Wrongonyou colora Officina Giovani con le policromie di SONO IO

da | #Cromosomiintour

Officina Giovani spegne i colori e le luci della sua giungla urbana per lasciarsi esplodere, in tutta la sua imprudenza e sincerità, sulle note di Sono Io Live: un connubio di policromie ed ecletticità capaci di regalare un suono anche al silenzio.

E’ Giovedì, e fidatevi che questo è uno di quei Giovedì, così Giovedì, che senza nemmeno averlo vissuto già ne senti il sapore in bocca. E’ uno di quei Giovedì carichi di urgenze emotive, di quelle sensazioni cristallizzate che odorano di cenere e parole rimaste in sospeso. E’ un Giovedì che ha bisogno di domande, di quelle giuste. Ma anche di riposte, di quelle sincere. Insomma è il classico Giovedì sera di fine estate, dove ti ritrovi in silenzio a frugare nella memoria, in fuga dal tempo, setacciando fra i ricordi le orme tracciate dalle ombre, di una Prato ormai avvolta da un torpore estivo vacillante, che cerca a tutti i costi, di restare in equilibrio, così, rimbalzando fra le pareti della memoria e Green Pass.

Anche la Giungla Urbana di Prato sembra suonare in simpatia con questo accordo, un po’ agrodolce e baritono, così restiamo in attesa. Intorno a me il paesaggio di teste ha spento il rumore per lasciare spazio ad un silenzio, talmente sordo, da far accelerare il battito cardiaco. Uno dei momenti che più mi affascina durante un concerto è proprio questo: quello che precede l’attesa, quello che, solitamente tende ad ingannare il silenzio con il rumore, per poi esplodere finalmente in un grido liberatorio al momento del suo inizio.

Stasera però, Prato pensa e si può sentire pensare. Stasera Prato è sincera, e quindi la mia osservazione diventa ancora più meticolosa.

A rimediare agli errori di calcolo di questo Giovedì ci ha pensato Wrongonyou. E’ bastata una chitarra guidata dai giusti accordi, per farci sputare il cuore fuori dal petto. Così, con la sfacciataggine di chi conosce bene quel vento tiepido di malinconia, ci guida in un viaggio tutto suo, per aiutarci ad osservare  con attenzione le minuziosità rimaste taciute dentro di noi. E’ al suono di Sono Io che, quel paesaggio in bianco e nero che mi circondava inizia a colorarsi. Ognuno con la sua identità, ognuno con la sua storia, ognuno con la sua verità taciuta.

Ad essere sincera stasera non è soltanto Prato, Wrongonyou accompagnato dalla sua fedele chitarra, spolvera il passato, ci fa viaggiare dentro agli antipodi della sua storia e ci consola con un Ambient introspettivo ma, con i piedi ancorati alla realtà

Foto di Martina Moscardi

Non c’è fretta nel suo spettacolo, ma soprattutto non c’è intenzionalità di volerlo condurre da solo. Il concerto si trasforma quindi, non più in uno spettacolo dove il pubblico resta ascoltatore, ma in un’esperienza dove, non mancano gli scambi di opinioni, ma soprattutto il coinvolgimento totale della platea.
Fra dibattiti, vecchi cimeli musicali e barzellette, arriviamo al vero scambio della serata. Come dicevo l’aria di Prato questa sera mette voglia di lasciare da una parte i proibizionismi della morale e così, come se fossimo ad una cena fra amici, Wrongonyou ci regala una sincerità inedita, che, viene accolta con il rispetto dell’equilibrio dove fino a poco prima navigavamo, quello del silenzio. Un silenzio che, trova forma in mille altri suoni, in mille altri perché, in mille altre scissioni.

 

Foto di Martina Moscardi

Un passo dopo l’altro, con le mani sollevate al cielo, gli occhi lucidi e le voci armonizzate arriviamo alla fine del concerto, uno dei momenti che più detesto in assoluto. Ci vuole una tempra d’acciaio per non chiedere un bis, e Prato questa, non l’ha mai avuta. Rispettosi sì, ma pur sempre esigenti. E quando si tratta di musica, non esistono regole, così Marco, nell’ecletticità che lo contraddistingue, inizia a regalarci più e più versioni del suo modo d’appartenere alla musica. Il concerto però, arriva veramente al termine, adesso, il banco di nebbia che circondava Officina Giovani sembra essere sparito. Il pubblico si scambia sorrisi sinceri, si abbraccia con gli occhi e si perde in fragorose risate, adesso sembra che l’ordine di quel Giovedì, quello così Giovedì, si sia capovolto.

Sarà che forse è passata la mezzanotte, ma preferisco confidare nel potere della musica.

 

Foto di Martina Moscardi

 

 

 

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