Il viaggio di Nayt: “DOOM”

da | Nov 2, 2021 | Recensioni album

DOOM è l’ultimo lavoro di Nayt. Uno dei rapper più tecnici (e più forti) in Italia prosegue naturalmente i temi di MOOD, l’album precedente. L’arte nell’arte nella copertina di Nayt ispirata a La sepoltura della sardina di Goya. I temi dell’ultimo degrado, della grezza follia non coltivata, del primitivo istinto umano, sono tutti contenuti nelle […]

DOOM è l’ultimo lavoro di Nayt. Uno dei rapper più tecnici (e più forti) in Italia prosegue naturalmente i temi di MOOD, l’album precedente.

L’arte nell’arte nella copertina di Nayt ispirata a La sepoltura della sardina di Goya. I temi dell’ultimo degrado, della grezza follia non coltivata, del primitivo istinto umano, sono tutti contenuti nelle empatiche sfumature di DOOM.

Nayt è la tecnica per eccellenza, l’incastro perfetto. Questa volta, per riprendere la sua copertina, la pennellata vocale è più sporca, ma molto più empatica. I beat di 3D, Orang3 e Frenetik si intrecciano alla vita musicale di Nayt.

DOOM è paura, sogno, lotta e speranza tutto concentrato in una pomata di note leggere. È bene notare come non ci sia più, o almeno in parte, quel pugno di rime inserite in maniera perfetta ma poco utili ai fini del contenuto.

Il rapper ha bene in mente la dimensione artistica dell’album: suoni che sembrano provenienti da recondite parti di anima, voci che sibilano sentimenti, note cieche che sfondano i timpani.

Non so aprire le porte, tengo dentro
Il male che ho, me lo porto in ogni posto
Per toccare le corde di chi soffre
Devi toccare il fondo dov’è nero
Cerco di andare oltre, allungare la corsa
Superare la morte, evitarne la morsa

Il viaggio di DOOM è la linea di passaggio di idee, anche solo accennate, anche effimere, che però tutti abbiamo associato alla vita.

L’abilità del rapper, però, non è solo la grande selezione tematica e lirica, ma che quei temi associati a quei suoni si elevano: Nayt è, per la prima volta, solenne. In Da zero il suono e la voce sembrano provenire da un altro pianeta e, allo stesso tempo, il tema sembra essere scritto solo per questa terra.

L’antitesi tra suono e tema sembra una costante dell’album che, però, va verso una dimensione di unione. Nayt fa del suono e dei temi di DOOM lo stesso uso che Goya fece della luce: un utilizzo che pian piano concise con le tenebre e le insicurezze del pittore.  Se il Sonno della ragione genera mostri, l’ascolto di DOOM genera dubbi: il pubblico sarà abbastanza maturo da intendere la dimensione concettuale del rapper?

Ora che ho tanta gente vicino
Mi sembra poca quella di cui mi fido
Ho paura delle donne, dei serpenti e l’amore
Che poi alle volte sembrano uniti dallo stesso fil
o

In ultima battuta si veda come l’elevazione artistica di Nayt sia risultata importante ai fini del gusto lirico: nulla è scontato in DOOM, tutto è messo lì con un senso. Un lavoro che non tutti capirebbero, un album apparentemente che ha tanto da dire, ma che smuove da macro-concetti piccole sfumature di ragionamento, proprio come un dipinto.

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