Facciamo finta sia tutto Ok? “Ok un cazzo” è la risposta di Gazzelle

da | Recensioni album

Gazzelle torna con Ok un cazzo, il repack del suo ultimo album, contenente due nuovi brani: Meglio di prima e Brutta Nuvola. Flavio non ci risparmia nemmeno stavolta: altro lancio, altro pianto.

Dopo la pubblicazione di Ok a febbraio 2021 per Maciste Dischi/Artist First, ormai da settembre certificato disco di platino, Flavio Pardini – in arte Gazzelle – fa la mossa che chi lo conosce bene stava aspettando trepidante: il repack di Ok.
Dopo la versione deluxe di Superbattito, Megasuperbattito, e quella di Punk, Post Punk, non poteva che uscire Ok un cazzo, che, oltre a contenere i tredici pezzi che ci hanno accompagnato durante quest’anno di alti e bassi, ci regala due inediti dal sapore – guarda caso – malinconico.

La notizia dell’uscita è stata annunciata sul palco di X Factor, sul quale ha lanciato il singolo Fottuta Canzone, il suo lavoro più recente insieme a Tuttecose feat. Mara Sattei: gli antipasti perfetti per un repack perfetto.

Brutta Nuvola e Meglio di prima

Due sono i nuovissimi singoli facenti parte di Ok un cazzo: Brutta Nuvola e Meglio di prima.

Gazzelle ci ricorda che è ufficialmente arrivato l’inverno e tra piogge, acquazzoni, solitudine e freddo, sforna due hit struggenti da ascoltare davanti al camino, muniti di coperta e calice di vino.

I due pezzi sembrano descrivere lo stato d’animo del cantautore, come se siano collegati da un solo argomento centrale, che dal mio punto di vista è: essere entrato in un loop di pareri inerenti al passato che lo hanno costretto a “perderci più che guadagnarci“, ad “essere mangiato, piuttosto che mangiare“, come se ci sia sempre una Brutta Nuvola sul suo operato e sia impossibile fare Meglio di prima. A gravitare attorno quello che per me è il fine ultimo dei brani, c’è sempre quel riferimento – tipico della scrittura di Flavio – all’amore, alle esperienze di vita condivise con una persona x che contribuisce a rendere il “racconto” più leggero e alla portata degli ascoltatori, facendoli sentire meno soli, parte integrante di una condizione comune, il tutto condito con ritornelli da IG stories, dal minutaggio perfetto per essere condivisi e far circolare meglio la sua musica.

Una sorta di “amore-morale” di cui i più giovani sembrano non riuscire a farne a meno, una novella romantica su una base “sexy pop” – termine da lui coniato – riadattata ai giorni nostri.

TBT – anche basta?

Sembra sia trascorsa una vita da Superbattito, il disco d’esordio che ci ha fatto innamorare di Gazzelle ed invece, dalla sua uscita, son passati solo quattro anni. Sicuramente pochi se consideriamo il contributo e l’impatto del cantautore sulla scena italiana, icona di una generazione fortemente legata alla malinconia e all’ostentazione di essa.

Gazzelle non ne sbaglia una, mira al suo obiettivo e lo centra in pieno ogni volta.
C’è chi lo vorrebbe diverso, chi è nostalgico del passato e chi si gode ogni singola traccia senza troppe pretese. E’ tutta una questione di induzione emotiva, di vibrazioni, come ci ha insegnato la terza legge Ermetica. La musica di Gazzelle funziona perché conosce le esigenze della generazione attuale, ed è risaputo che “le vibrazioni di una certa frequenza attirano vibrazioni con frequenza uguale“, di cosa ci meravigliamo ancora?

Non resta che ascoltare i nuovi pezzi, consapevoli che gli “anni passano, passano, passano” ma non tutto rimane invariato. Gli artisti crescono, maturano, così come noi e le nostre scelte. Non è forse questo il bello della vita?

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