A caduta libera su nuvole di “Gommapiuma”: l’intervista a Giorgio Poi

da | Interviste

Una mattina qualunque in cui Milano (stranamente) si sveglia con la pioggia, Cromosomi varca le porte del mondo sereno e rassicurante di Giorgio Poi.

Lo abbiamo incontrato in occasione dell’uscita del nuovo disco disponibile da venerdì 3 dicembre per Bomba Dischi/Island Records. Si chiama Gommapiuma ed è il terzo album di inediti, concepito in un periodo in cui la specie umana si è trovata a fare i conti con la situazione surreale della pandemia. 

A differenza dei non pochi lavori discografici figli di questa parentesi storica, quello di Giorgio Poi è la sintesi del reale e della vita quotidiana, confinata all’interno delle mura domestiche, ma raccontata con estrema delicatezza attraverso immagini che si intersecano con la fantasia e con un viaggio interiore che tasta la dimensione onirica. 

L’essenza del disco e delle otto bellissime tracce è traducibile con l’unica parola scelta come titolo dell’album.

«La gommapiuma è un materiale utilissimo: attutisce i colpi, assorbe, protegge le cose fragili. La sua leggerezza è la sua forza. Ho scritto questo disco in un momento in cui alla mia fragilità si sommava quella della mia intera specie, e al mio peso quello del mondo in caduta libera. Se non sono andato in frantumi è anche grazie a queste canzoni.»

Dall’ascolto del disco mi è parso che uno dei temi che fa da link a tutti i brani sia quello del tempo, che sembra scaturire da ciascun brano in modo diverso: evidente in titoli come I Pomeriggi o Giorni Felici. In Bloody Mary ad un certo punto si fa riferimento alla noia, quindi al tempo che sembra non passare mai. In Supermercato trapela l’idea di un amore finito quindi di un tempo passato. Infine dalla title-track, strumentale, in cui l’elemento tempo di venta tangibile anche  in un brano di sola musica. Sbaglio o l’idea del tempo è effettivamente centrale nel disco?

Cavolo sì! Non consapevolmente, di sicuro, però effettivamente adesso che lo dici è una cosa sicuramente molto presente nel disco. Credo che l’idea del tempo sia nei nostri pensieri costantemente, ma questo credo valga per tutti, per me sicuramente. Il passato, il futuro, dove sono oggi, cosa sono oggi, cosa vorrei essere domani, cosa ho fatto. E’ impossibile non posizionare se stessi, la propria vita e quella delle persone a cui vogliamo bene, nel tempo. E’ proprio un elemento, in realtà, essenziale. Se non esistesse il tempo sarebbe tutto più complicato, ancora più complicato. 

Un disco scritto nel corso degli ultimi due anni in cui il mondo, per ovvi motivi, si è fermato. Dunque, un tempo che diventa sospeso, astratto, onirico. In Moai canti: “A chi vive in apnea aspettando che passi anche quest’alta marea”. Poi l’ultimo verso: “E la notte è finita.” Possiamo considerare Gommapiuma un disco che celi una speranza, un lieto fine?

Si io sono ottimista, mi sa, di natura. Ho uno spirito fiducioso. Penso sempre che ad un certo punto le cose si sistemeranno, se non vanno bene in quel momento o che si possa sempre fare qualcosa per provarci almeno a sistemarle. Quindi sì, c’è un lieto fine: “La notte è finita.” Quindi per me quel verso, alla fine del disco era la chiusura di tutto. C’è stato…è successo tutto quello che poteva succedere: mille difficoltà, mille dubbi, mille problemi, situazioni che hanno riguardato me, ma non soltanto me. Hanno riguardato tutto il mondo. Ciascuno di noi, credo, abbia provato questa sensazione di sconforto. Dunque “la notte è finita.” Ora non sembra ancora finita del tutto, però diciamo che una fase, speriamo ce la lasciamo alle spalle.

E’ stato il primo brano a cui hai lavorato!

Si.

Una lavorazione a più riprese! Come mai?

Perché inizialmente l’avevo fatto in un’altra forma, poi l’ho accantonato, dopo l’ho ripreso e alla fine mi sembrava in realtà avere un grande senso. Proprio come significato per me, nel chiudere il disco con questo pezzo: era il primo a cui avevo lavorato, e che poi sarebbe stato l’ultimo ad essere chiuso.

E che chiude il disco. 

Esatto! Che chiude il disco e che chiude anche un periodo, in realtà, perché quel pezzo lì l’ho finito a luglio del 2021. Arrivava l’estate, arrivavano i vaccini anche per quelli della mia età.

Dunque la lavorazione al disco ha coperto tutto quanto il periodo della chiusura o delle restrizioni…

Sì, allora, è un tema anche un pò controverso, però per me personalmente la fine di questo periodo coincide con il giorno in cui mi sono fatto il vaccino. Consideravo questo momento come una sorta di traguardo. Ho pensato: “Ok, adesso qualcosa probabilmente cambierà!” E quindi quel pezzo lì l’ho finito il giorno della mia seconda dose.

Simbolico.

Suoni il sax soprano nella traccia che da il titolo all’album e so che ti sei diplomato in chitarra jazz durante il tuo periodo londinese. Cosa ti ha spinto al passaggio da una formazione accademica al cantautorato italiano?

Allora, il mio percorso accademico, in realtà, l’ho sempre considerato un momento di passaggio perché il mio sogno è sempre stato quello di scrivere delle canzoni. Siccome non c’è un modo per prepararsi a scrivere canzoni…non è che si va all’università del cantautorato, non esiste quella cosa, quindi ho pensato: “tanto vale imparare la musica, capire come funziona, dotarsi di tutti gli strumenti necessari a svolgere quel ruolo!”

Quello del jazz mi sembra un mondo un pò elitario…

E’ un mondo dentro cui ci si può perdere anche se ci si entra con una certa intenzione, per esempio quella: “io voglio scrivere canzoni e voglio capire come funziona la musica e quindi il jazz è un ottimo strumento per fare quella cosa!” Però, nel momento in cui ci affondi le mani, ci puoi rimanere…cioè è un mondo talmente vasto, talmente complesso che tu ti puoi anche dimenticare il motivo per cui hai affondato le mani in quella matassa. Però, ecco, nel mio caso forse sono riuscito a non dimenticarmelo!

Il brano Bloody Mary ospita Elisa. Da cosa nasce questa collaborazione? Lei comunque sembra aperta nei confronti del nuovo cantautorato italiano, pensando anche alla collaborazione con Calcutta.

Si, è vero. C’eravamo sentiti nel 2019 attorno alla fine dell’anno, novembre 2019. C’eravamo accordati dicendoci quelle cose lì…“Proviamo a fare una cosa insieme, incontriamoci, vediamoci!” Abbiamo preso appuntamento per marzo 2020 (ride). Poi, è successo quello che è successo! Non siamo riusciti ad incontrarci, abbiamo posticipato aspettando che le cose si sistemassero. Nel frattempo ho pensato: “vabbè intanto inizio a scrivere un pezzo poi magari sarà per me, magari sarà per lei, magari lo cantiamo insieme…” e gliel’ho mandato e alla fine l’abbiamo cantato insieme! E’ piaciuto tanto anche a lei. 

E’ molto, molto bello.

Due le date nel 2022 per la presentazione del disco: Roma e Milano. Annuncerai a breve altre date?

Per il momento credo di no, saranno per adesso queste due e poi più in là ce ne saranno altre, sperando che tutto possa ripartire normalmente. 

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