Chiamate il 118: arrivano gli Zen Circus e Claudio Santamaria

da | Recensioni singoli

Ci sono cose che, anche senza averne avuto esperienza, sai già che andranno bene o che staranno bene insieme. Ecco, quando ho letto del feat tra gli Zen Circus e Claudio Santamaria, ho pensato esattamente questo: sarà speciale.

Ma perché poi?

Un attore che interagisce con una band storica italiana? A che pro?

Il pro c’è e basta ascoltare 118. Gli Zen Circus sono i soliti Zen, l’attore fornisce al brano quella marcia in più, come l’ultima spolverata di pecorino romano sulla carbonara.

118 è un brano che mette a nudo quelle differenze che cerchiamo di nascondere ogni giorno nelle nostre città, ma che in realtà sono ben evidenti e lasciano il segno, come il cazzotto preso in pieno volto da Appino.

I suoni sono differenti dal loro ultimo lavoro, L’ultima casa accogliente, il cinismo resta sempre uguale. La capacità di rendere la pillola meno amara si rende necessaria, visto che il posto che abitiamo quotidianamente è sempre più capace di fornirci palliativi per non guardare in faccia la realtà.

Qui subentra 118, in un mondo di informazioni teoricamente a colori entra e lancia quel nero che macchia, lascia sporco, come lo siamo tutti.

Sono morto alle 18
cinque minuti dopo al bar ero risorto
vecchi sopravvissuti bevono il corretto
case in affitto, bici rubate e numeri del lotto
dentro allo schermo i cantanti, gli attori, i figli dei dottori, gli sportivi, i talenti
le giacche nuove con le borse ma cosa ce ne fotte
qui chiude tutto a mezzanotte…

Ma di cosa ci meravigliamo poi?

Viviamo nell’unico paese d’Europa dove gli stipendi sono diminuiti rispetto a trent’anni fa. Però il PIL cresce, mentre Silvio Berlusconi è pronto per ricoprire la carica più alto dello Stato, e fa già ridere così…

Siamo un Paese che dimentica troppo facilmente, siamo fatti per sporcarci sempre meno e, al tempo stesso, mostrare sempre il nostro lato migliore.

E invece no, non va bene, cazzo!

Crescere vuol dire sporcarsi mani e faccia con quello che la vita ci mette davanti, nel frattempo noi giochiamo a diventare cinture nere di come si resta sempre presentabili su Instagram.

Sono nato in questo posto ma non mi ci riconosco
ho guardato nella nebbia, oltre la rabbia, la tristezza
“la colpa è tua” quelli hanno detto
“e di chi ti ha messo al mondo”
gli ho creduto e ora son qui a grattare il fondo
non preoccupatevi per me, non sono solo, siamo in tanti
la faccia mite come il lago, l’anima in fiamme come i boschi
c’è bisogno anche di noi per sentirvi un po’ più in alto
quando guardate in basso…

Hanno detto gli Zen Circus in merito a 118

“Il basso, la parte inferiore, il fondo. Dove ogni tanto ci piace guardare per sentirci tutti un po’ più in alto. Quello che non si trova nei social, nelle vetrine, nel regime imperante del ‘presobenismo’ a tutti i costi. Quartieri dimenticati dove il coprifuoco umano c’era ben prima del Covid e le ambulanze corrono a sirene spiegate anche tra risse, incidenti sul lavoro e disperazione. Tutto questo è 118, dove la differenza fra l’alto ed il basso esiste forte, ancora oggi.”

Non sarà instagrammabile per molti di voi questo brano, poco importa.

A questo Paese servono come il pane persone come gli Zen Circus e Claudio Santamaria, megafoni della realtà che ci circonda e del marcio che luccica e ci confonde.

Per tutto il resto ci vediamo sotto palco, con le sigarette spente e le birre annacquate, senza mascherine e pronti a sudare sotto i colpi degli Zen Circus.

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