò che mi ha sempre toccato è la frase che riguarda il nostro coinvolgimento (anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti). È una canzone politica, ma lì dove la politica si mischia con la biologia, con la filosofia e la storia. Siamo tutti legatissimi tra di noi e siamo tutti chiamati in causa quando c’è qualcosa che non ci piace o anche semplicemente per prenderci cura di chi o cosa ci circonda. Questa è una cosa che penso, e questa è una cosa a cui questa canzone mi ha fatto arrivare.
Oltre a questo, se pensiamo a questo coinvolgimento così importante, di tutti con tutti, lì dove c’è qualcuno che non ha da mangiare, è perché metaforicamente il suo cibo l’ha preso qualcun altro, e questa è un’altra cosa che la canzone dice.
Insomma, nessuno è assolto.
Ah, beh certo, io per primo!
Riguardo una sua papabile partecipazione al Festival, De André disse: “i miei sentimenti non sono argomento di competizione”. Tu che cosa ci dici riguardo la tua partecipazione a Sanremo?
Ovviamente l’aspetto competitivo è forse la cosa che più sento distante, anzi forse è l’unica che sento veramente distante. Mi sento di dire che magari, rispetto all’epoca in cui de André ha rilasciato una dichiarazione del genere, l’aspetto competitivo sia meno rilevante nel Festival. Quindi ho pensato che non fosse un problema per me. Poi, ovviamente una volta che ci sei dentro è più presente di quanto credevi. Ad ogni modo, credo sia una cosa che posso tenere a bada, che può restare lì.
Come hanno contribuito penne così importanti, come ad esempio Niccolò Contessa, a parlare di un amore così carnale e personale come quello rappresentato nel brano Tuo padre, tua madre, Lucia che porterai sul palco?
Mah, da una parte io ho sempre lavorato da solo con Marco Buccelli che firma quasi tutte le mie canzoni, che in realtà è più un produttore che un autore. Poi, lì dove sono troppo coinvolto personalmente, c’è il rischio che faccia delle cose meno belle. Credo che nella comunicazione artistica, così come in ogni tipo di comunicazione, sia utile uno sguardo esterno. A volte accade che sei semplicemente tu che ti sdoppi e ti osservi dall’esterno per verificare l’efficacia di ciò che stai facendo. In questo caso, invece, questa cosa è stata ancora più bella, perché gestita in modo efficace grazie alla presenza di Niccolò e Gino che sono due autori formidabili, e quindi hanno portato delle cose belle dentro questa canzone. Sicuramente si parte da alcune mie sensazioni, che in realtà non credo siano così originali, ma sono delle cose che Gino e Niccolò conoscevano molto bene.
Un’altra cosa molto bella che è successa lavorando con loro è stato quel momento in cui, quando sei solo di fronte a dei bivi e impieghi molto tempo a trovare la direzione giusta, poi ti trovi di fronte Gino, ad esempio, che ti dice “Dai, magari potremmo fare così” e ti sembra tutto più chiaro.
Ora ti chiedo di parlarmi di questa frase bellissima presente nel brano, “un per cento è amore tutto il resto è stringere i denti”
Ecco, qui è utile avere gli altri autori, così mi posso nascondere dietro gli altri. Quello che intendevamo con questa frase è che per la nostra esperienza (ora smetto di parlare di loro e inizio a parlare in prima persona), dunque, per la mia esperienza, ci sono poche cose belle della vita quindi limitandosi anche alle cose bellissime della vita, sono comunque poche quelle che arrivano facilmente e basta. Questo può avere a che fare con una relazione, un obiettivo, un ideale, ad esempio: credo in una cosa particolare, però poi per difenderla, sostenerla e alimentarla devo stringere i denti e qui, possiamo dire che “stringere i denti” è un modo forte per sintetizzare tutto ciò che non è immediatamente naturale.
Quando dici “un per cento amore” sembra come se l’amore fosse rilegato solo a quell’un per cento nella vita. Io, invece, sono sicura che non sia esattamente così come passa: uno potrebbe pensare che doni solo l’un per cento all’amore, in realtà questo un per cento si percepisce come un numero grandissimo.
Sono d’accordissimo con te. Qui, infatti, rientriamo nella questione per cui scriviamo delle “canzonette” e suonava molto bene dire “uno” piuttosto che il 57 per cento. Ma assolutamente sono d’accordissimo con te, anzi, credo che siamo tutti d’accordo con te. Anzi c’è una parte di me che si trova in imbarazzo per questa cosa, perché sembra amara, ma ovviamente non la penso così.
Potrebbe sembrare amara, poi, però, il testo dice tutto il contrario, è semplicemente un numero. Io ho percepito che quello fosse solo un mezzo, un numero che stava bene, poi tutto il resto della canzone dice tanto e rappresenta quel 99 restante.
Sì, assolutamente d’accordo.
La vera trasgressione sul palco sanremese di quest’anno sarà lo storytelling di Giovanni Truppi che, nonostante non segua alcuna regola e destrutturi la narrazione così come la intendiamo, riesce a essere umile.
Buon ascolto!










