E’ proprio questa la Golden Hour di Tancredi?

da | Recensioni album

Come al solito, il venerdì porta gioie e no, non parliamo solo del weekend. Lo scorso 21 gennaio, infatti, sono arrivate moltissime novità musicali, tra cui il nuovo EP di Tancredi, Golden Hour.

Il cantante ritorna sulla scena dopo un periodo di pausa di qualche mese di assestamento e riflessione. Dopo la montagna russa di Amici, Tancredi ha voluto ritirarsi per qualche tempo, così da mettere insieme tutte le parti di sé che erano in conflitto. Una lotta che si può benissimo sentire in ogni canzone di Golden Hour.

Ventidue minuti di puro viaggio introspettivo dentro la persona di Tancredi, tra difficoltà della vita, salute mentale e paranoie. <<Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità>>, per dirlo con le parole di qualcun altro.

L’EP è composto da otto tracce, tutte accomunate da una produzione dagli spiccati toni pop: ottimo prodotto, commercialmente parlando. Dal punto di vista soggettivo, invece, il tutto pare fin troppo rimaneggiato e artificiale. Insomma, ogni traccia potrebbe potenzialmente diventare un tormentone radiofonico, ma non per la qualità delle canzoni in sé. Lo sappiamo tutti, però: l’orecchiabilità vince su tutto. L’unica eccezione, forse, è la traccia di chiusura e title track, Golden Hour, che, nel pezzo finale, viene arricchita da campionamenti di sax; il risultato rimane comunque abbastanza commerciale, ahimè.

La vera e propria forza di Golden Hour sono le liriche: Tancredi ha aperto il suo cuore e ha sanguinato sul foglio, per ogni sacrosanto testo.

Non è un caso e nemmeno un’esagerazione il fatto che il cantante si sia riferito a questo disco come a una terapia. E’ ben ravvisabile il percorso di crescita personale, ancora prima di quella artistica, in questo nuovo lavoro. Tancredi, tramite il magico medium della musica, si avvicina a ognuno di noi, ci mette una mano sulla spalla e ci dice:<<Tranquill*, ci sono passato anche io.>>. Infatti, tra problemi relazionali con la madre, paranoie su un futuro sempre più incerto e precario, paure da giovane adulto in cerca di un posto nel mondo e felicità che gioca a nascondino (e che non si fa trovare), siamo tutti un po’ Tancredi.

Il bene e il male, la felicità e la tristezza, gli angeli e i demoni: tutto traspare in questo itinerario intellettuale e morale.

Se dovessimo tirare le somme, Golden Hour è indubbiamente un lavoro che accresce la maturità del giovanissimo cantautore, ma, usando le sue parole:

Potevo fare di meglio,
ma anche di peggio

E’ un lavoro forse ancora troppo legato alle logiche del mercato, un po’ spoglio di uno stile veramente personale e tipico di Tancredi. Insomma, non c’è ancora il suo marchio di fabbrica indistinguibile. Menzione d’onore per Paranoie, pezzo migliore dell’album per Cromosomi, sicuramente una hit radiofonica carina e ballabile (ma dal testo assolutamente rilevante).

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