di Cristiana Dicembre
Wrongonyou, artista romano che ha avviato la sua carriera oltre oceano e ad oggi ha firmato per la Carosello Records, è una delle voci più calde in gara ad AmaSanremo per partecipare a Sanremo Giovani. Con lui sono venti i giovani a contendersi i dieci posti, che scopriremo nella finale di domani, giovedì 17 dicembre, direttamente su Rai1.
In occasione del nuovo brano Lezioni di volo con cui è attualmente in gara, ci ha raccontato di come Sanremo sia per lui più che un punto d’arrivo, un viaggio (e questo ci fa molto piacere).
“Per due anni ho girato il mondo grazie alla musica e ne sono grato. Sanremo è un altro viaggio.”
Sarà Sanremo una spinta per tirare fuori una nuova versione di Wrongonyou?
“Sì, infatti volevo farmi biondo.” Scherza, ma in realtà adesso ci aspettiamo di vederlo ossigenato. Ridendo e scherzando, con Lezioni di volo abbiamo ascoltato qualcosa a cui Marco Zitelli in questione non ci aveva per niente abituati. A partire dal testo in italiano, scelta che ci disorienta se pensiamo al successo della sua cara Killer. Con estrema umiltà dell’affermazione, Wrongonyou commenta così la sua decisione di non scrivere più (almeno per il momento) in inglese: “un italiano canta in inglese perché si vergogna”.
Sanremo sarà per lui un nuovo modo di conoscere cose, ma soprattutto di farsi conoscere dal pubblico italiano, come performer e artista che ha girato il mondo ed oggi è pronto a segnare il percorso della musica italiana.
Chissà se questa “riscoperta”, se così possiamo chiamarla, delle origini e dell’orgoglio nazionale è venuta ancor più fuori dopo la partecipazione con Gigi Proietti nel film “Il premio” diretto da Alessandro Gassmann.
“Gigi si è affezionato a me quasi come un nipote”
Chiedendogli di raccontarci della sua esperienza con il grande Gigi, Wrongonyou si è aperto come un fiume in piena. Si leggeva chiaramente nel labiale del suo racconto quanto abbia inciso nella vita artistica e personale la figura di un artista come Proietti.
Trovarmi dopo vari anni dalla perdita di mio nonno, a chiamare “nonno” proprio Gigi, per cui insieme condividevamo una grande passione, è stato come chiudere il cerchio. Perfino mia nonna l’ha conosciuto, e quello è stato un momento molto particolare. Gigi si è affezionato a me quasi come un nipote, mi ha dato tanti consigli e raccontato tante storie. Ha sempre rimarcato la sua teoria del non fare domande ai romani, “che quelli te rispondono subito”. Ricordo bene l’episodio del mio primo concerto a Roma dopo l’uscita del film, in cui chiesi al pubblico “Com’è?” e in un secondo arrivò la risposta “Ce lo devi dì te”. E lì ho capito bene cosa intendeva.
“Racconta le cose così come nascono prima che vengono intaccate”
Mi ha consigliato di essere semplice, di andare verso il primordiale. Quando un giorno mi ha chiesto di suonargli una canzone, mi ha detto “sei unico nel tuo genere”. Dopo aver finito di cantare, aprendo gli occhi e notai che la sua sigaretta nella mano era diventata interamente cenere. In quel momento della mia vita avevo dimenticato di tener conto sempre della semplicità, mi ha risvegliato.










