GVESVS, il nuovo vangelo secondo Guè

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Con il nuovo disco Guè (senza Pequeno) certifica la sua autoincoronazione a Messia del rap.

Quella di Gesù Cristo, al di là del credo religioso, è una figura intrigante e controversa allo stesso tempo. Un uomo in grado di concentrare attorno a sé le attenzioni di migliaia di persone proponendosi come il salvatore del mondo, di creare un movimento basato sulla divulgazione del proprio messaggio. Un uomo che è morto sacrificandosi per i suoi seguaci guadagnando così la gloria eterna.

Sono questi gli aspetti che più di ogni altra cosa hanno portato Guè nel corso degli anni a nutrire una certa ammirazione nei confronti del figlio di Dio. Il suo ultimo disco GVESVS è solo la punta di questo iceberg che culmina in un vero e proprio paragone tra sé stesso e Gesù, a partire dal titolo fino alla copertina che lo ritrae con una corona di spine (rigorosamente d’oro). Non è certo una novità nel mondo del rap assistere a un parallelismo del genere con il divino, soprattutto, come detto, da parte del nostro Cosimo Fini.

Il rap come religione

Effettivamente l’incidenza di Guè nella scena rap italiana per certi versi può essere paragonata a quella che ebbe Gesù nella storia della religione. Se la pensiamo come un ampio contesto all’interno del quale si sviluppano man mano diverse inclinazioni, la scena rap è simile alla religione e ai suoi diversi credo, tutti accomunati dalla fede come spinta motrice.

In questa prospettiva Guè è il capostipite del gangsta rap in Italia come Gesù lo è del Cristianesimo nel mondo. Si è sempre proposto come un Profeta delle strade, narratore diretto di quanto accadeva nelle piazze e nei vicoli di Milano. Carisma e persuasione sono caratteristiche che accomunano questi due personaggi, ma soprattutto, a prescindere dal credo religioso o dai gusti musicale, sull’esistenza di entrambi e sulla loro enorme influenza non si può discutere. Ultimo dato tutt’altro che banale che conferma la connessione tra i due è la condivisione del 25 dicembre come data di nascita.

“Sul microfono Guesù, su controlla il mio B-Day” (dal brano Pequeno del 2015)

Guè, un nuovo capitolo

GVESVS è il primo album dell’artista uscito sotto il nome di Guè. La rimozione di “Pequeno” era stata suggerita già da tempo da Jacopo Pesce, direttore di Island Records nonché suo grande amico, e alla fine Cosimo si è fatto convincere. Le origini di questo nome vanno ricercate in un personaggio del film City of God, Ze Pequeno, ragazzino di una favela di Rio che riesce a realizzare il suo sogno di diventare il più temuto criminale della città. Questo pseudonimo (il bambino in realtà si chiama Dadinho) gli viene dato da uno sciamano in una sorta di rito di iniziazione che viene ripreso nell’intro di Non Mi Crederai presente ne Il Ragazzo D’Oro del 2011, con Caneda che recita la parte dello stregone.

“Tu non parlare che io già lo so quello che tu chiedi
Tu chiedi il potere, tu chiedi quello, Guè
E io sono quello che ti dà il potere, io mi faccio tuo protettore
Ma non devi fornicare con l’amuleto
Perché se fornichi con l’amuleto tu muori
Da oggi non ti chiami più Guè, tu da oggi sei Guè Pequeno
Guè Pequeno cresce, Guè Pequeno cresce, Guè Pequeno cresce.”

Ebbene sì, Guè Pequeno cresce tanto che quel “piccolo” nel suo nome non serve più. Con questo disco si apre di fatto un nuovo capitolo dell’artista, un nuovo vangelo a cui affidare il racconto della sua esistenza.

GVESVS

Se i testi sacri sono le testimonianze attraverso le quali conosciamo la vita di Gesù e le sue gesta, allo stesso modo attraverso i dischi di Guè siamo in grado di ripercorrere non solo la sua carriera ma anche il suo vissuto. Dai testi di Mi Fist con i Club Dogo passando per i vari Faslife Mixtape fino agli ultimi album pubblicati in studio, le sue narrazioni sono sempre state vere, crude, dirette, senza filtri. Anche GVESVS si inserisce alla perfezione in questa schiera di lavori. La coerenza stilistica, del resto, è sempre stata la sua arma vincente e questo disco ne è la conferma. Per cominciare La G la U la E pt.2, prima traccia, ci riporta subito indietro al 2011, al suo disco di esordio contenente il primo capitolo di quella che a questo punto diventa a tutti gli effetti una piccola “saga” di due capitoli. Il brano è un’intro perfetta, una vera e propria sigla di apertura, e apre le danze come meglio non potrebbe.

