Liberato: “E TE VENG’ A PIGLIÀ” come un classico greco

da | Recensioni singoli

E TE VENG’ A PIGLIÀ è l’ultimo singolo di Liberato. Il cantante campano non si discosta dal suo mood e dalla sua aura di mistero non solo identitaria ma anche testuale. Lascia indizi per far trapelare le sue intenzioni, ma non è mai totalmente esplicito.

Già dalla copertina vi sono dei riferimenti al mondo classico. L’immancabile rosa, infatti, è un elemento letterario extra-testuale che rimanda al mondo greco. Era ornamento di tombe poiché donava l’immortalità nell’altra vita. Solo questo basterebbe ad introdurre il concetto di tempo in E TE VENG’ A PIGLIÀ. Non è tutto, ovviamente.

Sempre sulla copertina del brano, tra le lettere dell’acronimo del titolo, si notano due parole greche: Αἰών (aion) e Τύχη (tiche). Ovviamente Liberato è a conoscenza del fatto che ogni riferimento da lui inserito non può passare inosservato agli occhi (e alle orecchie) di un attento ascoltatore. Αἰών (aion) è il tempo soggettivo, empirico, eterno. Questo si contrappone a κρόνος (kronos) il tempo oggettivo, cronologico. Proprio nel brano ritroviamo dei chiari riferimenti a ciò.

Turnammo tutte fatte ca già songo ‘e seje
Staje sempe distratta, Madonna ‘e Pumpeje

Songo ‘e nove ‘a matina
Nun m’aizo ‘a terra
E passo nu quarto ‘e vita
Cercanno n’after

Liberato non si rende conto del trascorrere inesorabile del tempo. Dunque, il tempo è soggettivo, Αἰών è il concetto che più di tutti lega la copertina al testo.

Τύχη (tiche) è la sorte positiva, oltre che il nome di una dea del mondo classico.

La fortuna, la sorte, che molto spesso ritroviamo in fonti letterarie come arbitro al di sopra degli esseri umani. Menandro esprime questo concetto in maniera eccelsa affermando che è la fortuna a regolare la vita. Del destino come condizione da cui non si può sfuggire ne parla anche Sofocle e modelli e antieroi della Τύχη (tiche) vengono descritti da Tito Livio. Nella sua Ab Urbe Condita dipinge Annibale come profanatore poiché  non credeva nel destino e nel fato, mentre Scipione, il quale credeva nella Τύχη (tiche), viene descritto come il guerriero perfetto. Liberato, che ama far scervellare il suo pubblico, inserisce dei chiari riferimenti sulla fortuna in questo senso. Uno di questi versi è ripreso, probabilmente, dall’imortale Pino Daniele.

Si mo stongo allero, ‘a bona ciorta me tocca

La dimensione di fortuna in Campania è un culto. Non si tratta di semplice scaramanzia, ma quasi di religione parallela. Il fattore antropologico è fondamentale in Liberato e in E TE VENG’ A PIGLIÀ. Non si tratta di visione pregiudizievole, bensì positiva e concernente un determinato concetto ritraente un messaggio collettivo di vita. Un brano che, non a caso, è stato pubblicato il 9 Maggio, data che si potrebbe ribattezzare come Liberato-Day.

Come Apollo, nella tragedia euripidea Ione, tiene nascosto alla protagonista il fatto che lui sia suo padre, anche Liberato fa leva su un problema identitario. Un’onda perpetua nel tempo che culla il pubblico nella consapevolezza dell’arte e che lo fa sentire figlio di una dimensione superiore.

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