Orango Tango: il beat pungente di Margherita Vicario

da | Recensioni singoli

Di stupore non si può parlare, di hit non lo so, ma di stile di sì. La Vicario ha dalla sua: coerenza, personalità (ma quanta ne ha?!), e vigore.

Il vigore nella musica è come il rigore al 92” di un derby che sembrava finire in pareggio.

Orango Tango è esattamente quella canzone che non piacerà mai a mio padre, ma a mia nipote sì. Tra la lista di cose che caratterizzano Margherita Vicario, infatti, aggiungerei anche il ritmo: quel giusto che conta per distinguersi dal cantautorato indie italiano. Ma è comunque quel ritmo che la distingue anche a dovere dal reggaeton, se proprio vogliamo citarne uno.

Orango Tango la balli, la rappi e la stoni pure, ed è per questo che diventa tua anche se a fine canzone ti chiederai, semmai tu fossi uno di quelli che se lo chiede, “ma di cosa parla ‘sta canzone?”

Consiglio: se sei uno di quelli che si interroga spesso sul senso di una canzone, qui non chiedertelo. Non perché non ci sia, semplicemente non credo sia il fine del brano.

Ciò nonostante, la Vicario è coerente perché in ogni brano aggiunge sempre quella punta di peperoncino che serve a rendere tutto il più piccante: non usa nessun riferimento sessuale eppure lo è. Se vogliamo dirla tutta, riferimenti ai big money stampati su glutei da strapazzo non ci sono mai nei suoi video e testi, e meno male.

Qui il piccante è dato da quelle dichiarazioni pungenti, e così intrise, di personalità che rendono il tutto appetitoso, senza alcun espediente se non la testa. La Vicario è un esempio non tanto dal punto di vista tecnico musicale, quando più per l’intrattenimento e l’immagine del mondo della musica.

Quando parla della Meloni e di De Luca con quei toni lì, fa veramente viaggiare.

Per cinquemila milioni mi tatuo Giorgia Meloni
Faccio un bel family day ma senza preti e massoni
Pieno di trans e di gay che cantano Oh Happy Day
Ci stai o no, o no, o no?

e ancora:

Vado ai quartieri spagnoli
A regalare milioni
Ne dò 50 a De Luca
Se si leva dai coglioni
Tengo qualcosa per me
Parto in vacanza con te
Ci stai o no, o no, o no?

Sì che ci stai, ci stai eccome. E ti spiego il perché:

La Vicario ti chiede di unirti contro le cazzate di una società corrotta da gente come la Meloni, come da tempo alcuni artisti ben piazzati sotto il mirino del mondo dell’audio visivo non fanno più. Che sia un uomo o una donna a farlo – e qui ci tengo a sottolineare come la distinzione di sesso non faccia davvero più testo e fortunatamente non conta davvero più – si vedono artisti rendersi appetibili e invitanti attraverso il loro corpo. La Vicario no, per niente.

E tutto ciò non dovrebbe sorprendermi, ma lo fa, perché ancora dobbiamo terminare il passo più lungo della gamba per smetterla di stupirci se una donna non vuole attirare con l’ostentazione del corpo. Ma questa è un’altra storia.

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