Vivo di Laszlo De Simone: un’esperienza innovativa, non un singolo

da | Recensioni singoli

Per l’innovazione in Vivo di Andrea Laszlo de Simone non è servito spingersi lontano con la fantasia: la vita vera è qui mostrata come vicina e tangibile.

Per comprendere Vivo, l’ultima opera di Andrea Laszlo De Simone, ho avvertito la necessità di affidarmi al mero significato di tre parole essenziali: canzone, vivo, neorealismo. Questo di oggi non è un singolo, lo dice lui stesso, e a me non piace definirla neanche “una canzone” senza che prima non mi appelli a cosa realmente significa “canzone”.

/can·zó·ne/

Una canzone è una composizione vocale scritta per una o più voci perlopiù con accompagnamento strumentale.

/vì·vo/

Dotato di vita. Che ha le funzioni caratteristiche della vita proprie degli organismi viventi.

Vivo di Laszlo è un componimento, dotato di vita, con accompagnamento strumentale e visivo, che stimola le funzioni caratteristiche proprie della vita degli organismi viventi.

/ne·o·re·a·lì·ṣmo/

Movimento filosofico tendente a rivalutare l’esistenza obiettiva del reale, soprattutto contro il soggettivismo della filosofia idealistica

Mi piace dunque chiamare quest’opera come una composizione accompagnata strumentalmente e visivamente e che a sua volta accompagna le funzioni proprie della (nostra) vita.

Laszlo è un compositore musicale e visivo che tende volutamente a rivalutare l’esistenza obiettiva del reale.

L’autore ha lanciato il sito vivo2021.tv poche ore prima del Capodanno, ed è rimasto aperto per sole dodici ore, ritornando ad essere attivo ora. Quello che si vive non ha eguali in passato, è un’idea non solo innovativa ma anche e soprattutto creativa, nel senso che crea letteralmente.

Il neorealismo in Laszlo

Ho introdotto la nozione di neorealismo perché con grande piacere posso finalmente parlare di un artista giovane e contemporaneo definendolo neorealista.

Laszlo ha un bagaglio concettuale che si arma di idee e di ideali e nel suo operato si vedono tutti. Non sono ideali che restano tali. Sono ideali reali, che abbracciano la realtà.
Nello scorso Immensità, l’EP simile ad un viaggio nel reale, aveva già evocato il neorealismo di cui sopra, parlando di passaggi ciclici che ci mettono in contatto con il significato della vita in maniera evocativa. In Vivo, fa la stessa cosa, ma in maniera più rapida e dritta al punto. Arrivare dritti al punto della comunicazione è cosa propria dell’atto neorealista che lo caratterizza.

Nei flussi di questa corrente, il neorealismo appunto, il soggetto si limita solitamente a riflettere la realtà. Qui, in Vivo, la realtà messa in luce è un mondo verticale, che corre in fretta, dove in fretta si muore. Ma anche di fretta si muore, nella corsa di una vita da assaporare tutta d’un fiato come uno shot al bar (se ancora ne ricordiamo il sapore).

Il tempo di una sigaretta

Stamane apro nuovamente il sito, nella mia stanza c’è un gran freddo, fuori, invece, il freddo si vede chiaramente. Il cielo è coperto di un bianco che mi lascia sempre la speranza di una nevicata vissuta dalla mia finestra romana, ma anche stamattina c’è solo un tempo incerto che non vuol piangere cristalli venuti giù a farmi compagnia. C’è Vivo però che, casualmente, nell’esatto momento in cui lo apro, mi mostra le immagini in diretta di un treno che viaggia tra i binari innevati di un paesaggio decisamente più bianco di quello fuori dalle mie mura. E improvvisamente avverto calore, quello che solitamente mi trasmette la bellezza di un viaggio, nonostante tutto ciò che in questo momento mi circonda sia freddo.

Lo so bene

La vita è breve e pure stretta

Ma la tua mente è una gran sarta

Che cuce in fretta

Il tempo di una sigaretta

Questo calore mi stringe ancora un po’, mi ricorda che è davvero così, che la mia mente è una gran sarta. E mentre guardo la mia sigaretta stretta a sua volta tra le dita, mi brucia la terra sotto i piedi, che non calpesto da un bel po’, da quando il mondo ci ha voluto fermare. Ci sono delle immagini bellissime sul mio schermo, sono le immagini di due foche che nuotano sfiorandosi, e ora la terra sotto i miei piedi brucia ancor di più. Non voglio perder altro tempo, cos’è questa voglia, più voglia di sempre di camminare, correre, calpestare ogni centimetro del mondo e vivere?

Io so cos’è, c’è Laszlo che proprio in questo momento, sulle note della pelle di due balene di fronte a me che si sfiorano, che canta:

Vi conviene

Cogliere il tempo che rimane

Prima che smetta di bruciare

Dentro al tuo cuore

Anche il più piccolo ideale

Che sta tremando di terrore

Ed io da questo autore, che vive di ideali come fossero suoi figli da approcciare al reale, proprio come quando mio papà mi portava a vedere quelle montagne troppo lontane dalla finestra di casa nostra, non smetterò mai di imparare la forza dei miei ideali. Che non voglio far bruciare di terrore: voglio vederli vivi e vogliosi di calpestare il mondo, sentire il reale sotto i piedi e forti di urlarmi “noi siamo vivi, insieme a te”.

Gli ideali, come i sentimenti, in Andrea Laszlo de Simone sono un lascito patrimoniale per chi resterà dopo di noi.

La realtà è una dimensione da cui prendere motivi per esser vivi, di fronte a un “mondo che è un tipo irrazionale”.

 

 

 

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