Dentro, il disco presenta diverse facce. Blitz con Geolier e Daytona con Marracash, a cui si aggiunge anche Sponsor con dutchavelli, rappresentano la quota gangsta dell’album. Clamorose le produzioni, testi meno impegnati e carico di dopamina assicurato. Come sempre ha fatto poi, Guè nel disco lascia parlare molto la sua anima più sentimentale dando parecchio spazio all’amore. Piango sulla Lambo, Veleno e Senza Sogni sono le tracce cult da questo punto di vista nonché quelle con una maggiore impronta radiofonica, impreziosite anche dai featuring di Rose Villain ed Elisa (rispettivamente la prima e la terza citate).

La solitudine dei numeri primi

L’elemento che più di tutti impreziosisce questo lavoro però è la solitudine lamentata dall’artista che fa da collante in diversi pezzi e che emerge a volte anche contro la volontà dello stesso Guè.

“Dicono che diventi stronzo da famoso
Io lo ero già da prima, mo sono solo più solo”

In questo verso di Nessuno, Guè denuncia chiaramente l’altra faccia del successo, tante conoscenze e relazioni spesso superficiali che non solo non riempiono la tua persona, ma la svuotano. Anche qui il flashback al 2011, stavolta in Ultimi Giorni, è automatico:

“La ricerca della felicità
Io sognavo di spiccare il volo
Ora che volo è tutta mia la città
Ma non ha senso se volo da solo”

Questo sentimento accompagna il rapper da sempre, a dimostrazione di come anche quelli all’apparenza più forti nascondono delle “debolezze”, il vero coraggio sta nel non aver paura di mostrarle.

Fredda, Triste, Pericolosa è struggente, un flusso di coscienza in cui il rapper sfoga tutta la sua malinconia. “Forse la vita è solo una bugia” canta nel ritornello Franco 126, featuring azzeccatissimo per l’occasione. L’altra traccia che in parte si ricollega a questo filone è Futura Ex con Ernia. L’atmosfera è sicuramente più movimentata e meno cupa, ma tra le righe si legge una forte rassegnazione all’inconsistenza delle relazioni amorose. L’entusiasmo iniziale si tramuta sempre in abitudine e noia fino alla fine di tutto. “Tanto nasco solo, tanto muoio solo” recita infatti il ritornello.

Tanta, troppa carne al fuoco

Dopo aver passato in rassegna tutti i punti di forza di questo lavoro, veniamo alle note dolenti. Metabolizzato (più o meno) il fatto che in ciò che fa Guè sia sempre molto attento alle richieste del mercato e che abbia imparato a strizzare sempre di più l’occhio alla parte commerciale, riuscendo comunque a non snaturare troppo la sua vera essenza, alcune scelte potrebbero far storcere la bocca a qualcuno. Innanzitutto i 12 featuring complessivi nei 16 brani di cui è composto l’album sono eccessivi. C’è chi come Salmo ha scelto di non riportare, inizialmente, nemmeno nella tracklist i nomi degli artisti che hanno partecipato a FLOP e chi invece continua a puntare molto sull’hype che si genera attorno alle collaborazioni.

GVESVS inoltre è stato pubblicato a meno di un anno di distanza da Fastlife 4, mixtape uscito ad aprile, e la vicinanza stilistica tra i due prodotti in alcuni tratti si sente parecchio. In generale Guè è uno che non fa passare troppo tempo tra un’uscita e l’altra e ogni anno vuole lasciare una traccia di sé a livello discografico. Lo step finale per un rapper affermato come lui sarebbe la pubblicazione di un vero concept album, sulla falsa riga di quanto hanno fatto ultimamente i suoi amici e colleghi Salmo e Marracash con FLOP e NOI, LORO, GLI ALTRI.

Guè, il Messia del rap

Quello che resta indubbio e sul quale resta poco da discutere è il suo indispensabile contributo nel panorama rap italiano. L’autoincoronazione a Messia, Profeta o Dio del rap ci sta tutta e con GVESVS si sono semplicemente uniti tanti puntini sparsi qua e là nella sua discografia per affermare questo concetto una volta per tutte.

Guardami mentre cammino sull’asfalto
Moltiplico il cash
Trasformo l’acqua in champagne
E altre pagliacciate
Come faceva Gesù
Che non ha mai insegnato un cazzo a nessuno
Non ha mai salvato l’umanità
Cercava solo l’attenzione della folla
Proprio come me

(da Figlio di Dio, 2011)

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