La Scossa che dà Spumante

da | Recensioni singoli

Scossa, un inno catartico volto allo scardinarsi dalle apnee asettiche e stereotipate dell’irrequietezza, per abbandonarsi ad un significato etimologico liberatorio e frizzante

Spumante, cantautore Aretino, ci aveva lasciati nelle complessità intime e fragili di E tu come stai?, un album intonso di domande che trovano assolvimento nel loro stesso porsi, per poi tornare con il suo nuovo singolo Scossa, a ricordarci che, per cogliere la necessità del rischio abbiamo bisogno di oltrepassarne il valico comunicatorio più complesso, quello che interseca le varie vie di fuga dentro di noi.

Scossa esplode nella mezzanotte del Sette Maggio e proprio con la prepotenza che segue ogni risveglio che si rispetti, s’insinua nelle cavità elettriche del nostro corpo illuminandone le stanze interiori d’energia e necessità, sensazioni che, a caro prezzo, i tempi vincolanti e limitatori d’oggi avevano un po’ offuscato.

Un singolo che scinde le sue radici fra dinamismo figurativo e giochi di contrasti introspettivi

Scossa scolpisce una metrica dinamica e irrequieta dove il tempo diventa per una volta prezioso e non più un calzante copricapo fatto d’attese e paure. Nel singolo si percepiscono le strade che hanno determinato il volgersi di questo viaggio mosso dal desiderio, dall’ interiore al reale fino al raccontarsi in un’alternanza terrena e surreale, fra quello che è lo scandirsi del tempo a quello dei passi sull’asfalto. Un richiamo alla natura, quella reale e disinteressata, complice delle proprie fragilità e complessità. La parte non contaminata dalle nozioni depotenzianti o catatoniche, quella che desidera ancora correre sotto al temporale con i piedi bagnati ed in testa le piume.

Il flusso s’aggroviglia in gomitoli di realtà, distinguendosi fra giochi di contrasti introspettivi e chiaroscuri andando a dare profondità ad una traccia che, volge una retorica coinvolgente e attuale all’altra parte di sé. Un bianco e nero che si dirama in frame d’opposti equilibrando la sua trama in un sonoro e deciso respiro, come a dire: Io vado.

Perché ho pensieri,

ho tre persone dentro me

che non decidono mai.

Perché ho problemi,

si, ho problemi con me

e non mi decido mai.

Il sapore dell’imprevisto che rinnova ed estende il significato di “giusto e sbagliato”

Quand’è che l’errore si trasforma in tale e cosa, poi, ne decide le sorti? Quali sono le sfumature che, dimostratesi alla luce, vengono considerate come difettate o fuori dalle linee massime? Insomma, dov’è scritto che errare è sbagliato?

Nel singolo, Spumante, ci toglie alcuni dubbi sul come anche i passi falsi siano pur sempre passi e che dovremmo continuare a compierli, poiché rischiare nell’imprevisto significa vivere. Al di là del risultato, fuori dalle gabbie del comune accordo con la giustizia, dovremmo imparare a mettere sui piatti della nostra bilancia il senso stesso dell’oltre per poterci concentrare sull’avanti. Perdersi un po’ nelle piaghe del disinnesco, dimenticando il ticchettio della parte cosciente che sa, che nel giro di pochi secondi, l’astratto potrebbe incendiarsi e scoppiare proprio nelle nostre mani. La cura al tempo è la necessità di volerlo aggredire, senza più aspettare che il semaforo scatti per ottenere una partenza ottimale.

Tiro una moneta per sorridere

sbaglio ogni mia mossa per riviverla,

Si lo so mi sono fatto uccidere

perché non sostenevo questa scossa

Quindi tirando le somme, per capirci un po’ meglio tutti quanti: Cosa mi ha insegnato questo singolo?

Almeno una volta nella vita, dovremmo imparare a perderci, a farlo sul serio.

A raccontare a voce alta quello che solitamente le nostre mille parti in contrasto sussurrano soltanto a noi. Dovremmo imparare a mordere la vita, ma soprattutto a rischiare: poiché è proprio nel rischio che si nasconde la nostra scossa.

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